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Mercoledì, 18 Maggio 2022
ColtivarCultura

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A cura di Lucrezia Lombardo

“La relazione che lega virtualità e violenza giovanile”. Un viaggio nel nuovo Metaverso

E’ necessario che le Istituzioni agiscano più severamente così che chi compie atti di violenza cominci a comprendere che le azioni, nella realtà, hanno delle conseguenze e non possono essere compiute alla leggera

Reale e virtuale non sono mai stati tanto vicini come adesso. Sembra quasi che l’uomo sia alla disperata ricerca di un modo per rimpiazzare definitivamente la materialità corporea con un surrogato immateriale e perfettamente dominabile. La realtà che definiamo “corporea”, infatti, per sua stessa natura tende a sottrarsi ad una sorveglianza completa, essendo carica d’imprevisti, possibilità ed essendo spesso mossa dall’irrazionalità, dalla forza delle pulsioni, dei desideri, oltre che segnata dalla vulnerabilità di un corpo che si ammala e muore.

Il virtuale apre invece la possibilità ad “un mondo nuovo”, in cui le regole sociali possono essere violate, le leggi di natura non valgono, le possibilità di controllo sono pressoché totali e gli imprevisti vengono annullati. Il progetto di un universo virtuale globale, che vada a rimpiazzare la materialità corporea, si sta avverando grazie al Metaverso, un luogo in cui gli utenti possono già creare un loro Avatar attraverso il quale partecipare a riunioni di lavoro, lezioni, convegni etc., e attraverso cui acquistare beni, case virtuali e quant’altro. Si pensi che, di recente, durante un’asta d’arte nel Metaverso, un’opera è stata bruciata nella realtà corporea, affinché la riproduzione virtuale in NFT salisse di quotazione e venisse acquistate nel mondo parallelo di Meta. Anche l’arte subisce dunque il processo di smaterializzazione destinato ad ogni attività e ad  ogni essere vivente, rimpiazzando tutto con contenuti virtuali.

Il Metaverso si delinea, così, come “l’esito naturale” del processo di smisurata digitalizzazione avviato con la nascita di Internet e volto, postumanisticamente, ad inglobare anche l’uomo ed ogni ambito della conoscenza; questo, almeno, è ciò che credono Zuckerberg (ideatore e proprietario di Facebook, Instagram, oltre che di Meta) e Microsoft, che ha integrato il Metaverso nella piattaforma Teams con una funzionalità chiamata Mash.

Nel Metaverso, gli utenti possono avere esperienze sensoriali grazie a una tecnologia che consente di calarsi nella virtualità in modo percettivo, così che “il viaggiatore digitale” possa annullare la differenza che intercorre tra virtuale e realtà materiale. Meta ingloberà, gradualmente, gli spazi di lavoro reali, la scuola, ogni attività e sarà possibile acquistarvi case virtuali, abiti virtuali e quant’altro.

Perso nell’universo immateriale, l’uomo smarrirà sempre più la consapevolezza del proprio “Se corporeo”, dal quale dipende l’identità e smarrirà, così, anche la percezione autentica dell’altro, vedendo disgregarsi la capacità relazionale, comunicativa, dialogica. La realtà esterna diverrà un pericolo da evitare, un luogo insicuro nel quali i nostri figli, ed i figli dei nostri figli, si avventureranno a malapena, preferendo rifugiarsi dietro ad uno schermo. L’esigenza a cui risponde la creazione del Metaverso è infatti quella di dare vita ad un mondo perfettamente controllabile, in cui gli utenti non sfuggano alla sorveglianza, in ogni sua forma. E se la nostra società si evolve sempre più verso l’ibridazione tra reale e digitale, tra uomo e macchina, i nostri giovani, che di questa impostazione sono figli, hanno sempre più difficoltà a destreggiarsi  nel mondo reale ed a riconoscere la differenza tra virtualità e universo materiale. Universo, quest’ultimo, in cui le azioni hanno delle conseguenze e non si torna indietro.

Questa difficoltà di distinzione dei confini, è una delle cause principali del dilagare di fenomeno della violenza giovanile, un fenomeno di cui, recentemente, troppo spesso abbiamo sentito parlare anche nella nostra città, come in molte altre realtà italiane, e non solo. Eppure, questa esplosione di violenza comincia spesso nelle scuole, con gruppi crescenti di giovani e giovanissimi che non riconoscono l’autorevolezza dei docenti, praticano atti di bullismo sui loro compagni più fragili, mentre le famiglie li proteggono, o li spalleggiano.  In gruppo, giovani e giovanissimi, danno sfogo a quella stessa violenza a cui la virtualità del web e dei videogiochi li ha educati (recentemente si è peraltro registrato il primo caso di stupro di una giovane, ad opera di un gruppo, nel Metaverso), insegnando loro che le azioni non hanno conseguenze pesanti e possono quindi essere commesse con la leggerezza di chi si diverte. Ma se i giovani scelgono la distruzione, l’infrazione delle regole e lo sballo come “modo di stare al mondo” e come strategia relazionale privilegiata, è anche a causa dell’incapacità del sistema educativo di far fronte alle sfide odierne, sfide che prevedono che venga al più presto attivata l’educazione virtuale per i giovani e per i loro genitori, una nuova disciplina, che teorizzo in questa sede, e che insegni nuovamente ai nostri ragazzi  -ed alle loro famiglie- a riconoscere il confine tra reale e digitale. E’ necessario, inoltre, che le Istituzioni agiscano più severamente, per il bene stesso dei ragazzi, così che, chi compie atti di violenza, cominci a comprendere che le azioni, nella realtà, hanno delle conseguenze e non possono essere compiute alla leggera. Solo in questo modo, la deriva virtuale che stiamo producendo, non ingloberà i nostri figli, rischiando di creare una società alienata, perfettamente evoluta sul piano tecnologico e completamente barbara sul piano empatico-emotivo, relazionale e comunicativo.

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