Alluvione in Veneto, bloccati i volontari della Racchetta. Il presidente della onlus: "Considerati di serie B perché lontani dalla politica"

Lo sfogo di Leonardo Tomassoli: "Cosa rispondere ai nostri 1800 volontari pronti a partire?"

C'è un popolo che ha bisogno d'aiuto in seguito ad un'alluvione. Ci sono volontari in partenza o già partiti dalla Toscana e dalla stessa Arezzo e poi ci sono altri volontari che raccontano di avere mezzi e competenze per poter essere d'aiuto ma che non sono stati interpellati. A raccontare la paradossale vicenda, che tocca anche Arezzo, è il presidente della onlus La Racchetta Leobardo Tomassoli. La onlus è molto presente nei casi di emergenza. I volontari aretini, insieme ai colleghi della Toscana, si sono prodigati sui più svariati fronti anche negli ultimissimi tempi. Eppure non sono stati presi in considerazione per raggiungere il Veneto.

La Regione Toscana, spiega La Racchetta, è stata attivata per portare soccorso dopo i danni subiti dalla popolazione del Veneto. Da subito è stato mobilitato il volontariato regionale, senza il quale la Regione non può dare una risposta efficace quanto immediata. Un primo scambio di telefonate tra il presidente Tomassoli dell'associazione, che fa parte della Colonna Mobile Regione Toscana, e i vertici della Protezione Civile regionale nel quale "La Racchetta" ha messo subito a disposizione mezzi pesanti e leggeri, motoseghe, generatori e volontari specializzati.

Dopo non ci sono stati più contatti e l'associazione - si legge in una nota - non è stata impiegata insieme alle altre della Colonna Mobile.

Da qui le perplessità del presidente Leonardo Tomassoli:

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"Eccoci qua, all'ennesima prova di un sistema che vuole essere cieco di fronte alla realtà . Un sistema in cui esistono associazioni di Protezione Civile di serie B, perché troppo lontane dalla politica e dai grandi schermi. Quindi mi chiedo: cosa devo rispondere ai 1800 volontari che rappresento quando mi chiedono perché non possono andare ad aiutare le persone colpite da questi ultimi eventi calamitosi? Perché siamo troppo concreti e di poca immagine? O forse, troppo reali e poco scenografici? La scusa "non siete abbastanza attrezzati", non regge più! Diciamo la verità: non è meritocrazia, ma bisogno di giustificare, scelte passate! Invece dovrebbe entrare nell'ideale comune la realtà dei fatti, in modo tale che chi può dar molto e nel modo giusto venga valorizzato e venga invece aiutato a crescere chi non ha capacità e possibilità di farlo. Per contro chi lavora male e persevera nel farlo, venga tolto dal svolgere quel ruolo. Perché questo non accade? Spero che questo sia uno spunto per tutti per riflettere... Perché qualsiasi volontario è utile indipendentemente dalla divisa che veste. Perché il volontariato non è Politica di partito, ma un bene comune."

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