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Un immagine di Francesco Macrì eletto consigliere comunale dalla lista di Fdi nel 2015. Da lì a poco per lui arrivò la nomina a presidente di Estra. Determinante fu il parere di un'avvocatessa di Torino che escludeva problemi di incompatibilità

Un immagine di Francesco Macrì eletto consigliere comunale dalla lista di Fdi nel 2015. Da lì a poco per lui arrivò la nomina a presidente di Estra. Determinante fu il parere di un'avvocatessa di Torino che escludeva problemi di incompatibilità

L'estate 2016 e l'arrivo di Macrì a Estra. Il parere Rostagno e le motivazioni opposte di Caridi

Poteva quindi il consigliere comunale Macrì dimettersi e prendere l'incarico di presidente di Estra? Sì ha detto qualcuno, no ha ribadito qualcun altro

All'interno della maxi inchiesta che ha portato avanti la Procura di Arezzo con il braccio operativo della Digos della questura aretina, molte carte sono state prodotte circa la nomina di Francesco Macrì alla presidenza di Estra. Nel 2015 era stato eletto in consiglio comunale con Fdi, faceva parte della maggioranza che aveva portato alla vittoria di Alessandro Ghinelli come sindaco. 

Complici anche alcune frizioni interne per lui si delineò la possibilità di ambire al prestigioso incarico di presidente della multitulity dell'energia Estra che riuniva le aziende e i Comuni soci di Arezzo, Siena e Prato. Ma c'era un ostacolo da superare perché la Legge Severino e in praticolare il decreto attuativo n.39 del 2013  aveva dato "Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico," con l'obbiettivo di fare prevenzione e repressione del fenomeno della corruzione. Poteva quindi il consigliere comunale Macrì dimettersi e prendere l'incarico di presidente di Estra? Sì ha detto qualcuno, no ha ribadito qualcun altro. La nomina effettivamente arrivò dopo che Coingas ottenne un parere legale. Le date riportate nell'informativa della Digos, dopo aver sentito le sommarie informazioni della stessa avvocatessa, aiutano a ricostruire la vicenda.

E' il 30 maggio del 2016 quando Francesco Macrì contatta via mail Simona Rostagno del foro di Torino. Sarebbe stata individuata dall'assessore Albero Merelli attraverso una ricerca online perché si sarebbe già occupata di un caso simile. Con tono formale, che conferma la non conoscenza tra Macrì e la Rostagno, il leader aretino di Fdi chiede di poter formulare un parere sul caso di un consigliere comunale che fosse nominato presidente di un'azienda con le caratteristiche di Estra, cioé ente di diritto privato sotto controllo pubblico.

Il 3 giugno da Torino arriva a Macrì per email un parere preliminare che viene sottoposto a Merelli e all'allora segretario generale Diego Foderini. E mentre questa missiva circola già tra le stanze e le scrivanie di Palazzo Cavallo arriva il 6 giugno. A Firenze si riunisce il sindaco Ghinelli con l'allora segretario regionale del partito di Giorgia Meloni, Giovanni Donzelli, che per Macrì non chiede un assessorato ad Arezzo, andrebbe bene anche un incarico non politico.

Intanto continuano i contatti tra gli avvocati, Rostagno a Torino e Pasquini per il Comune di Arezzo, perché il parere diventi più approfondito e possa essere fornito all'assemblea dei soci di Coingas che avrebbero dovuto votare per il prossimo presidente di Estra. L'11 luglio il parere viene spedito dalla Rostagno al Pasquini e in ogni interlocuzione Macrì viene inserito sempre in copia. Poi interviene anche il presidente di Estra Sergio Staderini. Soltanto il 27 luglio il sindaco informò i simpatizzanti della lista OraGhinelli delle indicazioni avute dal regionale di Fdi. Si arriva al 15 di agosto giorno in cui, ufficialmente Staderini fa partire la mail da Coingas affinché l'avvocato Rostagno prepari il parere sulla nomina di Macrì a Estra. La risposta, con il parere già noto, arriva tre giorni dopo da Torino. 
Nell'informativa Digos dell'inchiesta Coingas si racconta poi che nonostante il "sì" di Rostagno, ci fosse ancora qualche "problemino" irrisolto, legato alle deleghe operative che Macrì sarebbe andato ad assumere (di cui Rostagno sarebbe stata inizialmente all'oscuro), che non sarebbero state coperte dal parere positivo del legale torinese. Una circostanza che avrebbe messo in apprensione - come dimostrerebbero le mail - l'ufficio legale del Comune di Arezzo.

Nonostante tutto, arriva il giorno della nomina: il 23 agosto 2016 si riunisce l'assemblea dei Coingas dove i comuni riferibili al centro destra (Arezzo, Castiglion Fiorentino, Anghiari, Subbiano e Monterchi) votano a favore raggiungendo il 52% delle quote, contro il 40% di astensioni e nessun voto contrario.

In merito a tutto questo, l'8 gennaio 2020, la Digos ha sentito il segretario generale del Comune di Arezzo Franco Caridi, non tanto come persona che aveva preso parte al percorso di nomina (arrivò ad Arezzo a inizio 2017), ma per la competenza in materia. Caridi in quella occasione ha espresso il suo parere, di segno opposto a quello dell'avvocato Rostagno: "I punti da me sopra analizzati - spiega alla Digos Caridi - sono gli stessi che emergono dal parere del citato avvocato, ma le conclusioni cui perviene l'avvocato Rostagno sono tutte opposte da quelle descritte da me con riferimento ai pareri dell'Anac (autorità nazionale anti corruzione) che non è un organo cosultivo, ma un organo dotato di poteri accertativi e di dichiarazione di nullità in caso di inconferibilità."

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