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Cronaca

Morte di Helenia, depositata la richiesta di Appello. "Uso del sonnifero trascurato dalle perizie. Si rifaccia il processo"

Dopo la sentenza di assoluzione nei confronti dell'automobilista che travolse l'auto della 29enne è stato depositato dal Procuratore di Arezzo Roberto Rossi un atto di Appello con cui chiede che il processo venga ripetuto

Il ricorso presso la Corte d'Appello è stato depositato. A siglarlo è stato il procuratore di Arezzo Roberto Rossi che chiede alla Corte fiorentina di riesaminare il caso della morte di Helenia Rapini. La 29enne educatrice cinofila perse la vita in un incidente stradale il 6 novembre del 2019. Accusato di omicidio stradale, l'uomo al volante dell'auto che la travolse è stato assolto lo scorso 11 gennaio dal gup Giulia Soldini. Nelle motivazioni il giudice aveva scritto che per l'allora 46enne non era "prevedibile (la perdita del controllo della vettura ndr), perché non sapeva di essere malato, non potendo quindi pretendersi atteggiamenti prudenti o diligenti". Ma proprio su questa patologia - la sindrome delle apnee ostruttive notturne, conosciuta come Osas - e sulle perizie che la attestano  - quella del tribunale e quella di parte - si addensano i dubbi della Procura. Tanto che nel ricorso in Appello Rossi parla di una sentenza "frutto di una inadeguata valutazione dei fatti e di una mancata considerazione di elementi di prova determinanti, indotta da gravi criticità nello svolgimento delle prove tecniche (perizia medico legale e consulente tecnico di parte) che hanno portato ad una decisione errata in punto di fatto".

Quali sarebbero questi elementi mancanti? Secondo la Procura, non sarebbe stato dato il giusto peso al fatto che l'uomo, a causa di un periodo di forte stress, stesse utilizzando un farmaco contro l'insonnia, il Delorazepam. Dalle analisi, eseguite dall'azienda ospedaliera di Careggi, il giorno stesso dell'incidente, ne sarebbe stata riscontrata la presenza "in concentrazione che viene definita come "ricompreso nel range considerato terapeutico". Ora tale farmaco è notoriamente prescritto per il trattamento di sindromi ansiose e di insonnia, e [...] si raccomanda particolare attenzione nel porsi alla guida di veicoli sotto l'effetto di tale farmaco, potendo esso provocare riduzione della prontezza di riflessi e sonnolenza". Tale farmaco non sarebbe stato menzionato nelle perizie e questo, secondo l'accusa avrebbe portato ad una "ricostruzione dei fatti viziata" e fuorviante.

Nell'atto d'appello quindi il pubblico ministero chiede che venga rinnovata l'istruttoria dibattimentale e di eseguire una nuova perizia per accertare se l'assunzione del farmaco "possa aver influito, ed in quale misura, sulle capacità di guida di un veicolo e sulla sua prontezza di riflessi e percezione del pericolo". In subordine chiede che venga riformata la sentenza riconoscento come causa della tragedia la compromissione delle capacità dovuta all'uso "volontario" del medicinale.

"L'atto di appello è stato proposto dal procuratore su impulso della famiglia della vittima - spiega il legale dei parenti, Francesco Valli - che pur non essendo parte civile nel procedimento di primo grado si è sempre adoperata con il deposito di memorie difensive, supportate anche dalla consulenza del professor Todisco, per evidenziare che la causa del sinistro sia da ricercare all'assunzione volontaria e consapevole da parte dell'imputato del sonnifero". 

La famiglia di Helenia ed il proprio legale hanno accolto con soddisfazione la notizia del ricorso: "Adesso confidiamo nella riforma di questa sentenza ingiusta e senza precedenti".

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