Domenica, 26 Settembre 2021
Psicodialogando

Opinioni

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A cura di Barbara Fabbroni

Come riconoscere il vero amore

Amare l’imperfezione dell’altro(a) fa entrare nella sua narrazione di vita così che ogni sua cicatrice è memoria ed emozione, possibilità e speranza. Dal blog Psicodialogando di Barbara Fabbroni

L’uomo e la donna giusta esistono (l'un per l'altra)? Diciamo che è una divertente illusione un po' come pensare al Principe Azzurro o alla Principessa delle favole. La domanda sorge spontanea: come può essere amore vero se non passa attraverso la perfezione?

L’importante, per trovare l’amore e l’unicità, è non disdegnare qualche difettuccio che rende quella persona unica. Infatti, amare l’imperfezione dell’altro(a) fa entrare nella sua narrazione di vita così che ogni sua cicatrice è memoria ed emozione, possibilità e speranza. La perfezione è come una fotografia d’autore, un fermo-immagine che cattura un momento, crea un’emozione ma si dimentica della vita, del vissuto, della presenza autentica di essere in due in un mondo in movimento. Amare la perfezione senza macchia rende tutto riduttivo, privo di significato, qualcosa da ammirare ma poi tutto resta immobile.

La vita di per sé è complicata e nemmeno l’amore è una passeggiata, ma l’amore esiste e si può proteggere dall’usura e dalla monotonia. Come? Adottando una prospettiva nuova sul significato e la densità dell’amore, su ciò che si pretende da sé stessi, sulla libertà che si perde imprigionandosi nella ricerca della perfezione astratta, ad ogni costo. Ogni relazione ha le sue difficoltà. Le difficoltà nascono dalle diversità, dall’essere l’uno con un bagaglio di vissuto diverso dall’altra. L’incontro mette a contatto due persone con la loro individuale storia, con i propri dolori, esperienze, fatiche, è normale che qualcosa non coincida con le aspettative, che emerga qualche difetto, qualche imperfezione. La prima cosa che si pensa è: “non è la persona giusta”. Nulla di più sbagliato! La persona giusta non esiste. La persona diventa giusta solo se l’incontro mette in contatto due soggetti che creano uno spazio comune dove nulla prevarica e nulla giudica. È lo spazio del Noi, un territorio incontaminato dove costruirsi insieme affrontando i limiti e le imperfezioni di ognuno.

«Credo che la più bella immagine dell’altro sia data dalla sua imperfezione. È l’incontro con la sua memoria storica, per dirla col filosofo Martin Buber. Una risorsa e non un handicap», scrivo nel mio primo romanzo L’amore, forse, Edizioni Croce.

Poiché «ci si può innamorare dei difetti dell’altra persona, perché è il difetto, la cicatrice, la sbeccatura, che rende speciali. L’amore è vita. Ci fa essere. Senza carezze d’amore la spina dorsale dell’essere umano avvizzisce. Cerchiamo il romanzo: spinti dall’input romantico non ci aspettiamo la realtà dell’amore. La sfida è vivere il sogno, ma radicati nella realtà. L’amore si colloca in questa ambivalenza: soddisfare i bisogni profondi, rispettando limiti e imperfezioni, di sé, dell’altro e della relazione», continuo nel mio lavoro. 

Bisogna ricordarsi che l’altro è unico, non ha il compito di renderci felici. La felicità è una ricerca personale che non può essere delegata in toto al proprio compagno(a). L’amore ha bisogno di cura, attenzione, progetto e tempo, dentro una storia. Il vissuto è una mescolanza misteriosa e coinvolgente che unisce per sempre o separa poiché l’incontro perfetto di una storia imperfetta deve ancora accadere. L’uomo giusto così come la donna giusta c’è basta solo saper sentire e guardare oltre l’apparenza.

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