Box Music

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Money, dalla protesta dei Pink Floyd al Dark Side of the fattura elettronica de noantri

Box Music è un blog che parla (più o meno) di musica: la mia.

'Money get away' cantavano i cari e vecchi Pink Floyd nel 1973.
Vile denaro vattene, sei la causa di tutti i mali. Trasformi le persone e le rendi peggiori.

Erano altri tempi ovviamente. Peace, love, love e ancora love.

Io nel '73 non ero nata. Mia madre aveva 13 anni. Sono venuta al mondo nel 1981. Boom economico. Si stava bene in casa. Mai stati ricchi, però, lo stipendio di babbo e quello di mamma hanno consentito a me di crescere pasciuta ed in salute.

"Money get away".
Canto oggi io, con il borsello perennemente sgonfio.
Lavorare non è mai stato un problema. Ho sempre fatto quello che ritenevo giusto. E, talvolta, per mantenere stage di tirocinio, formazione, università e soprattutto stage di tirocinio, ho accettato ogni forma contrattuale possibile immaginabile.

Poi è arrivata l'età matura. Io ed i miei colleghi abbiamo aperto la cooperativa NewMediAr, (o la NewMediair come la chiama il nostro commercialista infrenandosi). Manna. Abbiamo creato le condizioni per lavorare in regola. Ed è stato allora che ho consapevolmente scelto di aprire la partita iva.

"Money get away" di brutto. Ma brutto, brutto.
Tasse, contributi, commercialista, scartoffie. Aiuto.
Arrivare in fondo al mese è stato difficile. Ma non impossibile. No, niente affatto impossibile. Come liberi professionisti, così come prevede lo spirito dei "detentori di partita iva", abbiamo avuto altre piccole commissioni. Niente di che ma, come si dice? Tutto fa brodo.

Poi è arrivata la geniale idea della fattura elettronica.
Premessa. Essendo io nel regime dei minimi (o forfettario che dir si voglia) sono nella categoria di coloro che hanno necessità di averla attiva. Inoltre essendo cambiate alcune dinamiche ho considerato con attenzione l'eventualità di chiudere quell'entità così fastidiosa che obbliga la gente a ragionare in percentuali. Consapevolmente ho poi fissato al 31/12/2018 la data del funerale della mia "fu partita iva".
Nel frattempo, in preparazione al lieto evento, ho compilato le ultime fatture.
Le ho ricontrollate.
Le ho spedite ai rispettivi destinatari.
Serena.
Felice.
Le mie ultime fatture.
Yeah.
Libertà.
Poi è arrivata una chiamata.
Uno dei destinatari mi ha gettato addosso un secchio di acqua gelata.

"Devi inviarci la fattura in formato elettronico. Per noi è obbligatorio".

E' uno scherzo?

"No - mi ha detto il commercialista - Tocca aprirla".

Di fatto cosa è successo? Il committente che ha richiesto il mio supporto professionale è un ente pubblico. Come tale ha l'obbligo di emettere e ricevere fatture solo in formato elettronico. Io, stupida umana nel regime dei minimi e con una vita contrattuale da soap opera alle spalle, non sono obbligata ad averla. Ma di fatto, e qui sta il vero colpo di genio, se voglio incassare quanto dovuto devo attivare un profilo di posta elettronica certificata a mio nome. Il tutto per una sola fattura.
Informarsi prima? Bè l'ho fatto. Anzi, lo avevo fatto, ma con tutte le modifiche e cambiamenti in atto è pressocché impossibile ricevere risposte univoche e inequivocabili.

Niente di grave, il costo ancora ce lo possiamo permettere tutti (circa 30 euro all'anno più 0,45 cent ogni operazione).
Ma la rottura di scatole? Quella la vogliamo considerare? E la contraddizione?

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"Money, get away"
Canto io oggi con la mia personale casella dedicata alla fatturazione elettronicap
 

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Valdarnese di nascita, aretina di adozione. Divoratrice seriale di album dei Pearl Jam, lettrice compulsiva di Dylan Dog. Negli anni ho sviluppato una dipendenza per Arezzo e le sue tante sfaccettature, contraddizioni e meraviglie. Il mondo lo guardo da un oblò ma non mi annoio nemmeno un po'.

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