Venerdì, 30 Luglio 2021
Lettori Selvaggi

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A cura di Elena Giacomin

laureata in Lettere e filosofia, indirizzo Storia dell’arte, si occupa dal 2006 di progetti interculturali e di educazione alla cittadinanza rivolti a bambini e ragazzi in collaborazione con associazioni, scuole ed enti pubblici. Nel 2013, assieme ad Anna e Barbara, ha aperto ad Arezzo la libreria specializzata per bambini e ragazzi La Casa sull’albero, di cui coordina i progetti formativi e di promozione alla lettura

Lettori Selvaggi Via San Francesco

Peggy Guggenheim e quella vita a colori che tutti sognano, i consigli per la lettura di Elena

#LettoriSelvaggi è una rubrica sui libri per i più piccoli curata da Elena Giacomin, libreria La casa sull’Albero.

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Peggy Guggenheim. La mia vita a colori, Sabina Colloredo, Einaudi Ragazzi

Pubblicato per la prima volta nella storica collana Sirene di El edizioni, Peggy Guggenheim. La mia vita a colori è un romanzo biografico che racconta ai più piccoli la vita avventurosa di Peggy Guggenheim, mecenate dei più grandi artisti delle avanguardie del secolo scorso, collezionista leggendaria, donna anticonformista e coraggiosa.  La ricostruzione di Sabina Colloredo parte dal 1909 quando Marguerite, detta Peggy è un'adolescente di 11 anni dal temperamento vivace ed indomito. La ragazza è parte di una delle famiglie più ricche ed eccentriche degli Stati Uniti, ha due sorelle, non va d'accordo con la mamma, mentre nutre una vera e propria venerazione per il padre.  Peggy cresce sotto la rigida morsa educativa materna con la convinzione di essere goffa come una giraffa, soprattutto quando si paragona alla bellissima sorella maggiore.  A Peggy la vita nell’austero palazzo newyorkese a quattro piani, fatta di vestiti di mussola e passeggiate a Central Park con le governanti, va stretta. La ragazza non vuole limitarsi a spendere tutte le sue energie a cercare un marito, è mossa da una curiosità intellettuale e da uno spirito avventuroso che la portano a trasgredire spesso le regole.

"Tutta la ricchezza dei Guggenheim mi riempiva lo stomaco, l'armadio e la casa, ma non quella sensazione di vuoto che sentivo quando, sdraiata sul letto, mi lambiccavo il cervello su cosa avrei fatto della mia vita".

La passione per l'arte è tenuta a battesimo da suo padre che si fa accompagnare nei viaggi a Washington, Boston, Baltimora e che la stimola ad ammirare la sua collezione d’arte privata. Peggy per sfuggire alla madre passa le giornate tra i quadri di papà e si accorge che "quei ritratti che mi osservavano senza giudicarmi, attraverso la barriera dei secoli, mi trasmettevano una grande serenità. L'odore di colori, trementina e legno che si respirava nella galleria mi dava un senso di pace, e soprattutto costituiva un tenue filo tra me e papà che si trovava in Europa".

Due gli episodi che lasceranno un segno indelebile nella formazione di Peggy: la perdita dell'adorato padre morto nel naufragio del Titanic il 14 aprile 1912 e la frequentazione di Lucile, insegnante fuori dagli schemi, suffragetta convinta che la incoraggerà a leggere Ibsen, Turgenev, Oscar Wilde, Tolstoj e che le procurerà un lavoro nella storica libreria Sunswise Turn. Peggy volta pagina e conosce quello che sarebbe diventato il suo primo marito, Laurence Vail, pittore dadaista da cui ha i due adorati figli Sinbad e Pegeen. Si sposa a Parigi nel 1922 e comincia a frequentare i salotti bohémien, conosce e stringe amicizie con i primi artisti dell'avanguardia europea, molti dei quali emigrati statunitensi: Man Ray, Constantin Brâncu?i, e Marcel Duchamp. Nel gennaio del 1938, a Londra, inaugura la galleria Guggenheim Jeune, Guggenheim giovane per distinguerla dal museo newyorkese dello zio Solomon. Nella vita di Peggy spirano i venti della seconda guerra mondiale e il romanzo si sofferma sull'impegno profuso dalla nostra ereditiera ribelle, a rischio della sua stessa vita, per contrastare la follia iconoclasta del nazismo e salvare quadri e sculture. Perché l’arte è per Peggy l’anima del mondo e lei non lascerà che venga sepolta dalle macerie della barbarie.

Nel 1948 partecipa alla biennale di Venezia con la sua collezione, consacrandosi definitivamente nell'ambiente dell'arte, destando non poche polemiche, in quanto donna autodidatta che decide di sconfinare in un campo, il collezionismo, dominato da uomini e accademici. E poi c'è la Galleria newyorkese Art of this Century, aperta nel 1942 quando è sposata con Max Ernst, la cui mostra d'inaugurazione viene ancora ricordata per l' allestimento che abbatteva ogni barriera tra spettatore e opera. Poi l'amicizia con Pollock, Calder, Tanguy e gli ultimi anni trascorsi a Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni, che donerà, assieme alla sua intera collezione alla Fondazione Solomon Guggenheim dopo il rifiuto del Comune di Venezia.

La copertina del libro è disegnata da Sara Not e ritrae Peggy tra un mobile di Calder in compagnia dei suoi amati cani terrier Lhasa. Il libro va ad arricchire uno scaffale della libreria sempre più affollato, quello dedicato alle storie vere di personaggi illustri e ne consigliamo la lettura a tutte le “ragazze che amano leggere”.

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