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Il finanziamento di Banca Etruria per lo yacht fantasma. Lunga udienza per la bancarotta

Nuova udienza del processo Banca Etruria per bancarotta, nel quale sono imputati 25 nomi eccellenti dei vecchi cda dell’istituto bancario aretino. Ieri nella Vela del tribunale di Arezzo si è approfondito il caso del mega Yacht Etruria, quel mostro incompiuto, arrugginito in cantiere a Civitavecchia e mai varato. 

Soldi, tanti soldi aretini sono finiti in quell’affare andato male.

Dall’udienza è emerso, da un lato 80 milioni delle banche e in primis della capofila Bpel finirono nei paradisi fiscali, dall’altro lato l’aspetto che il mega finanziamento avesse seguito procedure corrette.

 Secondo gli avvocati degli imputati, i loro assistiti non potevano sapere che si sarebbe maturata una perdita di 25milioni per Banca Etruria e nemmeno che ci fossero conti nascosti all’estero. Intorno a questi aspetti si sono concentrate le testimonianze del maresciallo della finanza romana che aveva indagato sul crac della Privilege, la società costruttrice dello yacht, il professore universitario che verificava lo stato di avanzamento del cantiere per conto dei curatori fallimentari e Carlo Maggiore, dirigente della Bpel di via Calamandrei. 

Il processo aretino, in questo intreccio che passa dai paradisi fiscali fini agli uffici della sede legale dell’Etruria, dovrà chiarire se i vertici della banca furono imprudenti a fidarsi della società di La Via oppure no.

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