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Sabato, 15 Giugno 2024
Libriamoci

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A cura di Gabriele Grazi, Paolo Borghesi e Francesco Bartolini

“Cuore di Tenebra”: il romanzo culto che ha ispirato artisti e segnato generazioni

Il mio consiglio di lettura: cestinate tutto, ovviamente compresa la mia recensione, e immergetevi nel cuore delle tenebre

Recensione “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad ed. Feltrinelli

“Cuore di Tenebra” è il romanzo che ha inspirato Francis Ford Coppola per il celebre film “Apocalypse Now” con gli straordinari Martin Sheen e Marlon Brando. Prende spunto da vicende vissute da Conrad stesso, che prima di divenire scrittore era un marinaio che navigò anche le acque del fiume Congo a fine ottocento. Qui è ambientato il cuore della storia. Narra l’ossessione del narratore Marlow (quasi tutto il libro è un flusso di coscienza in prima persona) per il mito di Kurtz, commerciante di avorio impiantatosi nell’Africa nera e divenuto leader di popolazioni locali che lo venerano come un dio. Marlow a bordo della sua imbarcazione risale il fiume per trovarlo e confrontarsi con questo essere leggendario. Il libro quindi è una lunga attesa in funzione di questo incontro con un fantasma che aspetta di prendere corpo e parola dopo le tante testimonianze del suo operato. Ha impiantato un regno del terrore con i suoi fedeli pronti a tutto per soddisfare il deviato volere del loro signore che è spinto verso il cuore delle tenebre, quel luogo oscuro e impermeabile dove la violenza diventa sconfinata e rompe ogni argine della morale e dell’etica, come un buco nero che divora le galassie della nostra visione del mondo. Eppure giunti al momento del loro incontro non si sa esattamente cosa si dicano. Questa scena topica sfuma in poche righe che sembrano appena abbozzate, tutto sommato vuote, dove lo sguardo piccolo borghese non riesce a contenere quel momento di presunta grandezza. Mi ha lasciato questo pensiero: la visione di Dio in molte civiltà e rispettive religioni è inconcepibile. Noi occidentali lo abbiamo invece reso umano, dagli accoppiamenti degli dei greco-latini fino all’arte cristiana del medioevo e rinascimento, ma forse l’insondabilità della divinità se non più visiva si è incarnata in una forma verbale. Non si può sentire la sua voce se non indirettamente, e come tutte i filtri perde la potenza primigenia, lasciando alla radice sempre lei: la paura della morte. Essa ci sposta vicino a chi o cosa promette l’immortalità, e la violenza è il feticcio per sconfiggere la paura, per sentire fisicamente quella potenza primitiva. Quello che promettono i leader come Kurtz con il loro carisma magnetico, che dovrebbe essere repellente eppure ci attrae in maniera istintiva, è di aiutarci a conoscere quel qualcosa in più, quell’altrove che non può non esistere per non sprofondare nella cupa disperazione o follia esorcizzando il demone. Ma loro stessi forse custodiscono una verità: non c’è niente, solo la spietatezza per prendersi tutto il presente senza significato. Questa la mia chiave di lettura, ma ne potrete trovare a bizzeffe: il saggio posto a chiusura dell’edizione italiana ci parla dell’uomo che per troppa forza sconfina oltre l’umano e diventa animale e dio, come in Faust o in Hannibal; nella quarta di copertina si parla della cultura che va in mille pezzi quando entra in contatto con l’altro e di una disputa con Dostoevskij sull’assenza di Dio. Oppure è la foresta, una delle vere protagoniste del romanzo, che reclama il suo dominio sul mondo rispetto alla nostra giovane e sciocca specie. O ancora un viaggio dentro la psiche, dove il cuore degli uomini appare sempre uguale in un fiume che ci conduce nell’ignoto, che è stato più volte incarnato dallo Stige al Nilo dei Faraoni, dal Tigri ed Eufrate alle Foreste pluviali dei cannibali, dai Khmer Rossi alle selve tedesche degli anni ‘30. Da qui il mio consiglio di lettura: cestinate tutto, ovviamente compresa la mia recensione, e immergetevi nel cuore delle tenebre.


 

“Cuore di Tenebra”: il romanzo culto che ha ispirato artisti e segnato generazioni

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