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Franco Caridi, ex segretario comunale di Arezzo

Franco Caridi, ex segretario comunale di Arezzo

Coingas, interrogata la legale che si pronunciò su Macrì. Caridi conferma alla Digos: "Pressioni per cacciarmi"

Il fascicolo dell'inchiesta sulle partecipate del Comune di Arezzo si arricchisce ulteriormente, mentre si avvicina la data dell'udienza preliminare, fissata il prossimo 23 marzo

Si arricchisce di ulteriori due contributi il già voluminoso fascicolo dell'inchiesta della Procura di Arezzo sulle partecipate del Comune generata dalla scandalo Coingas (si avvicina l'udienza preliminare del 23 marzo) che vede al momento indagati a vario titolo, tra gli altri, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli e il presidente di Estra Francesco Macrì. Altre due informative della Digos, la Direzione investigazioni generali operazioni speciali della questura aretina, finiscono tra gli atti del procuratore Roberto Rossi: una riferisce dell'ulteriore materiale prodotto dall'ormai ex segretario generale del Comune di Arezzo Franco Caridi a sostegno delle accuse mosse nei confronti di Fratelli d'Italia (in particolare di Francesco Macrì) che l'avrebbe voluto lontano dall'amministrazione aretina. L'altra parla dell'interrogatorio dell'avvocato torinese Simona Rostagno, a proposito del suo parere legale sulla nomina di Francesco Macrì in Estra. Nomina che, secondo le accuse, sarebbe avvenuta con una forzatura.

Il caso Caridi-Lucacci

L'ulteriore contributo di Caridi, segretario comunale di Arezzo non rinnovato e finito alla Provincia di Ascoli, arriva per sostanziare il fatto che, secondo lui, la mancata fiducia nella sua figura da parte dell'amministrazione sarebbe legata forse allo scandalo Coingas. Caridi aveva già riferito esplicitamente che "Giovanna Carlettini (attuale assessore del Comune di Arezzo in quota FdI) aveva chiesto la mia rimozione in conseguenza delle mie dichiarazioni sulla incompatibilità di Francesco Macrì ad essere nominato presidente di Estra". A seguito della pubblicazione delle dichiarazioni rese da Caridi, il coordinatore provinciale di FdI Francesco Lucacci aveva affidato alla stampa un comunicato con il quale smentiva la presunta richiesta di Fratelli d'Italia e di Macrì di non rinnovare l'incarico a Caridi. Minacciando anche querele. Caridi ha fornito agli inquirenti gli screenshot di una conversazione whataspp fatta con una persona a lui vicina, a proposito della vicenda: "Macrì ha chiesto che io non venissi riconfermato per il mio parere alla Procura... Ghinelli ha resistito ma io non mi fido". Alla Digos Caridi ha anche detto che nel messaggio non si parla di Carlettini, perché considerata solo "ambasciatrice" dello stesso Macrì. Caridi inoltre sostiene di aver riferito ad altri funzionari comunali di Arezzo della conversazione avuta con il sindaco Ghinelli e l'assessore Merelli, nel corso della quale sarebbe emersa le richiesta di non rinnovo da parte di Giovanna Carlettini. Caridi si è reso anche disponibile a produrre una memoria per smentire le motivazioni - a suo dire risibili - fornite dal sindaco Ghinelli per motivare l'allontanamento del funzionario da Arezzo.

Il parere legale sulla compatibilità di Macrì in Estra

C'è poi un voluminoso contributo, con le dichiarazioni alla Digos rese dall'avvocato Rostagno circa il contatto avuto con il Comune di Arezzo per esprimere un parere legale sulla nomina di Macrì in Estra. Rostagno era stata contattata perché ritenuta esperta in materia, avendo già prodotto un parere del genere (di compatibilità) in un caso simile. Secondo l'accusa Macrì, consigliere comunale all'epoca della nomina, sarebbe stato invece incompatibile per la legge Severino. L'informativa alla Procura spiega come il contatto tra Rostagno e Macrì (30 maggio 2016), per avere il parere legale, fosse avvenuto ben prima della riunione a Firenze (8 giugno) in cui i vertici regionali di FdI dicevano a Ghinelli che Macrì avrebbe accettato un ruolo non politico (ed esempio, la presidenza di Estra) visto che Ghinelli non avrebbe voluto Macrì né in giunta né in Consiglio, perché ingombrante. Secondo la ricostruzione, l'avvocato Rostagno non avrebbe inizialmente nemmeno compreso per chi fosse stato richiesto il parere, solo successivamente avrebbe capito che riguardava proprio Macrì. Nell'informativa, corroborata dal corposo scambio di mail, si ripercorrono le tappe di quel parere. E si racconta che, nonostante il "sì" di Rostagno, ci fosse ancora qualche "problemino" irrisolto, legato alle deleghe che Macrì sarebbe andato ad assumere (di cui Rostagno sarebbe stata inizialmente all'oscuro), che non sarebbero state coperte dal parere positivo del legale torinese. Una circostanza che avrebbe messo in apprensione - come dimostrerebbero le mail - l'ufficio legale del Comune di Arezzo.

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