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A cura di Barbara Fabbroni

Cosa dice la psichiatria a proposito di una madre che uccide il proprio figlio

Il disagio può essere dissimulato anche con i familiari più stretti: un'alterazione psichica che porta le mamme ad uccidere e, a volte, ad inscenare scuse senza fondamento per crearsi un alibi

Samuele, Loris, Elena, e ora Diana, la piccola di diciotto mesi lasciata sola in casa, a Milano, dalla madre Alessia Pifferi per sei giorni e morta di stenti. Una lista lunga e dolorosa di bambini che perdono la vita per mani delle loro madri. Ogni volta si resta sgomenti di fronte a questi eventi che sembrano manifetsarsi come un fulmine a cielo sereno portando sgomento e smarrimento, incredulità e indignazione.

Lo sconcerto è l’unica reazione immediata e poi arrivano le riflessioni, i se, i ma, i perché, gli "avrebbe potuto". Cosa può accadere a queste madri? Perchè scaricano la loro rabbia, tensione, insoddisfazione - direttamente o indirettamente - nei corpi dei loro bambini? Perché non scelgono di darli in adozione o in affido, affinché possano vivere una vita, la loro, in un modo certamente migliore? Sono tante le domande che prendono posto allo sgomento e all’incredulità.

Gli psichiatri spiegano questi delitti con un momento di buio nella testa, un disagio dissimulato con i familiari più stretti, un'alterazione psichica che porta le mamme ad uccidere e, a volte, a inscenare scuse senza fondamento per crearsi un alibi inesistente. Il problema del figlicidio è significativo. È un numero enorme: sono 472, negli ultimi vent'anni, i figli uccisi dai genitori in Italia. La cosa ancora più disarmante è che le varie perizie psichiatriche spesso non riescono a spiegare e portare alla luce i veri motivi e le cause. 

“Nessun crimine è più difficile da capire dell’uccisione di bambini da parte dei loro genitori. Ma questo tipo di omicidio è sempre esistito. Le donne raramente uccidono, e quando lo fanno di solito uccidono il proprio marito. Tuttavia, il secondo obiettivo più frequente delle donne assassine è rappresentato dagli altri membri della famiglia, inclusi i figli (Rougé-Maillart, Jousset, Gaudin, Bouju, & Penneau, 2005)”.  Alcune ricerche rilevano che le donne che commettono infanticidio hanno un’alta probabilità di negare o nascondere la loro gravidanza e ciò può veramente essere portatore di infanticidio, ma questo comportamento potrebbe essere identificato difficilmente in modo preventivo. Tuttavia, si è evidenziato che il “rischio di un bambino di essere ucciso dalla propria madre biologica è più alto nelle prime 24 ore e soprattutto se la madre è giovane, non ha altri figli e si trova in condizioni sociali ed economiche critiche (Camperio Ciani & Fontanesi, 2010)”.  Nivoli (2002) identifica un elenco delle possibili motivazioni che spingono una madre a uccidere i propri figli.

  • L’atto impulsivo delle madri che sono solite maltrattare i figli. 
  • L’agire omissivo delle madri passive e negligenti nel ruolo materno. 
  • La vendetta della madre nei confronti del compagno. 
  • Le madri che uccidono i figli non desiderati. 
  • Le madri che uccidono i figli trasformati in capri espiatori di tutte le loro frustrazioni. 
  • Le madri che negano la gravidanza e fecalizzano il neonato. 
  • Le madri che ripetono sul proprio figlio le violenze che avevano subito dalla propria madre. 
  • Le madri che spostano il desiderio di uccidere la loro madre cattiva e uccidono il figlio cattivo. 
  • Le madri che desiderano uccidersi e uccidono il figlio. 
  • Le madri che uccidono il figlio perché pensano di salvarlo. 
  • Le madri che prodigano cure affettuose al figlio, ma in realtà lo stanno subdolamente uccidendo.
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