Tartufi, risposta a Lucia De Robertis e al presidente Moroni

Dall'associazione Tartufai Senesi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie

Desideriamo rispondere alle dichiarazioni di Lucia De Robertis, candidata PD al consiglio regionale della Toscana, per spiegare ancora una volta qual è la posizione dell’Associazione Tartufai Senesi, con sede a San Giovanni d’Asso nel comune di Montalcino (Siena), in materia di tartufaie controllate e, soprattutto, perché difendiamo questa posizione. Premettiamo che capiamo il suo tono visto che è in campagna elettorale ma la nostra esperienza quarantennale ci ha dimostrato che il lavoro di manutenzione e miglioramento delle tartufaie hanno fatto si che queste siano rimaste produttive, il resto sono fesserie. Difendere la libera ricerca vuol dire promuovere l’abbandono ed il conseguente degrado della campagna. Ci teniamo anche a spiegare che non esistono torrenti o fossi demaniali chiusi da tabelle per la raccolta riservata di tartufi poiché non è possibile che tale cosa sia stata autorizzata dai Comuni e dalla Regione. Per quanto riguarda i fossi rientranti nel reticolo idrografico la loro demanialità dipende dalla quantità, dalla presenza e dalla portata di acqua nel ciclo dei 365 giorni dell’anno. I terreni di questi fossi sono dei proprietari, come riferito dal foglio di mappa e dalla particella del catasto. Con questi proprietari noi abbiamo stipulato regolari contratti d’affitto da quarant’anni a questa parte. È stato fatto un esproprio? Ora basta, noi ci opponiamo alle sue proposte in quanto in tutti questi anni abbiamo lavorato mantenendo e migliorando le nostre tartufaie e quello che avete in mente ci sembra un vero e proprio scippo. Il territorio tartufigeno delle Crete Senesi non può diventare l’orto dove tutti raccolgono ma nessuno lavora e soprattutto non ci sembra giusto che a decidere le sorti delle nostre tartufaie siano i tartufai delle vallate aretine che, come locuste, hanno finito le risorse dei loro terreni e ora si vorrebbero spostare dalle nostre parti. Se i terreni non vengono mantenuti il Tartufo Bianco Toscano andrà a sparire, come è già successo nelle valli aretine gestite con il metodo del signor Moroni e del signor Foianesi. È così che lei intende promuovere il Tartufo Toscano da candidata al consiglio regionale? Cosa sarà affettato nei piatti dei ristoranti d’eccellenza dei nostri territori, il tartufo proveniente dalla Romania, magari con l’aggiunta all’aroma chimico? Anziché occuparsi di fare una legge che porterà alla distruzione delle tartufaie e alla scomparsa del tartufo sarebbe meglio che la Regione Toscana s’impegnasse ad organizzare l’asta internazionale del Tartufo Toscano, come è stato fatto in passato (Castello di Cafaggiolo e ultima edizione al castello di San Giovanni d’Asso), ovviamente fatta in maniera itinerante per promuovere il tartufo toscano anziché quello dell’est Europa. Il Presidente Paolo Valdambrini

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