Ed ecco cosa propone il PD orfano delle primarie...

In poche parole Arezzo, un tempo renziana come nessun altra città, è diventata terreno di conquista; collegio da utilizzare come si utilizza chi non conta nulla. E' accaduto nel PD e c'era da immaginarselo. Il partito di maggioranza relativa (non...

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In poche parole Arezzo, un tempo renziana come nessun altra città, è diventata terreno di conquista; collegio da utilizzare come si utilizza chi non conta nulla. E' accaduto nel PD e c'era da immaginarselo. Il partito di maggioranza relativa (non ancora per molto, direi) ha scelto di non considerare la federazione aretina; di non considerarla proprio, dal momento che l'unica mossa relativa a un aretino è quella di mettere Donati di fronte agli altri candidati dei listini bloccati.

La direzione di Arezzo aveva chiesto la conferma per Mattesini e Donati e a livello nazionale la prima è stata esclusa dalle liste e il secondo (il renziano non fiorentino più fedele d'Italia, secondo qualcuno) in cima al listino che dovrebbe garantirgli la rielezione, ma non è detto.

Nei posti considerati sicuri al 100% sono arrivati esponenti nazionali che con Arezzo non hanno nulla a che vedere.

Insomma, complessivamente per il PD aretino si tratta di una sconfitta pesante e per quello nazionale di un voltafaccia clamoroso. Non più primarie, quelle che il partito si è vantato per anni di avere inventato grazie alla propria democrazia interna, ma nemmeno l'ascolto delle indicazioni locali.

E' difficile che il PD, già in discesa nei sondaggi, non paghi certe scelte. Il 5 marzo sapremo.

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