Il Museo dell'Oro, il Palazzo di Fraternita e piazza Grande

Il governatore Rossi rilancia dal Centro Affari l'idea/progetto di un museo dell'oro aretino, idea/progetto già in pista da tempo, ma che non poteva decollare fino a che non si fossero conclusi i lavori di restauro/recupero degli interni del...

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Il governatore Rossi rilancia dal Centro Affari l'idea/progetto di un museo dell'oro aretino, idea/progetto già in pista da tempo, ma che non poteva decollare fino a che non si fossero conclusi i lavori di restauro/recupero degli interni del Palazzo di Fraternita.

Il museo dell'oro in sostanza esiste già al centro affari e ha solo bisogno di essere spostato in piazza Grande. Aggiungerci qualche opera sarà auspicabile e magari non sarà impossibile impreziosirlo con la presenza del busto di San Donato, trecentesco capolavoro di tre artigiani orafi aretini dell''epoca (attualmente collocato nell'adiacente Pieve di Santa Maria).

Ma è inutile illudersi che tale museo possa costituire, insieme alla quadreria, l'attrazione che permetterà di vivacizzare le presenze in piazza Grande durante i periodi di magra invernali.

Per questo motivo il nuovo rettorato della Fraternita dei Laici, primo Rettore (Pierluigi Rossi) in testa, sta pensando di rendere la cosa ancor più corposa, inserendola nel contesto più ampio di un museo non museo (molto vivo e cangiante, con mostre anche temporanee) sulla nobile storia di Arezzo, la quale non comprende certo la sola oreficeria.

Che si sia d'accordo o meno con questa visione, se la direzione che si intende intraprendere è quella, allora la si espliciti alla Regione e si cerchi di ottenerne comunque l'appoggio, perché sarà quello di chi ha i denari per poter trasformare i progetti in realtà.

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E' chiaro, comunque, che nessun museo aretino più o meno al passo coi tempi risolverà il problema di Piazza Grande. Ben venga, quindi, un buon progetto di tipo museale non raffazzonato, ma il Palazzo di Fraternita avrebbe bisogno d'altro. Per la precisione, secondo me (e non solo), di un accordo con l'Università di Siena capace di portare in Piazza Grande almeno un rametto dei percorsi di studio che attualmente si tengono nella sede del Pionta.

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