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A cura di Barbara Fabbroni

"Arte, social e lampredotto: così racconto l'amore per la Toscana". Intervista a Wikipedro

Pietro Resta da Firenze, in arte Wikipedro, si racconta, tra cultura e curiosità

Pietro Resta è un fiorentino doc come può essere il lampredotto con il suo gotto di vino. Cresciuto in una delle più belle città italiane, Pietro in arte Wikipedro racconta nei suoi itinerari social l’arte, la cultura e le curiosità che si racchiudono nella sua città. Tutto ha inizio su Facebook dove racconta le mille storie e le tante meraviglie artistiche di Firenze con il piglio ironico e scanzonato tipico dei toscani. È un Boccaccio con l’amore divino di Dante Alighieri, con la creatività del Botticelli e la carezza del Brunelleschi. Lui sa emozionare in pochi minuti con i suoi racconti narrativi densi di storia, vita ed emozione. Ogni settimana, con i suoi video itineranti fa scoprire i piccoli e i grandi segreti di una delle città più visitate al mondo: Firenze. Ha scritto un libro “Non sei mai stato a Firenze se…”, per la sua community ha in serbo tante novità.

Wikipedro ad Arezzo

Nella vita che cosa fai?

Faccio video sul web dove racconto di Firenze, la mia città. Adesso sto cercando di allargare alla Toscana, ci sono luoghi bellissimi, ricchi di storia e tradizione.

Quando hai iniziato?

Ho iniziato nel 2017. All’epoca affittavo il mio appartamento in centro a Firenze ai turisti. Desideravo offrire un servizio più completo senza fermami solo alla camera in affitto così facevo il blogger. Tutto è nato così. Dopo un anno, si sono modificate delle cose.

Ovvero?

Ho tolto l’appartamento dall’annuncio per affitti, ho iniziato a fare video senza uno scopo ma solo per divertirmi.

Da questo momento nasce @wiki.pedro?

@wiki.pedro nasce nel 2018. Le mie prime esperienze sui social iniziano su Facebook dove ho una nutrita community, poi arriva Instagram, Youtube e infine TikTok. È stato un crescendo a piccoli passi.

Wiki è da Wikipedia?

Si! In realtà il nome non è farina del mio sacco.

Come nasce?

Grazie a una radio fiorentina, fu la prima a darmi fiducia e a credere in me.

Cosa fecero?

Ritagliavano piccoli frame dei miei video e poi li passavano alla radio. Questo spazio lo chiamavano wikipedro. La pagina che avevo si chiamava Around Florence, loro mi consigliarono di cambiare il nome perché in radio wikipedro stava andando molto forte, funzionava.

E tu?

Testardo come un mulo volevo continuare a chiamarlo Around Florence, fino a quando non mi convinsi. Chiamandolo wikipedro mi accorsi, in brevissimo tempo, del cambiamento radicale. Da lì c’è stata una grande svolta.

Hai studiato storia dell’arte?

No, no, è solo passione. Fin da bambino mi è sempre piaciuta la storia, i re, le guerre, i principi. Poi da grande mi sono appassionato al Rinascimento, anche se tutto ha avvio dalla storia, era l’unica materia dove andavo bene.

Andavi bene solo in storia?

Italiano e filosofia, poi il resto insomma …

Quanto è importante narrare la storia sia dell’arte sia della cultura di una città?

È importante in base al contesto in cui ti trovi. Se lo comunichi sui social devi avere un certo linguaggio, se invece sei a “Porta a Porta” o in una conferenza cambia tutto. Ognuno comunica come vuole l’importante sia fatto con amore e passione. Sui social il linguaggio deve essere più smart, più giovanile.

Di fatto che cosa è importante?

Dire le cose giuste e corrette, la comunicazione è la caratteristica individuale. Non tutti possono vedere un’opera d’arte allo stesso modo. Può piacere o non piacere, può stimolarti un’emozione o una sensazione che può essere diversa da quella di un’altra persona.

