My two cents

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Nessun catastrofismo, ma adesso basta sottovalutare

Avrei voluto intervistare il direttore di Malattie Infettive del San Donato, Danilo Tacconi, per farmi spiegare la situazione. Mi ha scritto che non può sottrarre un solo minuto ai suoi pazienti, aggiungendo: "E' veramente dura"

Sono ottantasette i pazienti Covid all'ospedale San Donato di Arezzo. Di cui dodici in terapia intensiva. Sono bastati pochi giorni per passare da una situazione di relativa calma a livello di guardia. Nonostante le raccomandazioni. Nonostante gli appelli. Ripetuti più volte.

Il comune di Arezzo e il resto della provincia rischiano misure di contenimento severe perché, in un modo o nell'altro, i contagi che a inizio estate erano stati tenuti a bada con i sacrifici del lockdown, sono aumentati considerevolemente. Arrivati con i rientri dall'estero e dalla vacanze, propagatisi per il mancato rispetto delle regole di prevenzione (tre e molto semplici: distanziamento, mascherina, igiene frequente delle mani), oggi stanno esplodendo: se il numero di contagi è relativo (+252 ieri ma con migliaia di tamponi), con la maggioranza di asintomatici e paucisintomatici, il dato sull'esaurimento dei posti in rianimazione è oggi la spia da monitorare. Perché la tenuta degli ospedali - in questa fase pandemica - è tutto. Perché se non regge la sanità pubblica (e Bergamo dovrebbe insegnare) accadono le tragedie.

Ecco, per Arezzo e la sua provincia è davvero finito il tempo delle lamentele sul supposto terrorismo mediatico, delle minimizzazioni, delle negazioni di evidenze. Avvertire delle conseguenze nefaste di determinate azioni, come successo su queste colonne virtuali dalla scorsa primavera con interventi autorevoli, come quelli del professor Caremani, più volte, del direttore di Malattie Infettive dell'ospedale San Donato Danilo Tacconi o di quello di Terapie Intensive Marco Feri, non è stato catastrofismo. Ma un modo per indicare la strada per evitarle, le catastrofi. Se poi fosse andato tutto bene, avremmo tirato tutti un sospiro di sollievo. Magari con la consapevolezza di aver contribuito a direzionare il destino di una comunità attraverso la responsabilità e il senso civico, nel migliore dei mondi possibili. Più realisticamente, con la memoria corta di chi se ne frega del pericolo scampato: come accaduto in estate, del resto. Ma poco importa, adesso.

Purtroppo, nonostante tutto, i messaggi di scetticismo sono ancora molti (qui sotto un esempio raccolto ieri, giorno del +252, sulla nostra fanpage facebook). La seconda ondata è arrivata, siamone consapevoli. Proprio ieri, prima di conoscere la reale gravità della situazione al San Donato, avrei voluto intervistare il direttore di Malattie Infettive, Danilo Tacconi, per farmi spiegare la situazione. Mi ha scritto che non poteva sottrarre un solo minuto ai suoi pazienti, aggiungendo: "E' veramente dura adesso". Con la rabbia e la preoccupazione di chi sa che quanto è stato detto (e ripetuto) è stato ascoltato poco, male. Oppure completamente disatteso.

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Nato nel 1983. Giornalista, di bufala adoro solo le mozzarelle. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002.

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