Agricoltura aretina sotto assedio ungulati. L'allarme degli agricoltori

Danni e rabbia aumentano in modo esponenziale per la gravissima emergenza ungulati nella provincia di Arezzo: perché non bastava il maltempo e il crollo dei prezzi di produzione nelle nostre campagne ad esasperare gli imprenditori agricoli aretini...

Cinghiali1

Danni e rabbia aumentano in modo esponenziale per la gravissima emergenza ungulati nella provincia di Arezzo: perché non bastava il maltempo e il crollo dei prezzi di produzione nelle nostre campagne ad esasperare gli imprenditori agricoli aretini. Proseguono senza sosta le devastanti scorribande tra terreni coltivati e vigneti, seminando danni alle colture e mettendo a rischio la stabilità idrogeologica delle nostre campagne e la presenza dell’agricoltura nella nostra provincia.

È la denuncia di Coldiretti Arezzo di fronte alla crescita senza fine dei danni ‘da ungulati’ di fronte ai quali non sono stati fatti interventi per il contenimento della specie da parte delle istituzioni.

“Ormai siamo all’esasperazione – spiega Piero Serra, imprenditore agricolo che ha un’azienda con 40 ettari di cereali in Casentino – non bastava il maltempo e i prezzi ribassati, ora ci mancavano le sempre più frequenti scorrerie degli ungulati, in particolare i cinghiali, per cui le istituzioni non fanno più nulla, siamo soli”. E spiega ancora: “Ho dovuto recintare tutto, e mettere la corrente elettrica, soprattutto dove coltivo il grano Verna di alta qualità, ma cosi non è possibile andare avanti, i miei costi sono cresciuti tanto, mentre le rese e i prezzi si sono abbassati, siamo allo stremo”. “Non mi interessa più di tanto la questione rimborsi per i danni – spiega ancora l’agricoltore davvero provato – visto che poi sono anche sempre in ritardo e non certo adeguati. Vorrei però essere messo nella condizioni di coltivare in pace, come accadeva fino qualche anno fa, quando la densità degli animali selvatici era ancora ragionevole e sapevo di perdere un 4 o 5 per cento del raccolto, ma così non si va avanti, occorre assolutamente liberare le nostre campagne dal numero esorbitante di animali”.

E’ davvero gravissimo il problema degli ungulati, che stanno provocando danni economici importanti alla sua impresa agricola, anche per Stefano Fiorilli, viticoltore del Valdarno, alle prese con le scorribande dei caprioli, meno appariscenti forse, ma non certo meno dannose di quelle dei cinghiali. “I caprioli fanno danni gravissimi – spiega Fiorilli - perché di fatto bloccano i vigneti sul nascere, brucando direttamente i germogli appena piantati, non puoi raccogliere nulla!” La rabbia è davvero tanta: “Con i caprioli - spiega ancora - i recinti non sono utili, e noi, con costi enormi, stiamo provando a dissuaderli usando un concime biologico che ha una consistenza olfattiva e un gusto sgradevoli, sperando di fermare questo flagello: lo scorso anno non ho potuto raccogliere nulla, ho perso 600 quintali di uva, un danno di circa 50mila euro. E le istituzioni ci hanno lasciati soli”.

Grido d’allarme fortissimo anche dalla Valdichiana, dove Roberto Pomeranzi ha un’azienda di cereali, circa 40 ettari, ma gestisce anche un vigneto. Le problematiche sono le stesse di quelle sollevate dai suoi colleghi: “Redditi s rischio - spiega - per le incursioni dei cinghiali nel cereale e dei caprioli nei vigneti, ma il fatto più grave, proprio in riferimento ai cinghiali, è che, rispetto a prima, il numero è cresciuto moltissimo e poi sono diventati di fatto stanziali anche in aperta campagna, non si rifugiano più nei boschi”. Allora, insiste “servono recinti, elettrificazioni, costi enormi per redditi sempre più bassi”. Pomeranzi lancia anche l’allarme sicurezza stradale: “Al di là del problema agricolo, tutti noi abbiamo famiglia, e sulle nostre strade fino quasi alle città ormai è rischioso guidare dalla sera in poi, ci sono sempre più incidenti, la questione ormai è di ordine pubblico, ma sentiamo le istituzioni molto molto lontane”.

“Coldiretti ancora spera – spiega il presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo, Tulio Marcelli - che le istituzioni sblocchino questo stato di cose, ma non possiamo non evidenziare il grido d’allarme che viene dai nostri soci”. Gli agricoltori si sentono impotenti per le scorribande di cinghiali tra le colture. “Danni e rabbia aumentano in modo esponenziale”. In effetti, “con gruppi di cinghiali guidati da animali fino di oltre 150 chili di peso che arrivano oramai fino dentro le case, la sicurezza nelle aree rurali e periurbane - denuncia ancora Marcelli - è in pericolo: gli ungulati stanno invadendo campi coltivati, ma anche centri abitati e strade dove rappresentano un grave pericolo per le persone e le cose. Non è più solo una questione di risarcimenti dei danni ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone e della vita nelle campagne”.

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Per tutto questo Coldiretti Arezzo è da sempre “in prima fila nella battaglia che intende consentire di ripristinare un corretto assetto faunistico ambientale – spiega il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi - che permetta alle nostre imprese di lavorare nel massimo grado di sicurezza possibile e senza subire continue devastazioni da parte degli animali selvatici in sovrannumero. Non va dimenticato infatti, che oltre alla questione cinghiali e caprioli, si registrano danni anche da parte degli uccelli, piccioni e storni in particolare che si cibano dei semi appena piantati”. “Noi siamo impegnati a favore delle imprese agricole senza risparmio – conclude Rossi - ed è assolutamente necessario individuare un diverso approccio perché quello portato avanti fino ad oggi è insufficiente e non proporzionato alla dimensione di una problematica che ha effetti devastanti sul reddito agricolo non riuscendo più a giustificare gli sforzi e gli investimenti delle nostre imprese esasperate da questa situazione di abbandono da parte delle istituzioni”.

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