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A cura di Barbara Fabbroni

La app Tinder si aggiorna: 29 generi e 9 orientamenti sessuali. Cosa ci dicono queste novità

Nuova puntata del blog di Barbara Fabbroni "Psicodialogando" che analizza l'ultima versione della celebre app di incontri

I social hanno monopolizzato la vita di tutti; le app per incontri sono diventate uno spazio virtuale dove l’immersione nella girandola della possibilità crea infiniti percorsi.

Ce ne sono per tutti i gusti. L’app che, da qualche anno, ha monopolizzato l’attenzione globale è sicuramente Tinder. In America ha spopolato, se ne parla anche nelle serie Tv, dove alcuni protagonisti cercano di iscriversi o sono iscritti come in “Suits”, dove nel cast troviamo Meghan Markle,  moglie del principe Harry.

È una app creata appositamente per smartphone, che permettere di mettere in contatto più persone. In tanti, almeno una volta, hanno sbirciato Tinder, che si perfeziona sempre di più. Una cosa interessante si affaccerà in questa rovente estate per tutti gli affezionati di Tinder: è approdata in Italia la possibilità di accedere alla funzionalità: “More Gender & Sexual Orientations” (oltre oceano sta già spopolando e soddisfacendo gli utenti), ovvero aggiungere informazioni sulla propria identità di genere o orientamento sessuale.

Le persone potranno svelarsi esattamente per ciò che sono. Un favoloso cambiamento per non trincerarsi più dietro a maschere che provocano dolore su dolore.

“So chi sono, mi riconosco, te lo dico senza paura senza censura”, sembrerebbe uno slogan adatto per questa novità assoluta in fatto di app d’incontri.

Gli utenti hanno la possibilità di scegliere tra ventinove generi (non più solo donna, uomo, trans, si arricchisce di androgina, non binario, pangender, gender queer e così via) e nove orientamenti ​(eterosessuale, omosessuale, bisessuale, asessuale, demisessuale, pansessuale, queer, incerto), oppure di identificarsi come meglio preferiscono, in piena libertà, impostando il proprio profilo sull’app in autonomia.

Una vera e propria innovazione in fatto di definizione della persona: sapersi riconoscere permette il riconoscimento da parte dell’altro, uno dei bisogni essenziali per vivere in maniera sana.

Tutto viene scremato per trovare una sintesi che sia di gradimento. La ricerca si fa più raffinata, diventano maggiori le possibilità di trovare la persona giusta o la situazione migliore per farsi coinvolgere.

L’intenzione è quella di rompere le convenzioni, comunicando un forte messaggio di accettazione e apertura alla comunità non binaria per supportare la diversità e l'inclusione.

È un passo assolutamente innovativo che si fa portavoce dei grandi cambiamenti sociali che stanno accadendo nella nostra organizzazione di vita.

L’Italia si è mostrata una delle nazioni più aperte, capace di rompere i pregiudizi e di andare oltre le etichette, insomma un popolo, il nostro, dove la possibilità di essere esattamente sé stessi è esempio per una società inclusiva.

C’è da chiedersi una cosa: in una società che cerca di emanciparsi il più possibile perché c’è la necessità di definirsi in etichette come sta accadendo su Tinder? Appiccicarsi addosso un’identità di un gruppo dal genere variegato non accentua ancora di più la diversità e la confusione? Non sarebbe meglio elaborare il proprio vissuto emotivo e comprendere cosa accade? C’è un sottofondo legato alla voglia di sorprendere l’altro attraverso un’immagine trasgressiva? Siamo sicuri che tutto questo soddisfi davvero l’individuo?

La possibilità di definire sé stessi in maniera fluida, non solo sessuale ma anche di etnia, classe sociale e stile di vita è diventata di significativa importanza per la tolleranza e l’autenticità, pilastri di una società integrata. Così almeno si crede, ma la mancanza totale di regole sta sgretolando l’esserci della persona, creando tanti individui alla ricerca di sé che si attaccano alla comunicazione della GenZ per trovare un ancoraggio alla vita.

La nostra Generazione Z, ovvero i giovani nati tra gli anni ’90 e il 2000, costituisce circa la metà degli iscritti all’app di dating. Il che la dice lunga in fatto di costruzione dei rapporti e sui rapporti stessi.

È un dato di fatto che un giovane italiano su due attribuisce alla fluidità un valore profondo e la considera un modo per definire la propria identità. L’amore liquido che si fa compagno di viaggio denuncia solo la perdita affettiva significativa, che si disperde in mille e più pezzetti.

L’amore oggi è aperto, completamente disancorato dal suo significato. C’è da chiedersi se tutto questo sia emancipazione o un grido disperato di aiuto per trovarsi e riconoscersi in qualcosa e qualcuno.

Nonostante le difficoltà del quotidiano, la rete facilita in questo, la fluidità di genere sembra essere un desiderio di molti, così che i social e le app di dating sono uno strumento per conoscere meglio sé stessi e gli altri. Così l’attenzione di Tinder si è focalizzata su questo apsetto e ha offerto uno spazio dove riconoscersi al di là della maschera quotidiana. Sul web tutto diventa più facile. Sarà davvero così?

L’intento di Tinder è far sì che le persone possano definirsi nel modo più personale e preciso possibile.

Ciò che si osserva in questa nuova GenZ è che nella fascia d’età tra i diciotto e i venticinque anni i giovani amano “giocare” con il cambiamento di immagine e genere, tanto che il 42% ha nel proprio armadio abiti unisex. Se la persona non riuscisse a ritrovarsi in nessuna delle ventinove caratteristiche (che in Italia sono state scelte da Tinder in partnership con Arcigay) è stata inserita anche una sorta di casellina “jolly”, uno spazio bianco in fondo alla categoria in cui chi lo desidera può scrivere la propria definizione. 

Negli Usa pare sia molto usata, chissà cosa accadrà in Italia, popolo di creativi e, per alcuni aspetti, aperto alle nuove frontiere.

Non resta che attendere e osservare cosa produrrà questa nuova versione di Tinder.

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