Cronaca

Innaffiava la marijuana per Walter, il giudice dice sì alla messa alla prova. La perizia: 25 chili nella serra

La misura prevede la sospensione del processo e lo svolgimento da parte dell'imputato di attività di pubblica utilità, seguendo uno specifico progetto

Il giudice ha detto sì alla messa alla prova. Per Marco, l'amico di Walter De Benedetto che fu sorpreso dai carabinieri ad innaffiare varie piantine di marijuana, non ci sarà una condanna. L'uomo svolgerà una attività di volontariato che dovrà essere valutata e concordata insieme al giudice. 

L'ordinanza è stata emessa questa mattina al tribunale di Arezzo al termine di una udienza nella quale è stato ascoltato anche un perito chiamato a deporre per chiarire due aspetti salienti dell'intera vicenda: ovvero qual era il principio attivo delle piante sequestrate e quanta sostanza avrebbero prodotto una volta arrivate a maturazione. E' emerso che le piante erano 25 chilogrammi e le infiorescenze 700 grammi. Una quantità effettivamente enorme. 

Il sequestro: venti chili di marijuana in una serra

Assistito dai legali Osvaldo Fratini e Cristiano Cazzavacca, il 42enne aveva spiegato durante l'interrogatorio perché si trovava in quella serra. I legali avevano chiesto di derubricare il reato, ma il pm si fosse opposto ritenendo il reato non lieve. 

Il giudice però ha ritenuto modalità e circostanze - ovvero il fatto che stesse solo innaffiando piante utilizzate per fini esclusivamente terapeutici - prevalenti rispetto all'incontrovertibile dato quantitativo. Ha tenuto conto della grave malattia che affligge Walter, del fatto che lo stesso De Benedetto ha spiegato come la sua malattia gli causasse dolori fortissimi che non potevano essere leniti solo con i quantitativi di marijuana terapeutica passati dalla Asl. E poi ha emesso l'ordinanza. 

La messa alla prova è una misura che prevede la sospensione del processo e lo svolgimento da parte dell'imputato di attività di pubblica utilità, seguendo uno specifico progetto. Al termine del periodo fissato, il giudice valuta in udienza l’esito della prova e, in caso positivo, dichiara l’estinzione del reato. Il programma potrà avere un tempo da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 24 mesi. 

Marco e i suoi legali hanno intenzione di proporre un periodo di volontariato presso l'Enpa, associazione per la protezione degli animali nella quale il 42enne sta già facendo attività di volontariato. 

La vicenda

Il sequestro delle piante (11 in tutto) risale ad inizio ottobre 2019. E' stato allora che i Carabinieri di Arezzo, in seguito ad una segnalazione, hanno fatto un blitz in una serra di Ripa di Olmo. All'interno trovarono il 42enne impegnato ad innaffiare e prendersi cura di piante di marijuana - alcune interrate ed altre ancora in vaso - in avanzata fase vegetativa. Complessivamente i militari sequestrarono 25 chili  tra piante verdi e delle infiorescenze in essiccazione. 

"Innaffiavo le piante per un amico malato: usa la marijuana come terapia"

Di fronte al giudice il 42enne spiegò che stava innaffiando le piante per l'amico che utilizzava la cannabis a scopo terapeutico e fu rimesso in libertà. Adesso sta affrontando il processo. Su di lui pende un'accusa di spaccio. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Innaffiava la marijuana per Walter, il giudice dice sì alla messa alla prova. La perizia: 25 chili nella serra

ArezzoNotizie è in caricamento