La stampa deve riflettere e cambiare strada

In Italia abbiamo troppe testate giornalistiche rispetto ai lettori reali e anche potenziali. Questo perché un tempo molte più persone leggevano quotidiani cartacei, sia per una vera o presunta autorevolezza di questi ultimi (che è andata comunque...

Quotidiani

In Italia abbiamo troppe testate giornalistiche rispetto ai lettori reali e anche potenziali. Questo perché un tempo molte più persone leggevano quotidiani cartacei, sia per una vera o presunta autorevolezza di questi ultimi (che è andata comunque scemando di anno in anno), sia perché la comunicazione via web, professionale o meno che sia, non esisteva o era ai primi vagiti.

Siamo arrivati al punto che per contendersi i pochi lettori rimasti si ricorre agli espedienti più bassi, a cominciare dagli improbabili gadgets allegati in edicola, per arrivare alle notizie gonfiate, maliziosamente interpretate o addirittura inventate di sana pianta.

Non occorre fare molti esempi per dare forza alle parole appena scritte, perché tutti sanno o almeno sospettano che si giochi spesso sul filo del rasoio della notizia. Il caso dei vergognosi (giornalisticamente) titoli di Libero sta lì a dimostrarcelo quotidianamente.

In queste ore quel che mi ha colpito riguarda come è stato trattato lo scontro tra il PD (Renzi, in particolare) e il Governatore della Banca d’Italia Visco.

La Nazione (QN) titola in prima pagina nazionale: “ Renzi spara su Visco ma l’arma fa cilecca. Neppure un voto in più.”

“Renzi spara su Visco” ci può stare, è gergo giornalistico efficace e sintetico. “…ma l’arma fa cilecca. Neppure un voto in più.” È invece una palese forzatura tendente a prendere posizione contro Renzi prendendolo anche un po’ in giro.

L’arma fa cilecca perché non porta nemmeno un voto? Ma questo cosa vuol significare, forse che l’attacco di Renzi a Visco è stato sferrato solo per interesse elettorale? Ma soprattutto, cosa vuol dire “nemmeno un voto in più.” Forse che si è votato ieri? No di certo, significa che secondo un sondaggio effettuato da un istituto primario (di quelli che poi alle lezioni vere sballano completamente le previsioni), le intenzioni di voto odierne a favore del PD non sono diverse da quelle di qualche giorno fa, prima dell’attacco.

Naturalmente che l’intenzione di Renzi fosse quella di raccogliere un maggior numero di voti è solo immaginata, supposta e sottintesa, ma soprattutto quel che è stato scritto significa che secondo QN un attacco del genere ha senso solo se porta successo elettorale. Senza voler considerare il fatto che nel il titolo di QN non si legge alcun dubbio laddove ne esistono di palesi.

Qualcuno dirà che il fatto non è poi così eclatante, oppure che c’è molto di peggio. Ma è proprio con titoli come questo, più che con le sparate esagerate, che si condizionano quotidianamente le opinioni.

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Perché accade questo? Forse perché le copie cartacee vendute sono dimezzate dal 2007 al 2016? Oppure perché la politica è diventata così bassa da non avere altro scopo che la raccolta di voti? Può essere, ma se vogliamo evitare questa corsa sfrenata verso il basso, gli operatori dei mezzi di informazione devono scrivere più alto, anche perché abbiamo delle responsabilità più importanti rispetto a quelle di portare a casa qualche lettore in più.

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