Chi è l’autore delle tue storie?

Faccio tutto da solo: sia i testi sia i contenuti. Studio e leggo molto ogni volta che devo costruire un video. Poi rielaboro il tutto seguendo quella che è la mia caratteristica, il mio punto di vista, riformulo il tutto con la mia modalità narrativa e comunicativa. Solo per la parte tecnica ho un ragazzo che mi aiuta.

Quello che fai credi sia un buon modo per far innamorare le persone della storia dell’arte?

Si! Si, certo perché no! Può piacere o non piacere, è un modo attraverso cui trasmettere il tuo punto di vista. Tutte le cose se trasmesse con passione vengono capite e comprese dalle persone, poi sta a loro approfondire o lasciar perdere. 

Il lampredotto dove lo mettiamo?

Ma che spettacolo! Quella è la cosa vera della storia dell’arte. Tutto parte dal lampredotto. Dante senza il lampredotto non avrebbe scritto la Divina Commedia.

E perché?

Dove la prendeva l’ispirazione? Se non ti scende nel gargarozzo il lampredotto con il piccante e la salsa verde non ci può essere ispirazione. Devi essere ispirato da qualcosa sennò non vai da nessuna parte.

Lampredotto con un vinello o una birra?

Ma che birra?? Per l’amor di dio! Gottino di vino rosso e via andare. La leggenda narra che chi mangia il lampredotto con l’acqua passa guai.

Perché?

Il lampredottaio si sente un po' tirato in causa.

Che vuoi dire?

Il lampredotto lo magi, nel frattempo si crea subito un rapporto con il lampredottaio. Tu e il lampredottaio diventi tutt’uno. Non è come essere al ristorante dove mangi e il cameriere ti porta i piatti ordinati, lì sei a contatto con chi ti fa il lampredotto. Ci parli, ci diventi amico, è una poesia. Lui dà per scontato che deve passarti un gottino di vino rosso. Se gli chiedi si risente, il rapporto s’incrina. Come quando chiedi la bistecca cotta bene. Lì ti arriva direttamente uno schiaffo dall’oste.

Gli stranieri sono avvezzi a questa tradizione del gottino di vino?

Gli stranieri non amano molto il lampredotto. Piace agli orientali ma non agli americani. C’è chi vuole provare, ma può fare anche effetto, la prima volta non è semplice, ha un gusto particolare.

Sono più gli uomini o le donne che amano il lampredotto?

Le donne di più. Con lo straniero non me la prendo lo capisco, è una tradizione tutta nostra. Se qualcuno mi chiede di mangiare qualcosa di tipico e lo porto a mangiare il lampredotto, non è semplice.

Tu sei anche una guida turistica?

No assolutamente, a volte mi fermano per un consiglio chiedendomi: dove si può mangiare qualcosa di tipico? Gli consiglio il lampredotto e loro: no, no le budella non mi piacciono.

Al Porcellino oppure?

Il Porcellino è molto buono. Il lampredottaio ha addirittura la tradizione di tagliare il lampredotto direttamente nel pane così prende più sapore. Però il migliore di tutti è Jonathan, il proprietario de I Maledetti Toscani, vicino alla casa di Dante Alighieri. Non poteva che essere lì. Un’ode alla Divina Commedia.

Tua nonna è una partner perfetta?

Quando si parla di cibo. Conosce le ricette fiorentine più tipiche. Su Instagram facciamo delle video ricette insieme. È un personaggio, ma tendo a proteggerla. È molto amata dalle persone, però non la faccio vedere troppo.

Perché?

Perché si abituano. Mentre lei deve rimanere un gioiello prezioso. Un gioiello prezioso non lo indossi tutte le sere te lo metti solo in certe occasioni.

La gente cosa ti dice quando ti incontra?

