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A cura di Barbara Fabbroni

Se la società conferisce valore all'aspetto fisico nella valutazione delle competenze

Alla bellezza esteriore o ai canoni comunemente condivisi come piacevoli viene sempre, istintivamente e psicologicamente, attribuita una valenza positiva

Quanto conta l’apparenza? Essere o non essere è davvero il problema? Perché la bellezza (e non solo) è così importante nella nostra società? L’abito fa o non fa il monaco?   

Dobbiamo ammetterlo, seppur a malincuore, la nostra è una società “narcisistica”, stretta nella morsa soffocante dell’essere assolutamente perfetti pena una cascata infinita di critiche, commenti, giudizi.  All’aspetto fisico, l’apparenza è diventato il cardine dell’esistenza. Ancor più rafforzato dalle ultime sfilate, dove le passerelle sono state conquistate da bellezze anni ’90 che ancora oggi sono perfette. Una per tutte Naomi Campbell bellissima nonostante i 50 (e oltre). Sarà un messaggio positivo oppure aprirà una finestra destabilizzante per tutte quelle donne, giovani e meno giovani, che non riescono a mantenere un fisico e un aspetto perfetto?

La nostra società conferisce alla bellezza e all’apparire un valore anche nella valutazione delle competenze. Cosa questa che porta alcuni a essere fortemente penalizzati. L’aspetto fisico nella valutazione iniziale ha un significato importante. Dobbiamo ammetterlo: le persone carine hanno un primo approccio facilitato rispetto agli altri. Poi, ma molto poi, arrivano altre caratteristiche a portare valore alla persona. 

Un aspetto e un’immagine curati costituiscono un ottimo specchio per le allodole durante un colloquio di lavoro. Un responsabile delle risorse umane ha tra i suoi parametri la valutazione dell’aspetto fisico e dell’immagine, soprattutto nelle attività che prevedono il contatto con il pubblico. Aspetto questo che rafforza l’impianto della nostra società basata solo sull’apparire, su ciò che si mostra all’occhio dell’altro piuttosto che sulle capacità e le risorse individuali.

Alla bellezza esteriore o ai canoni comunemente condivisi come piacevoli viene sempre, istintivamente e psicologicamente, attribuita una valenza positiva. Il bello attira maggiormente le attenzioni iniziali, la capacità impiega maggior tempo per affermarsi. La persona attraente riceve un’immediata e forse inconsapevole opinione generale positiva. Questo crea tante problematiche e fragilità nelle persone che non possono mostrare un aspetto fisico attraente.

Tuttavia, dare troppa importanza all’aspetto fisico è un errore in agguato nella società d’oggi. I primi secondi sono una discriminante importante per la valutazione di una persona, poi solo con un’adeguata frequentazione e valutazione spalmata nel tempo l’altro potrà avere un’opinione che si discosta dal primo impatto e prende in considerazione le caratteristiche dell’individuo e non la sua apparenza.

C’è da ricordare però che l’apparenza non è l’immagine. È un aggettivo più superficiale perché attiene solo all’aspetto esteriore. L’immagine, al contrario, è l’insieme di tutti gli elementi che definiscono la nostra identità. Tuttavia, l’incontro con l’altro oggi è solo apparenza, il resto può attendere.

È pur vero che la nostra società viaggia alla velocità della luce e con i social l’apparenza ha costruito una solidità disarmante. Chi abita il mondo social non può esimersi dall’apparire sempre perfetto, curato, glamour. C’è da chiedersi se questa società narcisistica non sia anche frutto di questo mondo fissato in un post con una capture avvincente o nelle storie che propongono 15 secondi di vita. Il consiglio è non dimenticarsi mai di chi si è, di quello che siamo e di tutto il mondo che abbiamo dentro di noi, queste sono le caratteristiche della vera bellezza.

Tutto questo perché: “molti individui, come i diamanti grezzi, nascondono splendide qualità dietro una ruvida apparenza (Decimo Giunio Giovenale)”.

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