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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Psicodialogando

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A cura di Barbara Fabbroni

BLOG | I disturbi dell'alimentazione

C’è chi evita il cibo, chi ne mangia in quantità enormi per poi liberarsene prima che entri nella fase digestiva. C’è chi mangia solo determinati alimenti cucinati in una precisa maniera. C’è chi sceglie diete ferree per poi lasciarsi andare a delle abbuffate senza fine

Il cibo è ciò che ci lega sin dal momento del nostro concepimento a nostra madre. È lei che attraverso il cordone ombelicale ci nutre. Poi, giunti nel mondo della vita, il suo seno ci dona ristoro e nutrimento, soddisfacimento e riconoscimento. La madre è fonte del nutrimento da cui dipende lo sviluppo e la vita del bambino. Siamo legati a lei da una dipendenza fisiologica fintantoché non attraversiamo la fase individuazione-separazione. Durante quel periodo di sviluppo è importante che il tutto evolva con equilibrio e tranquillità al fine di creare una base sicura dove poter tornare.

Se qualcosa si oscura, se si percepisce una mancanza empatica di stare insieme, se non c’è sintonia, se il nervosismo prende il sopravvento sulla cura e l’accudimento verso il neonato possono crearsi delle fratture significative che vanno a cementare emozioni profonde. Così il bisogno di sentirsi accolti e riconosciuti muta in vuoto e mancanza.

La storia familiare è di quanto più importante possa esserci nella vita di una persona. È all’interno di quell’ambiente che l’individuo, nasce, cresce e si sviluppa, respira le emozioni, vive le esperienze più significative. Un nucleo familiare sano e accogliente permette uno sviluppo e una costruzione i sé altrettanto sana ed equilibrata.

Negli ultimi anni i disturbi alimentari hanno popolato la vita di molti adolescenti e non solo. Per non parlare dei disturbi alimentari che, a volte, interessano fin dai primi anni di vita, dove l’attaccamento con l’altro (in genere la madre) non risulta essere nutritivo e riconoscitivo.

Tra le cause dell’aumento esponenziale di questo disturbo troviamo i continui messaggi inviati dal mondo da copertina, dai social, dalla vita che ha perso la sua integrità costruendosi su basi fragili, intrise di apparenza. La nostra società si fonda sull’immagine, l’interiorità sembra essere scomparsa.

Bisogna essere magri e perfetti a ogni costo.

Se ami mangiare, puoi essere oggetto di bullismo e non solo. Allora apparentemente all'adolescente non resta che limitare il consumo di cibo al minimo indispensabile e sottoporsi a lunghissime sedute di attività fisica. Oppure sostituire più pasti con digiuni forzati dove si ingeriscono quantità di acqua tiepida per non sentire i morsi della fame. Pensiamo poi a una madre di oggi, a volte in lotta continua con la bilancia, con il desiderio di fermare il tempo, con la voglia di indossare la mini gonna all’età di quant’anni e oltre. Una combinazione pericolosa.

Siamo diventati naviganti di un mondo che vive solo esteriormente. L’immagine è essenziale per esserci così come la felicità impressa nei post pubblicati sui social. È bandita la tristezza. Questa è una popolazione di persone eternamente felici.

È davvero così? Siamo sicuri? Cosa si annida dietro questa falsa immagine che cerchiamo di mettere prepotentemente sotto lo sguardo dell’altro?

È una società triste, dove i valori e le regole hanno lasciato spazio alla perdita dei confini. Non c’è più un’etica comportamentale, tutto è confuso, senza nessuna base di sicurezza.

Così c'è il rischio di mangiare troppo e poi liberarsi da quel cibo, oppure evitarlo come la peggior cosa che possa essere ingerita.

I disturbi dell'alimentazione sono molteplici. C’è chi evita il cibo, chi ne mangia in quantità enormi per poi liberarsene prima che entri nella fase digestiva. C’è chi mangia solo determinati alimenti cucinati in una precisa maniera. C’è chi sceglie diete ferree per poi lasciarsi andare a delle abbuffate senza fine. C’è chi è alla ricerca della dieta perfetta. C’è chi si imbottisce di pastiglie pur di non sentire la fame e liberarsi di quei centimetri di troppo. C’è chi mangia e poi si sottopone a ore e ore di allenamento stressando il fisico, pur di bruciare le calorie ingerite.

Insomma una vera e propria atmosfera di vuoto che si esprime attraverso comportamenti individuali dettati dalla propria natura. Incontrare le persone di oggi permette di osservare che nell’80% di loro un disturbo alimentare è presente.

Perché? Difficile spiegarlo se non con la mancanza reale di riconoscimento, accoglienza e partecipazione. Oggi siamo in un mondo, dove si è: uno, nessuno, centomila. Abbiamo perso l’identità singola, vogliamo assomigliare all’influencer di moda o al bel tenebroso che si posta con il suo addome tartarugato. Siamo in guerra con il nostro corpo se non risulta come lo immaginiamo, così viene sottoposto a torture continue.

Non c’è più una base sicura su cui appoggiare la propria vita, dove tornare trovando un luogo rassicurante, dove sentirsi compresi, accolti e rassicurati.

È tutto virtualità dai sentimenti alle esperienze, dalle conoscenze agli amori.

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