Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Aggredì con l’alcol la compagna e le diede fuoco: processo da rifare. L'uomo accusato di omicidio volontario

Il processo di secondo grado dovrà essere celebrato nuovamente. La Cassazione si è pronunciata quest'oggi: Gueran Bunomi, l'uomo che aggredì e diede fuoco alla compagna Maria Marin, dovrà essere nuovamente giudicato a Firenze, per omicidio...

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Il processo di secondo grado dovrà essere celebrato nuovamente. La Cassazione si è pronunciata quest'oggi: Gueran Bunomi, l'uomo che aggredì e diede fuoco alla compagna Maria Marin, dovrà essere nuovamente giudicato a Firenze, per omicidio volontario e non più per omicidio preterintenzionale. La Corte ha accolto le richieste dell'avvocato di parte civile, il legale Domenico Nucci che rappresenta il figlio della donna.

Bunomi fu condannato in primo grado presso il tribunale di Arezzo a 14 anni per omicidio volontario (il rito abbreviato permise lo sconto di un terzo della pena). In appello, di fronte alla Corte di Firenze, il reato fu derubricato a omicidio preterintenzionale con una condanna a 10 anni di reclusione. Ma la Cassazione dietro a quella mezza bottiglietta di alcol versata sulla donna ha intravisto la volontà di togliere la vita e non solo quella di ferire.

E, nonostante la richiesta opposta del Pm, la Cassazione ha annullato la derubricazione del reato rimandando tutto alla Corte d'Assise di Firenze. Il processo di secondo grado dovrà quindi essere ripetuto in un'altra sezione.

L'aggressione e la morte di Maria

La vicenda risale al settembre 2014. Era pomeriggio e dopo un diverbio, avvenuto nella zona di via Duccio di Buoninsegna, il compagno della donna, Gueran Bunomi, le spruzzò addosso dell'alcol e le diede fuoco. In pochissimi secondi le fiamme avvolsero la donna, la quale scappò in cerca di aiuto. Corse fino al bar "Capolinea", di viale Mecenate e qui trovò il titolare che le prestò immediatamente soccorso: le versò addosso dell'acqua e chiamò subito il 118. Le condizioni della donna apparsero subito gravi e dopo le primissime cure fu trasferita ad un centro specializzato di Genova.

Il compagno fu rintracciato in breve tempo dai carabinieri: nella baracca dove vivevano i carabinieri trovarono due bottiglie di alcol, una piena, l'altra a metà. Proprio questa risultò essere stata utilizzata contro la donna.

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