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A cura di Lucrezia Lombardo

Gnomi, fate e animali fantastici. “Il borgo d’origine corsa tra i boschi del Casentino”

Realtà e leggenda, a Raggiolo, mostrano un modo di vivere in cui l’uomo e la natura sono ancora in armonia

Tra i boschi del Casentino, laddove San Francesco si rifugiò in cerca del divino, laddove la leggenda affianca la realtà, sorge Raggiolo, un paesello d’origini corse sperduto tra i castagneti alle pendici del Pratomagno.

La pace e il silenzio, interrotto soltanto dal volo dei rondoni, riempiono lo spirito dei visitatori che fanno tappa presso questo misterioso borgo, in cerca di autenticità. Raggiolo è infatti un paese dove sono ancora vive le tradizioni di un tempo e tra i suoi boschi e le sue case in pietra l’industrializzazione ed il caos cittadino svaniscono, come ricordi soffusi tra le nubi in corsa.

Abitato da una popolazione d’origine corsa, il paesello si caratterizza ancora oggi per la coltivazione di prodotti tipici, come castagne, funghi e patate.

La terra è l’amore prediletto dei fieri raggiolatti che, da secoli, si tramandano “la conoscenza del bosco”, eredita da lontani antenati. Tra realtà e magia, così, le strade del borgo si snodano, consegnando ai visitatori scorci memorabili e fuori dal tempo. Gli abitanti di Raggiolo, infatti, oltre a custodire il sapere dei loro padri, custodiscono remote leggende, che si perdono indietro nel tempo: si racconta di un bosco in cui, durante le epidemie di peste, venivano confinati gli ammalati, e nel quale, ancora oggi, si odono voci strane e si narra di un ponte, detto “ponte del Vado”, che fu oggetto di una cruenta vendetta tra famiglie. Un’aura di mistero avvolge dunque il borgo, riempendo chi lo percorre di suggestioni che raggiungono l’apice presso il bosco di Giuseppe Giovannuzzi, un artigiano e scultore dedito alla lavorazione del legno, che da anni realizza gnomi colorati pronti ad accogliere i bambini e intere scolaresche.

Tra fantasia e realtà, Raggiolo, oltre a conservare intatto il fascino del mito, è uno dei pochi borghi in cui si praticano ancora antichi mestieri e presso cui la popolazione vive dei prodotti della terra, adattandosi ai ritmi del bosco. Proprio a questo storico luogo ed ai suoi sentieri, che si diramano per le foreste casentinesi, i due fratelli Renato e Giuseppe Giovannuzzi, assieme a Francesca Ciabattini, hanno dedicato un libro, intitolato Le vie del bosco. Il testo, auto-prodotto, racconta l’intera storia di Raggiolo e lo fa a partire dai luoghi più caratteristici dal territorio. Come una mappa storico-geografica, Le vie del bosco raccoglie le usanze secolari di questo antichissimo borgo, le sue tradizioni e le leggende, riportando in vita un mondo che l’industrializzazione ed il consumismo stanno distruggendo. Quel mondo è l’universo contadino con le sue preziose conoscenze, basate sul rispetto della terra e degli animali, sui ritmi della natura e sulla solidarietà tra gli uomini. La vita dei raggiolatti che il libro racconta, se da un lato etra faticosa poiché i mestieri prevalenti erano il carbonaio ed il boscaiolo, dall’altro era ricca di solidarietà reciproca e di soddisfazioni, le stesse che Giuseppe Giovannuzzi prova  ogni volta che il suo bosco gli fa dono di castagne e funghi.

«Le radici sono nella terra», spiega Giuseppe Giovannuzzi, «chi non le possiede, non sa da che parte fermarsi, noi invece sappiamo sempre dove fare ritorno».

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