I follower mi divertono tanto. I ragazzini quando sono tutti insieme iniziano a urlare, mentre se sono da solo a volte mi danno anche del lei, poi girano l’angolo e con il gruppo di amici sono spavaldi. Cosa diversa per gli uomini sui 40-50 anni, tipici fiorentini, che si avvicinano con un’aria snob. Poi c’è l’imprenditore che inevitabilmente mi vuole portare dentro alla sua azienda, mi propongono startup che non partono mai.

C’è un tuo fan che ti fa piacere?

Le persone anziane.

Perché?

Mi fanno tenerezza. Li immagino su Facebook a spippolare. Sono lì che guardano, magari si ricordano qualcosa di importante. Oggi mi ha fermato una persona di 70 anni e mi ha detto: mi hai fatto piangere quando l’altro giorno eri alla Petraia, ci andavo sempre da bambino e giocavo a nascondino con gli amici. Ecco queste cose mi emozionano tanto, mi fanno tenerezza.

La cultura di oggi e il Rinascimento, cosa è cambiato?

Non sono uno di quelli che dice: era meglio prima. Però la parola Rinascimento, soprattutto adesso, in post pandemia, è stata abusata. Bisogna stare molto attenti a utilizzarla.

Perché?

Il Rinascimento è un periodo storico dove è cambiato il modo di pensare delle persone, è cambiata la concezione dell’uomo, non c’entra nulla con adesso. Ora più che Rinascimento è un risollevamento. Se siamo quello che siamo è grazie a quel periodo storico culturale. Il Rinascimento è un tempo diverso da quello che abbiamo oggi.

Qual è secondo te il periodo storico di adesso?

Un gran pasticcio. Io resto comunque sempre positivo, peggio di così non si può fare, si può solo migliorare. Ora siamo proprio al fondo. Le conseguenze c’è chi le sta vivendo adesso e chi le vivrà fra un po' di tempo. È una cosa che riguarda tutti.

Cosa possiamo fare?

Un po' di egoismo non guasta. Pensare a noi è importante, soprattutto adesso. Non si può cambiare il mondo.

Che cos’è la bellezza?

È cura. È la cura più grande. La bellezza ti fa stare bene, ti fa dimenticare i problemi. Quando stai male la bellezza ti aiuta a risollevarti, se stai bene ti fa ancora di più apprezzare il momento che vivi. Se la sai cogliere e apprezzare fa la differenza nella tua vita. Non è solo un quadro o una scultura anche il cielo azzurro è bellezza. Sono le piccole cose, gli aspetti fondamentali della vita.

Firenze è la città perfetta dove vivere?

No! Se ti sai adattare è una città con un’alta qualità di vita. Io ci vivo bene ma vedo i problemi che ha. È una città Medioevale che ha difficoltà ad adattarsi al 2022.

Esiste la città perfetta?

Non credo esista la città perfetta.

La cosa più irresistibile di Firenze?

Sono gli scorci, le vie dove non passano i turisti, gli angoli di città che un fiorentino si tiene stretto per sé che non vuole far vedere agli altri come la Cappella Brancacci, Piazza del Limbo, Borgo santo Spirito.

Da grande cosa farai?

È un casino! Alle poste, ho già mandato il curriculum (ride). Non lo so. Non ti voglio rispondere come un calciatore che ti direbbe penso alla partita successiva. In questo momento penso settimana dopo settimana, mese dopo mese. Con la situazione che viviamo è difficile fare programmi, pensare a cosa farò tra dieci anni. Il mondo cambia così rapidamente che non so cosa pensare. Sono finiti i tempi in cui iniziavi un lavoro e andavi in pensione facendo sempre lo stesso lavoro. Non è più così. Della mia generazione nessuno farà lo stesso lavoro di adesso a 60 anni. Quindi è tutto in divenire seppur è importante avere una visione a lungo termine.

Perché?

Ti spinge a iniziare la mattina con energia, ad avere stimoli costruttivi, ad avere grinta e a non arrenderti.

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