Martedì, 28 Settembre 2021
Psicodialogando

Opinioni

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A cura di Barbara Fabbroni

Il gioco: ecco come si costruisce una solida relazione con i bambini

Attraverso il gioco i bambini scoprono il mondo, hanno la possibilità di esprimere le emozioni e far contatto con le disarmonie che vivono, è lo spazio della narrazione intima e della ricerca del contatto con l’altro. La capacità di giocare può fare la differenza nella durata di una relazione

Quando nasce un bambino le declinazioni di una coppia cambiano, ci sono delle priorità cui far fronte, degli spazi occupati da un tempo relazionale completamente diverso, il nucleo familiare acquista una nuova ampiezza e tutto si fa nuovo, misterioso e, a volte, difficile seppur amalgamato con la gioia. 
I bambini hanno bisogno della presenza dell’altro per potersi costruire persona, l’attaccamento prima e la fase della relazione co-condivisa occupano uno spazio esistenziale importante. In questa organizzazione dell’essere insieme al proprio figlio o figlia un ruolo significativo è occupato dallo spazio del gioco. 
Il gioco è una cosa importante nella relazione, attraverso il gioco i bambini scoprono il mondo, hanno la possibilità di esprimere le emozioni e far contatto con le disarmonie che vivono, è lo spazio della narrazione intima e della ricerca del contatto con l’altro. La capacità di giocare può fare la differenza nella durata di una relazione. 
Un genitore deve avere una buona capacità di giocare con il proprio bambino poiché attraverso il gioco entrambi si aprono alla relazione intima e sociale. Con il gioco co-condiviso il bambino sviluppa la fiducia nel legame ma al tempo stesso la giusta distanza che consenta ad entrambi i partner di sviluppare una propria autonomia.
“Il gioco del rocchetto” che ha segnato un passaggio importante nella psicologia non era altro che una ripetizione, all’apparenza banale, di movenze con cui, il bambino, tenendo per il filo un rocchetto, lo faceva alternativamente scivolare oltre la sponda del suo lettino per poi ritirarlo a sé: un momento il rocchetto spariva dalla sua vista e un attimo dopo riappariva. Pensate ai vostri figli quante volte seduti nel seggiolone si divertivano a gettare in terra un oggetto affinché voi glielo riprendevate. Come lo vedevano la prima cosa che facevano era sorridere per poi rigettare l’oggetto nuovamente a terra. Questa alternanza vuoto-pieno, presenza-assenza rappresentava, come ben ci ha detto Freud, un modo attraverso il quale il bambino elaborava la temporanea assenza dell’oggetto (il rocchetto era psicologicamente un simbolo della madre) e la fiducia che questo sarebbe riapparso. 
Ciò permette al bambino di sentirsi rassicurato poiché la costanza dell’oggetto è garantita. 
La “costanza d’oggetto” costruisce lo spazio per la fiducia che un legame con una persona di riferimento rimane saldo anche nei momenti in cui tale figura scompare dalla vista, si sottrae alla percezione immediata dei sensi, per rimanere tuttavia come rappresentazione mentale.
Così il gioco sin dalle prime interazioni è un aspetto significativo per una crescita sana e integrata.  
All’interno dello spazio del gioco con assenza-presenza avviene uno scambio profondo e autentico che arricchisce entrambi i partner. L’amore sano è costruito con pazienza, presenza, accoglienza e condivisione. Poi, quando i bambini crescono cambia la tipologia del gioco ma la relazione resta inalterata poiché il momento del gioco è essenziale per sentirsi parte integrante dell’altro.  
In un certo senso non si smette mai di giocare a tirare il rocchetto e a riprenderlo indietro, la nostra vita si basa su esperienze vissute sin dagli albori della nostra presenza nel mondo della vita, è infatti con il gioco che si sperimentano gli spazi relazionali co-condivisi, la fiducia, il sapersi affidare e la comunicazione autentica e vera con il partner sia esso genitore o amichetto o futuro partner.

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