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Un nuovo regolamento per le sagre aretine...

Lunedì prossimo il Consiglio Comunale di Arezzo approverà un nuovo regolamento per le sagre che si tengono sul proprio territorio. Come si sa negli anni è cresciuto il numero di queste feste paesane che, un tempo legate strettamente al territorio...

AR/MONTEVARCHI-SAGRA DEL POLLO ARROSTO 2015-2

Lunedì prossimo il Consiglio Comunale di Arezzo approverà un nuovo regolamento per le sagre che si tengono sul proprio territorio. Come si sa negli anni è cresciuto il numero di queste feste paesane che, un tempo legate strettamente al territorio e ai prodotti tradizionali dei vari luoghi (sagra della ciliegia a Bagnoro o del porcino a Palazzo del Pero, per esempio), oggi hanno perso, per lo più, questa caratteristica originaria (anche perché poche sono ormai le ciliege a Bagnoro o i porcini a Palazzo del Pero) per diventare, con i nomi più svariati e improbabili, eventi per racimolare soldi con incassi dei quali non sempre si conosce il destino. Tra l'altro la durata di queste sagre, un tempo limitata a un fine settimana, si è dilatata a dismisura, talvolta comprendendo tre settimane.

Naturalmente in un periodo durante il quale i denari pubblici scarseggiano come non mai, nelle frazioni è utile usare certi incassi per garantire la sopravvivenza di una società sportiva minore, oppure per qualche piccolo lavoro di interesse pubblico, o ancora per finanziare un'ambulanza ecc.

Si sa, però, che certe attività commerciali (le pizzerie, sopratutto) lamentano la crescente concorrenza delle sagre che offrono piatti (anche pizze, sia pure spesso di fattura approssimativa) a volte anche di buona qualità.

Ed ecco che a distanza di soli tre anni si rimette mano al regolamento stilato nel 2013 e se ne limita il numero (16 all'anno nel territorio comunale senza doppioni nello stesso luogo) nonché la durata massima di cinque giorni consecutivi.

E' ovvio che quest'ultima decisione non piacerà agli organizzatori delle sagre paesane e a chi con quelle racimola un bel po' di voti politici; piace però certamente alle organizzazioni dei commercianti.

Ma al di là del gioco della politica, è giusto limitarle nei tempi oppure equivale a tagliare le gambe alle frazioni, ai gruppi sportivi minori e alle onlus varie?

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