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Gli aretini secondo Leopoldo...

Pietro Leopoldo d'Asburgo, non uno qualsiasi, nelle sue Relazioni sul Governo della Toscana ebbe modo di scrivere anche quanto segue: “Nella città di Arezzo vi è una grandissima quantità di nobiltà, oziosa, ignorante, piena di superbia e...

Pietro Leopoldo d'Asburgo, non uno qualsiasi, nelle sue Relazioni sul Governo della Toscana ebbe modo di scrivere anche quanto segue:

“Nella città di Arezzo vi è una grandissima quantità di nobiltà, oziosa, ignorante, piena di superbia e spirito di prepotenza; non mancano di talento, ma sono maligni, dediti alla satira, disunitissimi fra loro, pieni di presunzione e sempre pericolosi negli impieghi, essendo di carattere e cuore poco sincero; ed è raro trovar tra di loro uno dei cui talenti possa farsi capitale negli impieghi; il secondo ceto partecipa delle medesime qualità, in specie i procuratori, che sono molto maligni e pericolosi; i preti sono numerosi, in specie i canonici, essendovi due collegiate, ma sono ignoranti, maligni, scandalosi e causa di tutti gli eccessi che seguono nel paese e sono estremamente arditi; il popolo è dedito all’ozio, all’osterie, ad essere clamoroso ed alle risse…”

Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena – Granduca di Toscana

La riforma più importante introdotta da Pietro Leopoldo fu l'abolizione degli ultimi retaggi giuridici medievali: in un colpo solo abolì il reato di lesa maestà, la confisca dei beni, la tortura e, cosa più importante, la pena di morte grazie al varo del nuovo codice penale del 1786 . La Toscana sarà quindi il primo Stato nel mondo ad adottare i principi di Cesare Beccaria, il più importante illuminista italiano che nella sua opera dei Delitti e Delle Pene invocava appunto l'abolizione della pena capitale.

Leopoldo promosse anche, tra l’altro, la bonifica della val di Chiana e della Maremma.

E noi aretini che ci lamentiamo ancora del "Botoli Ringhiosi" utilizzato da Dante!

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