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A processo per ammanchi nei fondi dei carcerati: agenti di polizia penitenziaria assolti. Cisl: "Mero errore contabile"

La vicenda risale al 2016 quando i due poliziotti si trovano a sostituire la ragioniera e lavorarono in una situazione di difficoltà

Erano finiti a processo con l'accusa di aver sottratto soldi che si erano trovati ad amministrare per dei detenuti. Hanno rischiato una pena pesante e il posto di lavoro. Ma al termine del procedimento sono stati assolti perché "il fatto non sussiste" e la stessa pm che sosteneva l'accusa, Chiara Pistolesi, ne aveva chiesto l'assoluzione per "mancata evidenza dei fatti". 

L'insolito caso risale al 2016 ed ha per protagonisti due agenti di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere San Benedetto di Arezzo. I due, in seguito ad una assenza per malattia della ragioniera di cassa, la sostituirono per alcuni mesi. Nello specifico, si occuparono dei conti dal giugno all'ottobre di quell'anno. Putroppo però - come ha sostenuto la difesa in aula - non ne avevano le competenze e si trovarono senza il supporto tecnico necessario. Ne conseguì un errore nei calcoli che fece solo formalmente sparire 5 mila euro. Il direttore del carcere, accortosi dell'ammanco, sporse denuncia e i due finiro a processo per peculato, falso peculato e appropriazione indebita. 

Durante il processo di fronte al collegio presieduto da Giovanni Fruganti, sono stati ascoltati numerosi testimoni. Il quadro che ne è emerso è quello di una situazione di difficoltà dei due agenti, alle prese con compiti per i quali non erano preparati: a questo sarebbe da addebitare l'errore che di fatto non si concrettizzò con un ammanco reale di soldi in cassa. E gli stessi detenuti non hanno mai lamentato ammanchi dal loro fondo. 

“Giustizia è stata fatta. Mai avevamo dubitato sull’onesta dei nostri colleghi e né sull’operato della giustizia nell’accertamento della verità. Dopo quattro anni il Tribunale di Arezzo gli dà ragione, ma non toglierà loro la sofferenza e la denigrazione che hanno subito oltre alle spese che hanno dovuto sostenere per difendersi da accuse a dir poco “infamanti””. Questo il commento di Alfonso Galeota responsabile della Fns Cisl di Arezzo, all’indomani dell’assoluzione dei due colleghi della Polizia penitenziaria.

“Il nostro lavoro - prosegue Galeota - richiede molta responsabilità e, ognuno di noi, nonostante le continue pressioni, e qui voglio ricordare la cronica carenza di personale che si trascina da anni nonostante le reiterate denunce di una situazione al limite, tutti gli agenti che vi prestano servizio lo fanno con alto senso del dovere e professionalità e, sempre più spesso capita, di fare di più di quello che è dovuto, ma sappiamo di fare qualcosa di importante per la società. 

La vicenda dei due colleghi è lo specchio fedele di questa situazione. Dalla ricostruzione dei fatti è emersa l’estrema difficoltà nella quale i due agenti di Polizia penitenziaria avevano dovuto operare ed il presumibile errore contabile nel quale erano caduti, senza tuttavia che mancassero soldi in cassa venendo rimossi dal loro posto di servizio in via cautelare, con tutte le mortificazioni del caso". 

A questo punto, si domanda la CISL, se vi sono le condizioni che i lavoratori vengano reintegrati, cosa che un’Amministrazione dello Stato coerente dovrebbe non solo valutare. La sentenza di pieno proscioglimento e la fine di un incubo, ma voglio rimarcare che il personale tutto della Casa circondariale di via Garibaldi non può continuare a sostenere un carico di lavoro usurante così come sta acced

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