Cosa fare delle aree degradate del colle del Pionta? Un cittadino ci scrive

L'area del Pionta, intesa come quella che circonda le palazzine dell'Università di Siena e del colle fino alla chiesa semi abbandonata e agli scavi del Duomo Vecchio, è un patrimonio della città pressoché abbandonato a se stesso. Nei prossimi mesi...

Pionta 4-2

L'area del Pionta, intesa come quella che circonda le palazzine dell'Università di Siena e del colle fino alla chiesa semi abbandonata e agli scavi del Duomo Vecchio, è un patrimonio della città pressoché abbandonato a se stesso. Nei prossimi mesi (speriamo) la parte bassa di quella zona sarà interessata da lavori di realizzazione di una pista ciclabile che congiungerà il centro con la zona ospedaliera di San Donato. Pionta 10

Ben venga la pista e la sua illuminazione, perché in inverno, dopo le 17,00, gli studenti non se la sentono di entrare nell'area buia e pericolosa della loro università (!). Bisogna avere il coraggio di porsi il problema: lì intorno c'è un capitale cittadino non sfruttato e degradato che ha bisogno di una sistemazione ragionata, di una destinazione e di un recupero che ne esalti le notevolissime potenzialità. Finalmente qualcuno sembra preoccuparsi della cosa e ci invia la lettera che faccio mia e pubblico di seguito. Speriamo sia solo l'inizio di una riflessione che coinvolga i soggetti proprietari dell'area, il Comune di Arezzo, la ASL Toscana Sud Est e l'Università di Siena, i quali dovranno prima o poi (meglio prima) concordare su un progetto alto, che possa accrescere il prestigio del luogo e anche della città. Solo sogni? Non è detto...

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Caro Brunacci, le pongo una domanda: a sua informazione, c’è un maleficio sull’area del Pionta per cui non può che essere abbandonata? Tutti sanno che di notte è bene non attraversarla, ma di giorno verrebbe la tentazione. Il vecchio parco è bello, sono sette ettari di verde con prati e piante centenarie. Purtroppo vi sono accaduti dei delitti ed è zona di spaccio. Peccato anche che il verde sia interrotto da scavi archeologici che durano ormai da tanti anni e le buche sono recintate alla meno peggio. Il tutto dà un senso di precarietà.

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La vecchia chiesetta è chiusa, trascurata, intorno buche e nastri di allarme. Una tettoia cadente dà la sensazione della massima precarietà. Non mi fraintenda, io sono fiero della ricerca storica di quella cittadella che fu un faro di civiltà nei lontani anni medioevali. Ma proprio per il rispetto di quella cultura dovremmo sapere esattamente cosa si fa, cosa ci si attende e cosa ne sarà di questo lavoro. Se l’occhio del visitatore cade sui resti cimiteriali, un’infinita tristezza ci coinvolge nel vedere la mancanza di pietà rispetto a quelle tombe che sono la vera testimonianza di una parte del nostro passato.

Pionta 2

Scendendo dal colle e attraversando giardini tanto antichi e belli, quanto trascurati, si arriva alla sede aretina dell’Università di Siena con i suoi padiglioni restaurati, pieni di vita e di gioventù. Proseguendo nel cammino, si succedono alcuni servizi sanitari e scolastici; ma purtroppo c’è anche uno schiaffo che ti arriva in piena faccia mentre cammini sereno. Appena superata la bella palazzina della direzione universitaria, un edificio cadente - nero, scuro, pericoloso, contornato da barriere di protezione (?) - ti mozza il fiato.

Pionta 10

Il percorso si fa stretto, con ostacoli che impediscono il traffico dei veicoli. E ’in effetti una frontiera. Inizia l’area sanitaria e l’abbandono non gestito degli spazi. Auto dovunque, in mezzo a reti, cancelli, il cui scopo sfugge alla comprensione del cittadino. Gli immobili fatiscenti sono due. Bisogna tornare molto indietro nel tempo per connotarne le antiche funzioni. Uno con la torre per il deposito dell’acqua aveva appunto la funzione di bagni particolari per l’Ospedale Psichiatrico (OP). Non più utilizzato a questo fine dal dopoguerra. L’altro era la cucina dell’OP. Abbandonata da quarant’anni. Tetto crollato. Deposito di possibili infezioni in mezzo ad un ambiente frequentato da studenti e cittadini in cerca di servizi.

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Tra i vecchi bagni con torretta, la scuola infermieri, la palazzina del Calcit e la scuola ITIS c’è un’area verde recintata e abbandonata da almeno quarant’anni. Ugualmente recintata l’area prospicente all’ITIS. Subito dietro altro parcheggio selvaggio che interessa anche tutto il primo cerchio intorno all’Ospedale. Siamo stati fortunati che le scosse di terremo non abbiano dato il colpo di grazia ai due edifici fatiscenti, evitando ulteriori danni a persone e cose. Se l’atmosfera non fosse triste per questo spettacolo di incuria e di disordine, forse si potrebbe sorridere pensando che anche quest’area – sulla carta - dovrebbe essere coinvolta da un progetto di area pedonale, attraversata da piste ciclabili. Insieme ad altri cittadini ed associazioni che hanno a cuore la riqualificazione dell’intera area del Pionta, riteniamo che vi debba essere un progetto unitario tra tutti gli Enti coinvolti: ASL, Comune, Università, Provincia. E’un’area di più di venti ettari al centro della città con tutte le potenzialità per far fare un salto di qualità alla nostra comunità. Sarebbe bello se Lei ed il suo giornale decideste di sostenere questa iniziativa per un Progetto Pionta unitario per la cultura, l’istruzione universitaria, per i servizi socio-sanitari.

Ringraziando per l’attenzione, invio distinti saluti,

Paolo Martini.

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Pionta 6

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