Agenti aggrediti a Campo di Marte. Il sindacato: "Basta, non siamo tutelati"

Il segretario provinciale del Sulpl interviene dopo l'ultima aggressione, la terza in poche settimane, che ha visto come protagonisti operatori delle forze dell'ordine

Immagine di repertorio

Ancora un’aggressione a danno di agenti della polizia municipale e di Stato. È stato durante l’ultimo blitz delle forze dell’ordine nell’area di Campo di Marte, avvenuto lo scorso venerdì 31 luglio, che un cittadino di nazionalità gambiana ha spintonato violentemente un poliziotto e poi, cercando di raggiungere via Masaccio, si è avventato contro due agenti della municipale che, al momento dell’accaduto, si trovavano in sella alle moto nel tentativo di sbarrargli la strada. Il fuggitivo gli si è scagliato contro riuscendo a fargli perdere l’equilibrio e rovinare a terra. Un tentativo disperato di eludere i controlli che si è concluso pochi minuti dopo con l’arresto dell’uomo. 

È questo l’epilogo dell’ennesima operazione, inserita nel programma di controlli interforze, volta al presidio della zona Pionta-Campo di Marte da sempre al centro della cronaca locale per numerosi episodi di violenza e micro criminalità. Il bilancio però non è di poco conto: tre agenti aggrediti e un arresto. Uno scenario che non ha tardato a suscitare la preoccupazione dei rappresentanti dei lavoratori che, nell’ultimo periodo si sono trovati di fronte ad un crescendo di episodi simili a questo. Dalle sassate lanciate contro alcuni agenti fino ai pugni sferrati in pieno volto per poi arrivare, da ultimo, a rocambolesche fughe.

“Siamo di nuovo a denunciare l'ennesima aggressione subita da agenti di Polizia Locale, e questa volta, per fortuna senza conseguenze - spiega il segretario provinciale Sulpl, nonché agente della municipale aretina, Davide Frondaroli - Siamo di fronte ad un escalation di aggressioni molto preoccupante, dove le persone controllate iniziano a ribellarsi, forti, probabilmente, del fatto che le espulsioni sono ormai un lungo miraggio così come le carcerazioni. Lo Stato non tutela chi porta una divisa, la dimostrazione sta anche nel fatto che ha bloccato la sperimentazione del taser, usato in tutto il mondo ma in Italia hanno riscontrato dei "difetti". Per non parlare poi del fatto che la polizia locale italiana si trova a lavorare con un normale contratto di pubblico impiego e con una legge di riforma ferma al 1986. Adesso siamo veramente stanchi. Il nostro corpo ha bisogno di investimenti seri, risorse e dotazioni adeguate alla situazione, non di spot elettorali. Siamo sempre in prima linea e ci aspettiamo un riconoscimento proporzionato al lavoro che facciamo. Il trend a livello nazionale è in crescita e questo desta molta preoccupazione tra gli operatori del comparto sicurezza ma evidentemente poca a livello politico. Questo è il mio sfogo in qualità sia di segretario provinciale del Sulpl, il primo sindacato di categoria a tutela degli operatori, ma anche di semplice agente che vive la strada tutti i giorni”.

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