Controcorrente - incidente alla piccola di Ponticino - giustizia per cosa?

La partecipazione al dolore della famiglia della piccola caduta in palestra a Ponticino non è certo mancata; tutti siamo stati in ansia per lei e oggi siamo felici che si sia ripresa, sia fuori pericolo e non abbia subito danni permanenti. Ora...

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La partecipazione al dolore della famiglia della piccola caduta in palestra a Ponticino non è certo mancata; tutti siamo stati in ansia per lei e oggi siamo felici che si sia ripresa, sia fuori pericolo e non abbia subito danni permanenti.

Ora il padre, scampato il pericolo per la frattura alla testa della figlia, dice di volere giustizia per quello che è successo; vuol sapere chi è responsabile del fatto che la sua piccola abbia rischiato la vita a scuola.

In realtà se si mette da parte l'emotività del momento e si pensa in maniera distaccata a quello che è accaduto, si "vede" la scena: una bimba è caduta in palestra e ha battuto la testa. Alzi la mano chi non crede che un fatto simile si possa verificare senza che alcuno ne abbia la responsabilità, diretta (maestre) o indiretta (scuola, comune).

Noi tutti abbiamo frequentato palestre per attività scolastica, rieducazione, sport o semplicemente per fare attività fisica.

Sappiamo bene che per i bambini il rischio "incidente" è di certo più presente ed è per questo che le loro attività in un ambiente come la palestra vengono vigilate.

Ma nessuna vigilanza potrà mai andare oltre una generica attenzione ai pericoli fisici e a qualche richiamo buttato là ad alta voce al momento giusto.

Una fatto come quello di Ponticino può sempre accadere (e di fatto accade) e nel novantanove per cento dei casi si risolve senza conseguenze o con conseguenze irrisorie. Esiste però il rischio che il danno possa essere grave. Se si batte la testa contro il muro, una panca, un attrezzo qualsiasi o anche semplicemente a terra, il rischio è pronto a diventare amara realtà.

Chiedere giustizia, in questo caso, può avere solo il senso di verificare che la palestra sia a norma, ma non quello di dare responsabilità a qualcuno per un fatto che si può verificare in qualsiasi momento e per chiunque; fuori o dentro la palestra (si pensi ai banchi delle classi, tanti piccoli "assassini" potenziali).

Il padre della piccola di Ponticino è chiaramente (e giustamente) emotivamente provato, ma quando tornerà alla regolarità della vita quotidiana potrà riflettere sul fatto che di pericoli fisici è costellato il nostro cammino, scolastico ed extrascolastico; e questo senza che qualcuno ne abbia necessariamente la responsabilità.

Certo, come abbiamo denunciato su queste stesse colonne virtuali, se gli studenti del liceo Scientifico di Arezzo giocano a calcio in piazzali adiacenti alle palestre pieni di scalini rivestiti in marmo e recinzioni pericolose, allora come operatori dell'informazione o semplici genitori attenti, bisogna intervenire e se accade qualcosa di grave chiedere giustizia. Ma quello della piccola di Ponticino non sembrerebbe rientrare in una casistica simile.

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