L'Italia fragile ha bisogno di interventi forti e per Arezzo il sindaco Ghinelli dice il vero

Con un titolo azzeccato la Nazione edizione nazionale ha aperto con "Italia Fragile". Ecco, quelle parole dicono certamente la verità, perché l'Italia è fragile quando c'è un terremoto o quando piove troppo anche per poche ore. Ormai la fragilità...

arno-san-giovanni

Con un titolo azzeccato la Nazione edizione nazionale ha aperto con "Italia Fragile". Ecco, quelle parole dicono certamente la verità, perché l'Italia è fragile quando c'è un terremoto o quando piove troppo anche per poche ore. Ormai la fragilità è conclamata e aumenta di anno in anno, sopratutto quella legata alle inondazioni.

Anche a livello locale non siamo messi bene. Ad Arezzo, per esempio, ci sono molte zone che vanno troppo facilmente sott'acqua.

Il clima sta inesorabilmente cambiando per via del riscaldamento della terra e delle sue acque, ma nessuno si preoccupa, se non a parole, di invertire la rotta per quel che riguarda i gas serra e le conseguenze sono quelle che vediamo e viviamo troppo spesso.

Purtroppo non si vede all'orizzonte la possibbilità concreta di un miglioramento, ma semmai il contrario. Sempre di più sono gli eventi estremi che mettono alla prova un territorio troppo spesso abbandonato e non più curato come una volta.

A livello nazionale bisognerebbe prendere atto che le grandi opere da fare sono quelle composte da tanti piccoli lavori coordinati disseminati nel territorio. Dagli interventi nelle costruzioni delle zone a rischio sismico, al riordino fondiario, alla cura dei fiumi e delle colline.

Altro che ponte sullo stretto!

Ad Arezzo c'è una situazione complessa nella quale giocano molti fattori. Al territorio abbandonato intorno alla città, vanno ad aggiungersi luoghi altimetricamente depressi dai quali è impossibile togliere l'acqua. Le aree di pianura intorno a viale Santa Margherita sono tra queste. la forte presenza di nutrie nel fosso accanto a quella strada racconta di acque che non scolano e della loro presenza costante nel fosso/fiume. Ci sono poi le aree alla fine di via Vittorio Veneto che soffrono anche loro di troppa pianura senza veri sbocchi, così come quelle dalle parti di via Tarlati, di via Anconetana o ai piedi di Antria ecc.

In molti credono che basti un fosso in più a portare via l'acqua, ma non è così, a meno che non si voglia salvare un'abitazione a discapito di altre. La pulizia è certo indispensabile, sia dei fossi che delle caditoie, ma il problema è ben più grave. In molte zone non ci sono fognature in grado di raccogliere l'acqua che piove per un temporale nemmeno trascendentale e nelle aree più depresse non c'è modo di portare acqua alle fognature se non con le pompe...

la questione è piuttosto semplice e allo stesso tempo di difficile soluzione. Se il livello dell'acqua dei nostri fiumi e torrenti è più alto di quello delle fogne, queste ultime non scaricano. Stop.

Fa bene il sindaco Ghinelli a sollevare il problema del sistema fognario cittadino da ripensare, ma sa benissimo anche lui che difficilmente si potranno risolvere questioni idrogeologiche complesse, anche spendendo parecchi milioni per fognature più capaci e diversamente collocate.

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Intanto, però, si potrebbe cominciare a pulire con costanza le caditoie della città e dei dintorni, così almeno l'acqua che potrebbe defluire lo farebbe...

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