Sabato, 31 Luglio 2021
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Nella stampa locale c'è un deficit di libertà difficile da eliminare I COMMENTI

Nel livello nazionale dell'informazione giornalistica esiste una tale pluralità di voci che anche se ognuna di queste non è esattamente libera, nel complesso possiamo parlare di stampa libera. Lo stesso non accade a livello locale, dove il numero...

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Nel livello nazionale dell'informazione giornalistica esiste una tale pluralità di voci che anche se ognuna di queste non è esattamente libera, nel complesso possiamo parlare di stampa libera. Lo stesso non accade a livello locale, dove il numero delle testate che fanno informazione è assai ridotto (anche se oggi l'offerta è ampliata proprio grazie al web) e tutti hanno a che fare con il vicino di casa. Il vicino di casa nella fattispecie è un sindaco, l'amministratore di una partecipata, il presidente o il segretario di un sindacato degli imprenditori o dei lavoratori dipendenti, quello della Camera di Commercio oppure della Fraternita dei Laici; un assessore comunale o regionale, il titolare di una grande industria e così via.

La stampa ha necessariamente a che fare con ognuno di questi soggetti e contemporaneamente i giornalisti se li trovano accanto da amici o semplici conoscenti, come frequentazione per interposta persona o comunque come possibili interlocutori nella vita quotidiana da privati cittadini.

Per fare un esempio facilmente comprensibile si pensi a un giornalista aretino che abbia una pratica in corso in comune, poniamo all'ufficio edilizia, in attesa di una autorizzazione qualsiasi. Potrà costui scrivere qualcosa di negativo sull'assessore all'urbanistica, o sul capo di quell'ufficio, senza pensare di subire delle conseguenze? (pensare, non subire veramente...)

Lo stesso dicasi allorquando il (o la) giornalista ha un coniuge commerciante e si dovrebbe esprimnere, magari negativamente, in merito alle attività locali di Confcommercio piuttosto che di Confesercenti...

E se quel giornalista ha un figlio che frequenta una scuola locale, potrà scrivere di un'eventuale scandalo che dovesse riguardare quella scuola prima che la cosa sia di dominio pubblico per altre vie?

La lista dei contatti e degli intrecci possibili è talmente lunga da condizionare il lavoro di chi informa anche da sola, ma spesso a complicare ulteriormente le cose interviene anche (come a livello nazionale) la linea dell'editore, oppure addirittura il sostegno economico apportato alla testata da parte di chi esercita un qualsiasi potere locale.

Tutti questi (molti dei quali inevitabili) condizionamenti fanno sì che la stampa locale sia molto meno libera di quella nazionale e che certe magagne non vengano fuori se non a buoi scappati. Il caso recente di Banca Etruria è esemplare in tal senso. E' mancata, ad Arezzo, un'informazione che andasse al di là dei comunicati stampa che uscivano da via Calamandrei e questo non per l'incapacità di acquisire notizie da parte degli operatori dell'informazione, ma per l'impossibilità, da parte loro (nostra) di poter scrivere liberamente di quell'ambiente.

Ho scritto queste righe per aiutare i lettori a comprendere certi meccanismi che si verificano a livello locale e che non riguardano solo il rapporto tra la stampa e la citata Banca Etruria, ma ogni potentato, piccolo o grande che sia.

Il risultato è che i media locali non sono e non saranno mai i veri cani da guardia del potere, e forse nemmeno i gatti...

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