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A cura di Mattia Cialini

IL COMMENTO | Click day e voucher campi estivi: cosa c'è di veramente sbagliato

Non voglio contestare ideologicamente quello che l'amministrazione ha fatto, vorrei provare, costruttivamente, a mettere in chiaro quali sono le criticità della misura e delle modalità in cui è stata fatta la distribuzione. E magari provare a fare diversamente la prossima volta

Sono uno dei genitori rimasto a bocca asciutta dalla mancata erogazione da parte del Comune di Arezzo dei voucher estivi per le attività dei bambini fino a 14 anni. Metto così subito le cose in chiaro: parlo da padre, più che da giornalista, e do la mia opinione. Non voglio contestare ideologicamente quello che l'amministrazione ha fatto, vorrei provare, costruttivamente, a mettere in chiaro quali sono le criticità della misura e delle modalità in cui è stata fatta la distribuzione. Lo faccio a freddo, per evitare che la frustrazione - di stare a schermo mezzora e poi non riuscire a ottenere quanto, in teoria, mi poteva spettare - parli al posto della razionalità. Non è un editoriale bilioso al grido di "vergogna": sarebbe stato molto più facile da scrivere e meno noioso da leggere. E' solo un umile suggerimento, per provare a fare le cose diversamente la prossima volta. 

La modalità del click day

Anzitutto le modalità: click day dalle 9 del 15 giugno. Alle 9, l'alta concentrazione di tentativi di connessioni contemporanei, senza una modalità che permettesse una coda, ha fatto saltare l'accesso al sito a molti utenti. Qui si tratta di infrastruttura digitale: prima di attivare un click day, bisognerebbe sapere cosa attendersi quando ci sono tanti accessi insieme. Qual è stato il risultato? Che la maggior parte delle persone, quando il sito è stato di nuovo raggiungibile, hanno trovato già esaurito il plafond messo a disposizione. Il criterio di assegnazione? La fortuna, la possibilità di stare mezzora a schermo e ricaricare in continuazione la pagina. Il paradosso è che c'è chi ha preso il permesso al lavoro per ottenere una misura che, in teoria, dovrebbe sostenere i genitori lavoratori.

La misura

Il plafond da 200mila euro è andato esaurito in 20-25 minuti. Evidentemente c'è stata una richiesta molto più alta rispetto al valore delle risorse messe a disposizione. Di quanto si parla? Per i bambini 3 mesi-3 anni, che ad Arezzo, fonte Istat, sono circa 3mila, c'erano 35mila euro a disposizione. Ovvero 233 buoni, meno di 1 ogni 10 bambini. 165mila euro erano poi destinati agli altri, fino a 14 anni. In questo caso, forse la media si alza un po'. Complessivamente sono stati distribuiti, dice il Comune, 1.200 buoni. Ovvero 150 euro a bambino. Ma i bambini della fascia di età considerata nell'Aretino sono 12mila: il buono è toccato, in maniera aleatoria, a 1 ogni 10.

La mancata copertura

C'è un grosso problema a monte: l'annuncio dell'erogazione era stato questo: "Si parte con 200mila euro e siamo disposti anche a valutare ulteriori investimenti se servirà perché ciò che conta è che i ragazzi siano immersi in esperienze belle e le famiglie sostenute nel fare fronte economicamente a una esigenza primaria. 150 euro per ogni figlio messi a disposizione dal Comune per attività ricreative scelte liberamente dalle famiglie – spiega la vice sindaca Lucia Tanti – una cifra che copre, in media, dalle due alle quattro settimane di attività che sono a carico del Comune così da alleggerire economicamente le famiglie che in estate conciliano con difficoltà il lavoro, le loro ferie, le scuole chiuse". L'aspettativa creata, secondo me, era quella di una misura a disposizione di tutte le famiglie o quasi. Io, come tutti gli altri genitori, avrei dovuto fare due conti preventivamente, capendo che con 200mila euro sarebbero stati ben pochi i bimbi beneficiari. Questa la prima grossa criticità della comunicazione della misura.

La seconda è che con 150 euro si copre meno tempo nei campi estivi di quanto promesso. Quattro settimane è un miraggio. Si parte da 50 euro a settimana e si arriva anche a 170, con pranzo e pomeriggio incluso. In media una famiglia spende, realmente, tra 200 e i 400 euro al mese d'estate. E con pranzo e tempo pieno i costi aumentano. Questa è un'altra aspettativa eccessiva creata.

Il problema delle aspettative create e frustrate dalla realtà dei fatti è che generano estremo malumore, quello che si registra da ieri da parte dei tanti genitori di bimbi esclusi. E lo dico cercando di essere costruttivo: il malcontento non si argina affatto dicendo "noi abbiamo fatto qualcosa, altri non fanno niente". Quest'ultimo aspetto, sottolineato da Lucia Tanti in un post social, può essere vero. E può essere certamente lodevole che il Comune faccia qualcosa per le famiglie. Eppure quella frustazione resta: perché quei 150 euro, per come era stato lanciato il progetto, rappresentavano per i genitori più un diritto che una possibilità da "gratta e vinci". 

Nelle comunicazioni post click day il Comune invece rivendica un successo che i genitori esclusi (potenzialmente il 90%) non avvertono affatto, anzi. E l'aumento di altri 800 buoni per arrivare a un totale di 2000 (che coprirebbe 1 bambino su 6) non credo ne plachino la sensazione degli esclusi, se farà seguito a un altro ansiogeno click day. Il Comune dice che non sarebbe comunque incrementabile il plafond, perché sarebbero coperti tutti i posti delle associazioni accreditate: 2000. Però non è una verità: con 150 euro, in alcuni casi, si riesce a coprire una settimana, poco più. Luglio e agosto contano 8 settimane. E ci sono associazioni che promuovono attività anche a settembre. Insomma, a occhio e croce, volendo, si potrebbe coprire l'intera platea dei genitori aretini con figli fino a 14 anni, considerando i 2000 posti moltiplicati per tutte le settimane d'estate.

Si dirà: i soldi a disposizione sono quelli e non di più. Va benissimo. E allora, umilmente, suggerisco un minimo di criterio nell'assegnazione, proprio per evitare l'ondata di malcontento. Isee basso (visto che poi ci sono queste situazioni paradossali, e poi ci chiamano in redazione genitori che hanno ottenuto il voucher, i quali, mossi da solidarietà, vorrebbero mettere il loro buono a disposizione di chi è maggiormente in difficoltà), genitori lavoratori, etc: a costo di renderla un po' più burocratica ma più giusta. Io credo che per il nostro lettore generoso, come per tutti gli altri genitori esclusi, sarebbe stato molto più facile da accettare un criterio di assegnazione premiante delle oggettive difficoltà, piuttosto che la vittoria alla lotteria del click day.

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