Un ricordo di Vittorio Dini

Ho conosciuto Vittorio tramite un amico comune. Fu lui a leggere per primo il mio romanzo di esordio , nel 2004. Allora era ancora brillante protagonista della vita aretina. Un uomo colto dalle grandi intuizioni, cultore della forma corporea e...

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Ho conosciuto Vittorio tramite un amico comune. Fu lui a leggere per primo il mio romanzo di esordio , nel 2004. Allora era ancora brillante protagonista della vita aretina. Un uomo colto dalle grandi intuizioni, cultore della forma corporea e intellettuale. Il suo campo d'azione preferito era quello sociologico - antropologico legato alla nostra storia, alle nostre radici (del nostro territorio) e fu proprio per questo che mi avvicinai a lui col mio primo manoscritto.

Avevo completato una storia gialla incastonata tra la val Tiberina e il Casentino; un racconto sui mondi e le persone di alcuni nostri luoghi come l'Alpe di Catenaia, Ponte alla Piera, Poppi, Vallombrosa...

Mi aspettavo che smontasse il mio lavoro, che lo criticasse come fa il docente con lo studente ignorante (nel mio caso autodidatta). Invece non andò così. Lo apprezzò e mi dette soltanto alcuni suggerimenti che io seguì e che forse ho ancora da qualche parte scritti di suo pugno.

Per me era l'inizio di una nuova vita da narratore e avere il suo timbro di qualità mi incoraggiò a proseguire in quel cammino impervio, ma anche pieno di soddisfazioni.

Da quel 2003 diventammo amici, ci davamo del tu incontrandoci per strada, o magari in panetteria. Pian piano l'ho visto invecchiare sotto i colpi delle disgrazie familiari e dei problemi di salute, fino a che non l'ho più incontrato quando si è ritirato in casa.

Mi resta di lui l'immagine di un uomo colto, determinato, intelligentissimo e impegnato. Merce rara, ultimamente.

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