Giovedì, 18 Luglio 2024
Psicodialogando

Psicodialogando

A cura di Barbara Fabbroni

La storia di Alessandro: come affrontare il mondo interiore senza paure o censure

Il diario narrativo ha permesso ad Alessandro di affrontare la vita con maggior consapevolezza. Di Barbara Fabbroni

Alessandro (il nome è di fantasia) è una giovane uomo, laureato, single, imprenditore e vive ancora all’interno della famiglia. I genitori sono molto giovani, la madre lavora presso un’azienda di cosmetici, il padre ha un negozio di gastronomia. Ha una sorella più piccola che si sta per laureare. La madre sin dalla nascita del primo figlio ha affidato a una tata i figli; il padre è spesso assente perché ha molti interessi che lo portano a essere fuori quasi ogni fine settimana.

Il diario narrativo ha permesso ad Alessandro di fare consapevolezza del suo mondo interiore senza paure o censure.

Il diario narrativo di Alessandro

Sono in camera, sdraiato nel mio letto a cercare di tranquillizzarmi, il panico mi ha impietrito, in questo momento mi stanno venendo dei ricordi. Credo che gli attacchi di panico mi siano capitati anche prima dei diciotto anni. Ricordo di essere stato in una discoteca e a un certo punto mi sono sentito male, sono diventato bianco come un cencio, il mio cuore andava all’impazzata, mi mancava il respiro, le mani mi sudavano, questo senso di disagio è lo stesso che provo in questi ultimi tempi. Sono sicuro che è successo tante altre volte ma non ricordo quando.

Se dovessi elencare le cose che più mi fanno star male non finirei mai di scrivere, ogni cosa spiacevole crea in me un disagio tremendo, un’ansia incontenibile. A volte penso alla mia morte, quando lo faccio volutamente non mi spaventa. Ma se succede che arriva un attacco, l’idea della morte mi porta nella disperazione totale.

Mentre scrivo mi sta venendo in mente un periodo della mia infanzia, non mi ricordo di preciso l’età, ma credo di aver avuto circa dieci anni, in cui avevo una paura matta di morire e per questo volevo sempre dormire con i miei genitori. Penso che da piccolo, fossi davvero fuori di testa. Tutt’ora mi capita una sensazione strana non brutta, ma molto strana. L’immagine che mi fa ricordare questa sensazione è ben precisa, sto scendendo dalla macchina dei miei genitori nel cortile di casa, nel momento esatto in cui apro lo sportello e appoggio il piede a terra la mia mente è come se facesse un’istantanea di ciò che ho davanti. Ero invincibile migliore di quando sono partito, più bello!

Questo fine settimana al contrario di quello che pensavo sono uscito e non poco. Non ho avuto paura, mi sono sentito bene, sereno, sicuro che ce l’avrei fatta.

Sono un po’ di giorni che sto molto bene e sono stracontento. Tuttavia, li vivo con la paura che gli attacchi possano tornare, però mi accontento adesso sono riuscito a frequentare gente in luoghi pubblici e affollati. Il pensiero di prenotare la vacanza o comunque andarci mi spaventa molto, anche se molto meno di qualche tempo fa. Mi fa un po’ paura lo sbandamento, sai quella sensazione di quando ti prende un attacco, o quando mi sembra che il respiro si rompa e non riesco a farlo a pieni polmoni. Lo spavento più grande è quando il mio cuore va al galoppo e sembra non fermarsi mai.

Sempre allegri bisogna stare perché piangere fa male al Re! Fa male al ricco e al cardinale…sempre allegri bisogna stare. Questo ritornello me lo cantava sempre la mia tata prima di mettermi a dormire.

Cosa mi fa stare male? Perché gli altri pensano che sia uno sfigato? Mi rendo conto che a volte sono un po’ a sociale ma non ci posso fare nulla. Ma non esiste la pillola della felicità? Oggi rimarrei a letto tutto il giorno, ma non lo farò in serata mi riprenderò … Sempre allegri bisogna stare perché piangere fa male al Re! Fa male al ricco ed al cardinale… sempre allegri bisogna stare … comincerò a vedermi meglio nello specchio e girando in auto da solo posso entrare nel mio mondo dei sogni e stare bene.

Sono quasi le tre di notte e mi sono portato dietro questa sensazione di malessere e disagio tutto il giorno che non ce la faccio più, non mi ha aiutato nemmeno il fatto di girare in macchina da solo ed entrare nel mio mondo. In compenso sembra che sia sparita l’ansia. Sento il cervello fuso, pesante, stanco, e non solo il cervello ma anche il fisico, non riesco più a vivere, non mi trovo più con nessuno, come posso continuare a uscire in queste condizioni? Ne uscirò veramente del tutto da questi problemi? Oppure ne sarò perseguitato per tutta la vita? Ho una sensazione strana nel corpo, adesso mi metto a dormire e spero che domani passi. Adesso sono le tre e trenta e non riesco a dormire temo di svenire qui a letto, sento un freddo da morire benché sia sotto al piumone, soprattutto mani e piedi, e mi sembra di avere la lingua inceppata. Poco fa sono andata in cucina a prendere un po’ d’acqua con lo zucchero. Non so cosa fare vorrei chiamare Barbara o andare direttamente al suo studio o all’ospedale, ma devo farcela!

Come si può affrontare la vita, andare a vivere da soli, avere dei figli in questa situazione? Penso che non riuscirò in questo dato che mi sento solo anche con persone accanto. Solo con il mio mondo, ma almeno avesse un senso, un nome questo mondo! Quindi mi chiedo se il mio cervello in tutti questi anni è stato assente visto il mio continuo sognare dovuto al fatto che la realtà mi faceva paura?

Che dire, oggi sto bene! Vorrei fosse sempre così. La terapia mi ha fatto stare meglio, mi sono sentito considerato, capito e ho affrontato la serata in maniera serena. A proposito di sentirsi incapaci, mi è venuto in mente che da piccolo e anche fino adesso avevo pensieri o meglio sognavo di avere poteri particolari, vedevo la mia vita cambiare. Sicuramente questi sogni fanno parte di tutti i bambini ma ho voluto scriverlo perché per me hanno una grande importanza in quanto mi hanno permesso di superare i momenti tristi, mi hanno consentito di superare i momenti in cui mi sentivo incapace o debole facendomi allontanare dal problema. Mi è venuto in mente quando facevo le medie ed ero in una classe di tremendi e nessuno studiava, tant’è che furono bocciate sette persone, tra cui io. Mio madre mi disse: - sei contento! – e inoltre aggiunse – Marco (mio cugino) ti magia la pappa in capo! – Lui era tra i super tremendi ma fu promosso, non ho mai capito il perché. Da quella volta non sono più voluto star dietro a nessuno, anche se crescendo ho imparato che a volte è normale stare dietro perché ti permette di apprendere molto di più.

Le cose vanno sempre meglio, sento che la mia vita ha un significato, che il mondo è un insieme infinito di emozioni positive e gratificanti. So che ancora devo camminare ma oggi più che mai so che questa volta ce la farò.

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