My two cents

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I migranti non sono "il" problema di Arezzo

Mi è parso strano sentire da un amico, persona tutt’altro che superficiale, asserire con convinzione: “Dai, i reati più gravi ad Arezzo li commettono i migranti clandestini africani”. Sono rimasto interdetto. A suffragio della tesi mi ha portato...

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Mi è parso strano sentire da un amico, persona tutt’altro che superficiale, asserire con convinzione: “Dai, i reati più gravi ad Arezzo li commettono i migranti clandestini africani”. Sono rimasto interdetto. A suffragio della tesi mi ha portato due recenti casi di cronaca: l’arresto di uno spacciatore e quello di un uomo accusato di stupro.

Così mi sono messo a riflettere. Negli ultimi anni, nell'Aretino, ci sono stati alcuni gli omicidi volontari: un ragazzo di 18 anni che ha sparato al babbo, altre due tragedie familiari in cui la moglie ha ucciso il marito, un figlio che ha ucciso la madre prima di togliersi la vita a sua volta, un ragazzo che ha massacrato una ragazza poco più grande perché ricattato dopo un rapporto sessuale. C’è stato un delitto di sangue in ambito circense. Una donna morta dopo che le aveva dato fuoco il compagno. Un regolamento di conti fuori da una discoteca. Nessun africano clandestino. Tutti italiani e un albanese. C’è un solo africano recentemente condannato per omicidio, non è clandestino ma è un prete.

Vogliamo parlare di stupri? Evito un altro elenco della spesa, anche qui la maggior parte degli episodi, e in particolare quelli inequivocabilmente più turpi, si consumano tra le mura domestiche. Tra le decine di casi degli ultimi tempi, mi potrei sbagliare e sono pronto a fare ammenda, me ne tornano in mente tre con africani clandestini, tra cui l’ultimo in zona Cappuccini. Caso grave. Come lo è l'altro caso più recente della Valdichiana, in cui l'accusato di stupro è un 37enne del luogo.

Penso poi ai reati predatori, il furto più clamoroso degli ultimi anni l’ha messo a segno una guardia giurata. Italiana. Beh, poi ad Arezzo è fallita una banca. Ci sono famiglie che ci hanno rimesso decine di migliaia, se non centinaia di migliaia di euro. Quella banca era una sponda per l’economia del territorio, per le aziende e per i posti di lavoro aretini: ma un’allegra gestione ne ha determinato la fine. E per questo disastro non ci sono africani clandestini responsabili.

Parliamo di droga: Arezzo è uno degli hub del centro Italia. Arrivano partite importanti di cocaina ed eroina, oltre che di hashish e marijuana, attraverso traffici internazionali che, in zona, sono gestiti da organizzazioni scaltre ed equipaggiate fatte da criminali dell’est, italiani e nordafricani. A volte le forze dell’ordine riescono a portarne alla luce le ramificazioni dopo mesi e mesi di complesse indagini. Sono loro i signori della droga, che col business degli stupefacenti si arricchiscono e riescono a far vita da nababbi fino a che non vengono scoperti. Per lavorare con profitto nell’ombra, mettono in piedi piramidi gerarchiche che vedono, stavolta sì, i clandestini africani al gradino inferiore. Sono questi ultimi quelli che spacciano al dettaglio nei parchi e in strada, vendendo le dosi a tossicodipendenti disperati ma anche ai ragazzi dell’Arezzo migliore. I dettaglianti sono usati come bassa manovalanza proprio perché clandestini, con poco o nulla da perdere. Ed è un sistema perverso il nostro: l’incapacità di gestione dei flussi migratori nel lungo periodo, tra pastoie burocratiche e insipienza di chi ha (e ha avuto) in mano il paese, crea una vasta zona d’ombra, emarginata e senza futuro, in cui la criminalità può attingere a piacimento. Questo è un problema, da affrontare di petto e alla radice.

“Sì però gli africani clandestini creano allarme sociale”. Posto che esistono zone cittadine più o meno soggette alla microcriminalità - spaccio e scippi -, le risposte puntuali agli episodi e anche la presenza costante delle forze dell’ordine, come recentemente è avvenuto a Saione, abbattono notevolmente la percezione di incertezza. Ma fuori dalle zone calde, resta diffusa l’insicurezza, quella che prende anche me. E non perché in un bar del centro di Arezzo quattro anni fa mi hanno rubato gli occhiali da sole. E non perché due anni fa in via Oberdan mi hanno aperto la macchina - con mia moglie che era a due passi - rubando quel po’ che c’era. Ah, credo proprio che avere una pistola, in entrambi i casi, non mi avrebbe aiutato. Avrebbe aiutato a fare un gran casino, certamente. Le mie preoccupazioni degli ultimi 10 anni, quelli della”grande crisi”, vengono invece dalla disoccupazione che ho vissuto per qualche mese, dalle difficoltà ad accendere un mutuo in banca, dalla gente raccomandata che mi è passata avanti. E penso sia un discorso valido per tante altre persone di Arezzo.

Credo che l'allarme che agita i nostri spiriti - per noi, per le persone a noi care, per i nostri anziani e i nostri bambini - nella maggior parte dei casi sia dovuto a fattori come problemi economici, tasse, riduzione di welfare e corruzione. Esserne consapevoli è il primo passo per iniziare a cambiare, davvero, le cose.

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@MattiaCialini

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