Il solito turismo mordi e fuggi...

Come ogni anno in questi giorni si torna a parlare di turismo mordi e fuggi in città. In effetti ce n'è molto e non sembra possibile catturarne altro, se non per caso. Mi spiego meglio: se non puntiamo sul turismo di massa con i propri pullman...

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Come ogni anno in questi giorni si torna a parlare di turismo mordi e fuggi in città. In effetti ce n'è molto e non sembra possibile catturarne altro, se non per caso. Mi spiego meglio: se non puntiamo sul turismo di massa con i propri pullman provenienti dall'Italia o dall'estero, siamo ovviamente legati a quello mordi e fuggi che se si ferma ad Arezzo durante la notte lo fa per caso, per averla scelta come tappa di un percorso magari lungo e articolato.

Gli albergatori si rassegnino, almeno fino a che non decideranno di applicare prezzi "europei" e non si collegheranno ai tour operator.

Così com'è oggi la nostra città attrae un turismo di passaggio, che dura qualche ora spesa tra piazza Grande, San Francesco, La Pieve e il Duomo. I più attenti si accorgono che Arezzo è un punto strategico per fermarsi qualche giorno, buono per visitare Siena, Perugia, Assisi e Firenze, oltre che la città di Vasari. Questi ultimi scendono presso i molti B&B o agriturismi del territorio, dove godono di maggior libertà rispetto agli alberghi e spesso di una piscina del cui fresco godere.

Questo è quanto ci tocca, da buoni penultimi in Toscana, almeno fino a che non decideremo di puntare anche noi sul turismo di massa, quello dei pullman turistici dal percorso settimanale preconfezionato. Quelli che sostano ovunque ci sia una convenzione vantaggiosa per loro.

Non so se è il caso di mirare lì oppure di coltivare meglio l'altro tipo di turismo, più alto e colto; meno caciarone.

Per ora ci dobbiamo accontentare dei raduni legati allo sport o all'oro, per riempire le camere dei nostri alberghi. Chissà, forse un giorno sapremo rinunciare a Back in Time e varare un festival Guido d'Arezzo che contempli musica a gogo, di ogni tipo e natura. magari inglobando il Concorso Polifonico internazionale, che ha tanta storia quanto poco presente di cui andar fiero. In fondo ogni genere musicale si basa sulle note del monaco preferito dagli aretini.

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Un festival del genere, sostenuto da sponsor adeguati, se ben organizzato sarebbe forse in grado di lanciare Arezzo in ambito internazionale.

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