Per salvare l'US Arezzo occorre posticipare l'asta

Due parti (i rappresentati dal commercialista Minetti e La Cava) si sono incontrate martedì scorso e hanno concordato su come procedere insieme verso l'asta del 16 aprile prossimo per l'acquisizione dell'US Arezzo. Siccome letti i documenti...

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Due parti (i rappresentati dal commercialista Minetti e La Cava) si sono incontrate martedì scorso e hanno concordato su come procedere insieme verso l'asta del 16 aprile prossimo per l'acquisizione dell'US Arezzo.

Siccome letti i documenti allegati al bando dell'asta il commercialista Minetti e i suoi si sono tirati indietro adducendo a giustificazione il fatto che le somme necessarie ad acquisire l'Arezzo sono praticamente raddoppiate (rispetto a quanto preventivato), è rimasto in campo il solo la Cava, che si dice comunque pronto a portare in fondo l'operazione insieme ad altri compagni di viaggio.

Ermanno Pieroni, uomo di fiducia di La Cava, ha la possibilità di mettere in campo altri imprenditori, ma per poterlo fare ha bisogno di tempo e il sedici di aprile è troppo vicino.

Visto che i curatori avevano annunciato che se la prima asta fosse andata deserta avrebbero portato i libri in tribunale, il rischio che lunedì prossimo possa saltare in aria tutto (campionato in corso, società, titolo sportivo, colletta di Orgoglio Amaranto ecc.) è davvero alto.

Due domande sorgono spontanee:

La prima è: perché Minetti e soci si sono ritirati, visto che non è vero che sono raddoppiati i costi? Eh sì, perché con i documenti relativi all'asta è comparsa tra i numeri da accollarsi la rateizzazione che l'Arezzo ha concordato e definito con l'Agenzia delle Entrate a gennaio scorso. tale rateizzazione, di circa 400mila euro, è spalmata in anni di versamenti che comportano l'esborso di circa 5000 euro al mese. Si rifletta sul fatto che una simile cifra rappresenta lo stipendio lordo di un medio giocatore della rosa amaranto. Insomma, si potrebbe ammortizzare la spesa se solo si avessero in rosa 25 giocatore anziché 26. Ed ecco che allora viene ad essere pertinente la domanda riportata sopra.

Il secondo quesito (molto più importante) riguarda i due amministratori provvisori. Perché hanno scelto di andare all'asta così presto e perché non prevedono più esperimenti dell'asta stessa nel caso che il primo vada deserto? Forse perché non hanno più soldi da spendere per portare avanti la gestione provvisoria dell'Arezzo? Ma chi è disposto a mettere a disposizione le cifre necessarie c'è (ed è La Cava) e l'unica cosa che chiede oggi, dopo la marcia indietro da parte di Minetti & C. è che gli venga concesso il tempo per fondare una società con i nuovi compagni di viaggio e che i soldi da versare nel frattempo nel conto di Orgoglio Amaranto (quello della colletta, per intenderci) possano essere considerati come anticipo sull'offerta per l'asta.

Tra forma e sostanza non è impossibile rimediare a quel che è accaduto e l'impressione è che occorra soltanto un po' di buona volontà da parte di tutte le componenti in campo, compresa l'amministrazione comunale.

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Non si può buttare a mare quello che hanno fatto Orgoglio Amaranto, l'amministrazione, gli imprenditori locali, la cittadinanza e La Cava meno di un mese fa, quando questi soggetti hanno permesso, con il loro impegno e i loro versamenti, che si andasse all'amministrazione provvisoria.

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