"Ciao babbo, ci vediamo a casa", poi scoppiò la bomba. Il ricordo di Roberto, aretino ucciso nella strage di Bologna

Oggi alle celebrazioni che si terranno in piazza Maggiore a Bologna (location scelta per la prima volta in virtù dell'emergenza sanitaria) Anghiari ci sarà con il suo gonfalone. Le indagini intanto portano ad Arezzo e Licio Gelli, ritenuto il "mandante finanziario"

Il suo corpo fu trovato accanto alla cabina telefonica che era di fronte alla stazione. Quel 2 agosto del 1980 Roberto Procelli, 21enne anghiarese di leva a Bologna, stava tornando a San Leo. Dalla caserma telefonò ai familiari annunciando un congedo tanto imprevisto quanto gradito: "Ciao babbo, ci vediamo a casa" disse. Poi alla stazione decise di chiamare di nuovo per comunicare l'orario di arrivo del treno. Entrò in un bar, ma i telefoni erano occupati. Allora raggiunse la cabina telefonica: ma non riuscì a contattare i genitori. Alle 10.25 la sua giovane vita fu stroncata, insieme a quella di altre 84 persone che quel giorno si trovavano alla stazione, dallo scoppio della bomba. 

Oggi, a 40 anni di distanza da uno dei giorni più drammatici vissuti dall'Italia intera, Anghiari lo ricorda e si stringe attorno ai suoi familiari. I genitori di Roberto, mamma Elda e babbo Rinaldo, sono morti da alcuni anni, senza sapere chi fossero i mandanti dell'attentato.  "Erano persone che vivevano questo grande dolore con estrema discrezione - ha raccontato in più occasioni il sindaco di Anghiari Alessandro Polcri -. Ricordo la loro grande dignità nell'affrontare quanto la sorte gli aveva riservato. Senza mai esprimere sentimenti di odio verso chi aveva messo quella bomba, ma con un grande desiderio di verità". 

Adesso che la verità su quei mandanti sembra essere sempre più vicina - tanto che la procura di Bologna ha indicato nomi e cognomi e tra questi c'è anche quello di Licio Gelli - solo due cugini di Roberto sono rimasti.  Uno di loro, Walter Farinelli, era coetaneo e oggi cerca in ogni modo di mantenere vivo il ricordo del giovane.

"Siamo cresciuti insieme, come fratelli - racconta -. Nel 1980 ero anche io ero di leva, ma in Friuli. Alcuni giorni prima di quel 2 agosto sentii Roberto, gli dissi che era fortunato, perché poteva tornare a casa nei fine settimana". La sorte però fu crudele: proprio quel permesso straordinario (Procelli era tornato a casa anche qualche giorno prima), gli costò la vita.  

Il giovane di Anghiari fu la prima vittima riconosciuta ufficialmente: al collo aveva la targhetta militare che ne permise l'identificazione.

Le celebrazioni

Oggi alle celebrazioni che si terranno in piazza Maggiore a Bologna (location scelta per la prima volta in virtù dell'emergenza sanitaria) Anghiari ci sarà con il suo gonfalone. Il Comune sarà rappresentato dall'assessore alla scuola e alle politiche sociali Angela Cimbolini. "Ogni volta è un'esperienza toccante - racconta - e come ogni volta attenderemo lo scoccare delle 10.25, ci sarà un minuto di silenzio e poi ascolteremo le parole del presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi". Parole sempre avvincenti, con le quali le famiglie chiedono risposte e chiedono che emerga la verità. Poi sui social (sulle pagine Facebook e Instagram dell’Assemblea legislativa e su www.cronacabianca.eu/tv) ogni mezz'ora si alterneranno artisti, scrittori, musicisti e cantanti, impegnati a tenere viva la memoria con un videomessaggio, un ricordo, un brano musicale, un appello o un monologo teatrale. 

Maratona social dei vip per celebrare l'anniversario della strage di Bologna 

Anche Anghiari celebrerà questo triste anniversario. Quest'anno con la consapevolezza che, forse, la verità suoi mandanti di questo terribile attentato è più vicina. 

"Alle ore 19 ci sarà una messa nella cappellina di San Leo - spiega Polcri - e poi una piccola commemorazione per ricordare Procelli. Per quest'anno le norme sul distanziamento e per contrastare il coronavirus non permettono altro". 

L'inchiesta giudiziaria

Intanto l'inchiesta della procura di Bologna va avanti e porta dritta ad Arezzo. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, tra i mandanti ci sarebbe stato proprio Licio Gelli. Il maestro venerabile della P2 avrebbe consegnato un milione di dollari ai Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) per l'esecuzione dell'attentato. Sarebbe stato lui quindi il "mandante finanziario". Quei soldi secondo l'ipotesi della procura sarebbero stati l'anticipo della ricompensa prevista (cinque milioni di dollari in tutto) sia per la strage sia per la successiva attività di depistaggio. 

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La riapertura delle indagini, che per certi versi ha sorpreso l'Italia, sarebbe legata alla scoperta di un filmato girato da un turista tedesco. Un Super 8 amatoriale nel quale sono stati immortalati volti di persone che potrebbero aver avuto un ruolo importante nell'attentato.

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