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Verso il voto - Destra e sinistra esistono ancora, ad Arezzo e altrove

C'è un approccio di destra e uno di sinistra ai vari problemi della società, delle comunità locali. Questo fatto non è per niente cambiato nel tempo. Nel particolare periodo storico che stiamo vivendo è di moda fare di tutta l'erba un fascio e...

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C'è un approccio di destra e uno di sinistra ai vari problemi della società, delle comunità locali. Questo fatto non è per niente cambiato nel tempo.

Nel particolare periodo storico che stiamo vivendo è di moda fare di tutta l'erba un fascio e tra i cittadini comuni, quelli che costituiscono la maggioranza dei votanti (e del non voto), si tende a dire, "destra o sinistra pari sono" e poi, a ruota, "non esistono più destra e sinistra, si tratta di schemi superati...".

Ma non è così. Quelle qualifiche, quegli schemi utili a comprendere il quadro delle proposte politiche in campo, non sono mai scomparsi. Quel che si è trasformato è l'autorevolezza delle proposte politiche, la qualità di chi le divulga. La scarsa capacità di credere in quel che dicono da parte dei sempre più scadenti leader politici che reputano inutili i programmi e l'individuazione di obiettivi alti per la comunità della quale fanno parte.

In definitiva la proposta politica non è più tale. Non c'è più un obiettivo chiaro cui tendere che emerga da un qualsiasi programma. La politica ha di fatto abdicato al suo ruolo, quello di proporre una strada percorribile per il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini; un modello di società migliore.

I ruoli si sono ormai invertiti, infatti la gara tra partiti e movimenti vari è quella a chi riesce meglio a seguire i desiderata ignoranti (nel senso etimologico del termine) dei cittadini comuni.

Col tempo e a partire dal fenomeno Berlusconi è ormai dato per assodato che per fare politica si debba essere altro che politici. Una contraddizione in termini, ma anche di fatto, che non fa altro che peggiorare il livello di chi frequenta gli ambiti politici e del Parlamento in particolare.

In questo scenario chi veramente "guida" il voto è oggi la massa dei media. Avrà la meglio chi buca di più il video delle TV e chi potrà disporre del maggior numero di telegiornali; chi si esibisce meglio sui social network, chi urla di più le frasi che la gente vuol sentire urlare sul momento.

Non c'è più un criterio che guida le espressioni della politica che non siano l'elementare ricerca del voto, del consenso, fosse anche per una breve stagione, perché quello solo può permettere il raggiungimento dell'unico scopo: avere il potere e i seggi in Parlamento. Soddisfare il proprio ego, spesso smisurato.

L'ego e la ricerca del potere sono ragioni di vita per i vari leader che non riescono a fare a meno della visibilità, del protagonismo personale (il mancato ritiro dalla politica, pur promesso, da parte della Boschi, ne è la dimostrazione plastica).

Berlusconi, cardiopatico ultraottantenne rimesso in piedi come meglio non si poteva (anche se ora un po' di colpi comincia a perderli) è lì solo per l'ambizione di comandare. finge di non trovare eredi, ma in realtà non li ha mai cercati veramente, individuando di volta in volta improbabili nuovi leader della sua destra (Alfano, Fitto ecc.).

Il suo sodale forzato, Matteo Salvini, è addirittura ebbro di visibilità televisiva e nelle maggiori riviste gossippare; tanto che fantastica di futuri ruoli di comando (in cuor suo forse mondiali).

Non parliamo di Renzi, che tra poco scoprirà di avere l'ulcera per non poter disporre del partito più potente e non poter ricoprire il ruolo di capo di tutto.

E Grasso? Grasso è stato individuato come l'unico in grado di offuscare l'ego di D'Alema, che non scenderebbe dal treno neppure se lo spingessero giù in quattro.

Ecco, D'Alema è un esempio eclatante di egocentrismo patologico. Sa bene che complessivamente Liberi e Uguali (la formazione politica che ha contribuito a formare) potrebbe raccogliere più voti se lui facesse marcia indietro, ma non può farlo perché la spinta contraria è più forte di lui. Non può rinunciare a essere uno dei protagonisti nell'agone politico.

Grillo, invece, si sta facendo da parte (ma è difficile crederlo veramente...) nel momento in cui cerca di sdoganare i grillini come forza di governo. In realtà è probabile che si stia defilando da un progetto di potere che non arriverà mai in porto per mancanza di voti. Nel secondo dopoguerra in Italia non c'è mai stato un partito in grado di totalizzare il 51% dei voti, e ciò è assai frustrante per chi vorrebbe comandare in prima persona.

Questo approccio alla politica tende indubbiamente a confondere i campi politici di appartenenza, ad uniformarli, ma a ben guardare sinistra e destra si riconoscono ancora.

Ad Arezzo, per esempio, di destra è la maggioranza che governa la città. Dalle nostre parti l'approccio alla scuola, al welfare e verso le attività culturali non lasciano dubbi.

Qui si chiude la Casa delle Culture perché costa troppo, ma sopratutto perché lì hanno sede o operano diciassette associazioni costituite da persone di sinistra e si cerca di dare risposte agli immigrati, insegnare loro la lingua italiana.Verrà riaperta, certo, ma sostanzialmente come freddo sportello informazioni.

Secondo l'amministrazione comunale di Arezzo gli immigrati sono dei destabilizzatori della pace cittadina, coloro che si sono picchiati a Saione e quelli che spacciano (ndr: per conto d'altri) droghe varie. Per la sinistra gli immigrati sono tutti e tutti con pari dignità rispetto ai residenti.

C'è un approccio di sinistra e uno di destra alla vita sociale. Esiste una visione di destra e una di sinistra sulla sicurezza e sulla pena di morte; esistono due posizioni opposte in merito al porto d'armi.

Ad Arezzo l'amministrazione definisce evento culturale Back in Time, mentre la sinistra non lo farebbe mai.

E' di destra fare la carità ai più poveri, di sinistra aiutarli a migliorare la loro condizione.

Nonostante ciò che sosteneva l'ultimo Gaber, destra e sinistra esistono ancora nei fatti, e questo nonostante il caos che tende a confonderci la vista e l'udito. Chi ha intenzione di votare ne tenga conto.

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