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Ricevo e pubblico in merito alla mobilità sostenibile nel comune di Arezzo

L'architetto Franco Lani, tra l'altro ex assessore comunale e da qualche anno noto come coprogettista del ricostruito Palazzo della Fonte, di fronte alla Pieve di Arezzo, mi scrive la lettera che segue in relazione al PUMS (Piano della Mobilità...

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L'architetto Franco Lani, tra l'altro ex assessore comunale e da qualche anno noto come coprogettista del ricostruito Palazzo della Fonte, di fronte alla Pieve di Arezzo, mi scrive la lettera che segue in relazione al PUMS (Piano della Mobilità Urbana Sostenibile), recentemente presentato dall'amministrazione comunale aretina. Le riflessioni che contiene sono certamente interessanti, soprattutto se si considera il significato dell'acronimo PUMS, a volte utilizzato con troppa leggerezza.

PUMS 2018

Non è certamente con la sintetica e veloce presentazione delle linee guida del Piano urbano della mobilità sostenibile presentato recentemente dall’Amministrazione Comunale che possiamo trarne giudizi o avanzare osservazioni: un esame più attento sarà possibile solo quando sarà disponibile la documentazione completa allegata alla delibera di Giunta. Le affermazioni dei relatori e le immagini proiettate mi hanno però suscitato una perplessità, diciamo “di fondo”, che non riesco a tacere. E’ stato infatti costatato e accertato come negli ultimi anni, nella nostra città, sia sensibilmente calata sia la mobilità ciclabile che quella relativa al trasporto pubblico. E questo evidentemente con un notevole incremento del trasporto privato delle auto. Questo scenario rappresenta, in maniera preoccupante, il contrario di quello che si definisce “mobilità sostenibile”. Sarebbe quindi stato opportuno domandarsi quali sono stati i motivi di tutto questo e come si può invertire questa pericolosa tendenza e come attivare e promuovere azioni per favorire quella “mobilità sostenibile” con cui tutti ci sciacquiamo la bocca e poco pratichiamo. Il Pums presentato invece, al di là delle enunciazioni e di interventi minimali sulle piste ciclabili e sui percorsi degli autobus, rivolge l’attenzione principalmente ai problemi di viabilità per ”fluidificare” cioè il traffico automobilistico. Sembra che la mobilità urbana sia affidata quasi esclusivamente al traffico delle auto e che quindi occorra intervenire sulla viabilità e le infrastrutture con progetti di tutti i tipi: rotatorie a iosa , perfino doppie rotatorie!, prolungamento tangenziale, raddoppio sottopasso Baldaccio, bretelle di collegamenti viari, nuove e tante intersezioni di strade urbane ( sempre risolte con pericolose mini- rotatorie), e poi….raddoppio raccordo autostradale, completamento superstrada de due Mari, svincolo Olmo, nuovo anello tangenziale S. Zeno- La chiassa Superiore………il tutto “per il miglioramento dell’accessibilità e della fluidità della rete viaria al servizio della città”. Mi chiedo insomma: è questa la mobilità sostenibile? è così che si migliora la qualità dell’aria? è così che si riduce l’inquinamento acustico? Ed è così che si riducono la pericolosità delle strade ed i costi della mobilità ? Con l’aumento del traffico automobilistico? Forse ci possono essere delle valide alternative!

Franco Lani

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