Caro Alessandro Ghinelli, Arezzo non ha bisogno di piccolo cabotaggio e basse rivalse

Quando il centrodestra guadagnò per la prima volta il diritto a governare Arezzo, l'avventura finì male anche perché qualche scellerato (o ignorante) perse il controllo e pensò (e dette seguito ai pensieri) che era giunto il momento di "sedersi a...

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Quando il centrodestra guadagnò per la prima volta il diritto a governare Arezzo, l'avventura finì male anche perché qualche scellerato (o ignorante) perse il controllo e pensò (e dette seguito ai pensieri) che era giunto il momento di "sedersi a tavola" anche per la destra.

Così Arezzo non si liberò dal clientelismo da tessera politica.

Durante le ultime due consiliature sono stato probabilmente colui che più volte ha sottolineato (scripta manent) che le nomine dei vertici delle partecipate sono state fatte quasi soltanto misurando le tessere e il peso politico, o il lavoro partitico, svolto dai nominati, e questo spesso senza che quelle scelte tenessero nel debito conto la trasparenza e l'attitudine al ruolo.

A pochi giorni dall'esito elettorale c'è già chi pensa alla rivalsa, intendendo per rivalsa il riscatto di chi è stato messo all'angolo e ora vede l'occasione per riemergere.

Ma Arezzo non ha bisogno di questo, sia che a governare sia il centro o la destra (quella che un tempo si chiamava sinistra è sepolta dalla terra con la quale si è coperta da sola).

Oggi, caro Sindaco, lei (proprio lei) ha l'occasione per cambiare sistema, metodo. Ha la possibilità di far prevalere la ragionevolezza e la qualità sulla rivalsa di bassa lega.

Nessuno sarà più disponibile ad assistere a nomine politiche che non si accompagnino ad attitudine e capacità.

Occorre il coraggio, laddove si rivelasse necessario, di assegnare ruoli di responsabilità a chi li merita, anche se magari non ha votato per lei o per i suoi alleati. Se riuscirà a farlo questo criterio varrà anche per chi le succederà.

Gli altri (il PD in particolare) non sono stati capaci di farlo, non sono stati capaci di liberarsi dal poltronificio per i politici trombati o in sonno da troppo tempo.

Chiunque ricopra il suo ruolo, ma in particolare un primo cittadino eletto con meno del 25% dei suffragi possibili (visto che più del 50% degli aventi diritto al voto al ballottaggio non ne ha approfittato) può e deve essere il sindaco di tutti; non tanto a parole, quanto nei fatti.

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Caro Ghinelli, i primi segnali di movimento all'orizzonte hanno raggiunto i miei orecchi sensibili e non perdo tempo nel metterla in guardia, senza secondi fini.

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