Chi vincerà le elezioni?

Il 4 marzo si vota ed è già una parola grossa, visto che non sappiamo quale sarà la percentuale degli astenuti. Si vota per dare l'appoggio agli ultimi due governi, ma sopratutto a Renzi (che oggi il PD pare essere un partito/persona, alla stregua...

FOIANO AZZURRI 2

Il 4 marzo si vota ed è già una parola grossa, visto che non sappiamo quale sarà la percentuale degli astenuti. Si vota per dare l'appoggio agli ultimi due governi, ma sopratutto a Renzi (che oggi il PD pare essere un partito/persona, alla stregua di Forza Italia), oppure no, per cercare una nuova strada. Di certo non sarebbe una nuova strada quella che porta al successo delle destre (stavolta il centro non c'è, visto che il poco che ne rimane sta con l'ex sindaco di Firenze). Lo sarebbe, una nuova via, solo in piccola parte quella di Liberi e Uguali (visto che annovera tra le proprie file Bersani e D'Alema), ma sa troppo di vetero sinistra per mietere consensi a due cifre (come chiederebbe Grasso).

Il nuovo vero stavolta sarebbe rappresentato dai 5 Stelle, che in pochi mesi si sono trasformati in un partito e cercano di qualificarsi come forza di governo, ma hanno perso per strada una parte della propria democrazia interna e basano il loro eventuale successo quasi esclusivamente sulla protesta (il programma c'è, ma è un po' fumoso e promette senza fare i conti con il portafoglio dello Stato).

I voti attribuiti agli estremi del quadro politico, quelli per i "fascisti del terzo millennio" di Casa Pound o dei comunisti di Potere al Popolo, appaiono più di testimonianza, di anacronistica nostalgia, che vere preferenze per un governo.

I sondaggisti arrancano, ma continuano a snocciolare percentuali come nelle ultime occasioni, quando non hanno mai azzeccato un solo numero. E anche stavolta si ha l'impressione che i sondaggi lascino il tempo che trovano. Sembrano più un modo per guidare il voto che non qualcosa di scientifico. Se io guardo abitualmente un telegiornale o leggo un quotidiano, mi faccio l'idea che un raggruppamento o un partito possa avere successo o meno proprio sulla base dei sondaggi; ma le prove vissute nell'ultimo decennio suggeriscono di ascoltare di più la piazza, le chiacchiere da bar, edicola o generi alimentari.

Perché si capisce che i sondaggi riguardano più un campione di interessati alla politica, di persone che si informano con costanza e ragionano molto su chi si candida anche quando di preferenze non se ne possono esprimere.

Ma stavolta, come le precedenti consultazioni lasciano intravedere, la ribellione è alle porte, in forma di astensione o di 5Stelle, oppure di entrambi.

E' qualcosa che viene da un lungo periodo di crisi profonda che si è manifestata nelle tasche degli italiani (e degli aretini anche di più) prima che nelle loro menti e nei loro rapporti con la politica. I cittadini non percepiscono ancora un miglioramento vero della propria condizione, e semmai lamentano la precarietà, quando non l'assenza, delle proprie posizioni lavorative.

Non c'è più fiducia nelle istituzioni e men che meno nei partiti, ragion per cui l'impressione è che "vinceranno" i 5Stelle, ma senza poter governare, come nota giustamente Gentiloni (da soli non possono ragionevolmente farcela e di alleanze neanche a parlarne). Se i numeri saranno sufficienti, ma c'è da dubitarne, ci troveremo un governo Renzi-Berlusconi, con il solito Casini a fare da condimento; si tratta proprio di quei soggetti contro cui la maggioranza degli italiani protesta, astenendosi o votando 5Stelle.

Vedremo il 5 marzo, quando la cosa più probabile, alla fine, è che ci siano le condizioni per una nuova tornata elettorale...

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