Lettori Selvaggi

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A cura di Elena Giacomin

Centro Storico

La Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba

#LettoriSelvaggi è una rubrica sui libri per i più piccoli curata da Elena Giacomin, libreria La casa sull’Albero

Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba, Ilide Carmignani, Salani

"Uno scrittore senza gatti è come un cieco senza bastone" leggiamo tra le pagine di “Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba”, un romanzo che racconta ai più giovani (ma è godibilissimo anche dagli adulti) la vita del grande scrittore cileno. Il libro non solo è la biografia di uno dei più grandi scrittori della nostra epoca, ma è anche un romanzo che dà voce ad alcuni degli indimenticabili personaggi nati dalla sua penna, oltre che un omaggio al rapporto speciale che lo scrittore aveva con gli animali, i gatti in particolare.
A ben pensarci è davvero lunga la lista degli scrittori che vantano un rapporto privilegiato con i felini, un elenco copioso di albi e romanzi ne sono la vivida testimonianza, uno scaffale nutrito a cui oggi possiamo aggiungere anche questo libro firmato da Ilide Carmignani, traduttrice ed amica di Luis Sepúlveda, che è partita proprio dall’intesa che lui aveva con gli animali per raccontare ai ragazzi la sua vita.
È proprio Diderot di Amburgo, un gatto bibliotecario che vive in un bazar di proprietà del suo umano Harry, vecchio marinaio, che raccoglie le memorie di Luis, detto Lucho. Un racconto che parte dall’infanzia a Santiago, per arrivare al primo amore, fino all’incontro con Carmen Yáñez, compagna per la vita, passando per la passione per la fotografia, il cinema, la radio, il giornalismo.
Ampio spazio trovano le vicende politiche che coinvolgono il cileno errante fin da giovane, la militanza nel partito comunista, il sostegno ad Allende, il tragico golpe che lo costringerà all’esilio, ma anche la sua lunga esperienza in Amazzonia accanto agli indios shuar, fino all’arrivo ad Amburgo, dove, in una realtà tutta nuova, inventerà la favola della gabbianella per far addormentare i suoi tre bambini.
Ilide Carmignani ha costruito un romanzo che ha molte stratificazioni, una matriosca di narrazioni e riferimenti che ne rendono la lettura davvero piacevole e stimolante. Un libro che è anche un omaggio allo scrivere. "Scrivere mi piaceva molto, sentivo che dava il potere di conservare intatti i sogni, di non dimenticarli" dice Lucho seduto di fronte alla sua Underwood riflettendo assieme a Diderot ed al lettore su quanto scrivere sia anche un atto politico, un gesto di resistenza e contrapposizione al potere.
Un romanzo che, come ha giustamente sottolineato Nadia Terranova sulle pagine di Tuttolibri, riesce nel difficile intento di far sua quella capacità speciale che era di Sepúlveda di saper parlare allo stesso tempo a grandi e piccoli.
Una lettura coinvolgente e per nulla banale che abbiamo inserito nelle nostre bibliografie per l'estate perché siamo sicure che sarà apprezzata sia dai lettori che conoscono l'opera di Sepúlveda, ma che potrà costituire allo stesso tempo una chiave d'accesso preziosa per chi ancora non lo conosce.

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