Venerdì, 25 Giugno 2021
Psicodialogando

Opinioni

Psicodialogando

A cura di Barbara Fabbroni

Dopo anni di matrimonio, uno dei partner dichiara la propria omosessualità: come gestire la situazione

Si possono aprire più scenari, anche in base alla presenza di figli in famiglia. Il percorso non è facile, ma attraverso la comprensione possono fiorire nuovi rapporti. L'intervento della psicoterapeuta Barbara Fabbroni

Quando una coppia entra in crisi i motivi sono infiniti. Spesso ci sono problemi a causa di un terzo incomodo, oppure perché non si trovano più gli stimoli necessari a costruire un progetto insieme, così si affronta il problema cercando di trovare una via di uscita. Laddove questa esperienza importante sia ben gestita dalla coppia, può portare i partner a trovare nuovi punti stimolanti rinnovando la propria relazione. Si crea un cambiamento significativo che non lascia dietro morti e feriti, bensì crea un terreno fertile per un domani nutritivo. Altre volte tutto naufraga e i partner riprendono in mano la propria vita riprogettandosi un futuro da single, almeno per un po' di tempo.

Ma c’è anche una variazione tematica importante, ovvero le coppie si lasciano perché uno dei due dichiara la propria omosessualità. Qui la situazione è più complessa. Una cosa è, eventualmente, combattere con un rivale o una rivale del proprio sesso, altra è con un potenziale rivale del sesso opposto.

Il caso

Un giorno tua moglie, guardando nel tuo cellulare poiché ultimamente notava dei comportamenti particolari ed era preoccupata ci fosse un’altra, scopre che hai una relazione. Ma non con un’altra donna: con un uomo.

La rabbia scatena un litigio furibondo, il cellulare che ha svelato la verità cade in una miriade di pezzi, l’unica possibilità è uscire di casa, riprendere in mano la propria vita, ma soprattutto informare i figli e i propri cari. Questa parte è forse la più difficile, perché le reazioni possono essere di vario tipo. Non tutti comprendono, è uno tsunami, ci vuole tempo. La parte più dolorosa è per i figli che vedono la famiglia sgretolarsi come un castello di sabbia. E le reazioni al coing out possono essere molto diverse, non sempre indolori.

Idealmente la nostra società sembra molto aperta sul tema dell'omosessualità, ma all'atto pratico restano vecchi retaggi, pregiudizi sopiti che affiorano. Così il percorso si fa faticoso, le vacanze natalizie sono una tragedia annunciata, come quelle estive. Tutto frana. Serve un lavoro importante su sé stessi, sia per chi dichiara il suo orientamento, sia per i conoscenti.

Si apre uno scenario diverso: chi fa coming out deve ricreare una nuova quotidianità con i figli. E' un aspetto delicato, fragile. C’è bisogno di saggezza nel far comprendere che l’amore e l’affetto non sono cambiati, nonostante la fine della relazione con la mamma e che l'apparente trasformazione è solo data dal coraggio di aver dichiarato il prioprio orientamento. È tutto molto difficile, non nascondiamoci. Si apre un percorso intenso, lungo e faticoso.

Cosa può fiorire col tempo

Il passaggio significativo avviene quando la persona lasciata ha elaborato il profondo cambiamento attraverso la sofferenza; emerge un’accettazione, una comprensione, un’apertura al dialogo che modifica la situazione e crea nuovi equilibri. All’improvviso il fulcro diventa la persona lasciata, è l’ago della bilancia per sé stessa, i figli, l’ex e, laddove ci sia, il nuovo partner. Così accade spesso che le famiglie si allargano con una declinazione diversa, si crea un rapporto amicale, non ci sono più conflitti. Il passaggio per arrivare a questo stadio è un cammino intenso, doloroso, di profondo cambiamento, non tutti hanno la capacità di farcela. Allora se il cambiamento e la consapevolezza non arriva la lacerazione diventa una ferita inarginabile. Il giudizio è la ferita e la paura più grande che spesso blocca la consapevolezza e l’elaborazione.

Al cuor non si comanda e le perturbazioni dell’amore sono infinite, creano strade imprevedibili e, spesso, cadute libere inevitabili.

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