Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Centro Storico

La torre del Palazzo Comunale di Arezzo: la grande sentinella della città

Dalla sommità, dove sventolano le bandiere del Comune di Arezzo, dell’Italia e dell’Europa, si ammirano scorci cittadini e paesaggi in lontananza indescrivibili

Elemento insostituibile dello skyline cittadino, la torre del Palazzo dei Priori, con la sua mole e la caratteristica merlatura a coda di rondine, domina l’odierna Piazza della Libertà. Il suo aspetto attuale deve ancora compiere un secolo di vita, ma pensare al centro storico di Arezzo senza quel tipico coronamento “alla ghibellina”, ormai nell’immaginario di tutti, è impossibile.

Il Palazzo dei Priori, sede del Municipio, fu costruito nel 1333 per ospitare la suprema magistratura del libero comune e in seguito i principali organi giurisdizionali e amministrativi che si sono succeduti in città fino ai nostri giorni.

Il possente torrione, sorto accanto a una casa-torre duecentesca che oggi è tutt’uno con quella civica a causa della tamponatura dello stretto vicolo che le separava – corrispondente all’ingresso della sala comunale “Montetini” – venne realizzato invece a partire dal 1337. Sul lato est si nota ancora la bellissima porta di accesso, con arco a sesto acuto e architrave che poggia su mensole.

Assieme al resto dell’edificio, la torre a pianta quadrata subì nei secoli numerosi rimaneggiamenti. Rimasta incompiuta, tra il 1454 e 1472 fu completata durante la prima grande ristrutturazione del palazzo sotto l’egida di Domenico del Fattore, già autore della chiesa di Santa Maria delle Grazie, e Bartolomeo Serragli.

Nel contesto di quei lavori, negli anni Sessanta dello stesso secolo venne trasferito sul lato nord il grande orologio che in origine era collocato nel campanile della pieve di Santa Maria Assunta.

Nel 1572 fu deliberato un nuovo rifacimento del Palazzo dei Priori. Al progetto lavorò il fiorentino Alfonso Parigi il Vecchio, che portò in dote il loggiato interno a tre ordini che guarda a meridione. L’intervento terminò nel 1602, quando ormai l’architetto era morto da dodici anni. Nel 1650 la facciata crollò completamente e distrusse anche il sottostante loggiato esterno quattrocentesco, che non fu più riedificato. Nella ricostruzione la parte anteriore in pietra dell’edificio venne arretrata, lasciando scoperto così il fianco nord della torre.

Nel 1715 fu collocata sulla vela una nuova campana dedicata alla Madonna e al patrono San Donato, fusa dal pesciatino Andrea Moreni, mentre nel 1800 il quadrante dell’orologio venne coronato dalle “Quattro stagioni” e dalle allegorie di “Giustizia” e “Fortezza”, dipinte dal pittore neoclassico pratese Luigi Catani, che in quel periodo stava ultimando gli affreschi alla cupola della cappella della Madonna del Conforto nella cattedrale. Nelle rare immagini di inizio Novecento ancora si vedono i dipinti, ormai ridotti male a causa delle intemperie e dell’esposizione a nord.

In quegli anni nella parte bassa della torre vennero sistemate la targa in terracotta dedicata alla nascita ad Arezzo di Francesco Petrarca e l’epigrafe marmorea che ricordava il soggiorno in città di Dante Alighieri, entrambe rimosse successivamente.

L’ultimo importante rimaneggiamento fu attuato nel periodo 1930-33 sotto l’egida di Giuseppe Castellucci e Umberto Tavanti, i due punti di riferimento del revival stilistico che coinvolse Arezzo durante il Ventennio.

Nell’ambito della neomedievalizzazione del palazzo, venne fabbricata una loggetta esterna e furono inseriti i merli a coda di rondine nella facciata della sede comunale.

Il torrione, che era stato sbassato nella seconda metà del Cinquecento, fu leggermente rialzato e modificato. La parte sommitale venne incorniciata da una merlatura alla ghibellina aggettante su piccoli archi in laterizio e mensoloni. Fu infine riedificata la vela in pietra e mattoni per ospitare il “campano”, ovvero la campana civica, e la croce metallica con il cavallo inalberato.

Oggi per accedere alla torre si deve raggiungere il secondo piano del Palazzo dei Priori e quindi, tramite una scala in metallo, si può salire fino alla cima. All’inizio della prima rampa si trova il meccanismo di movimento e ricarica dell’orologio, che risale alla prima metà del Novecento. Fu realizzato dalla ditta F.lli Terrile Costruttori Meccanici di Recco (GE), storici orologiai liguri, autori nel territorio aretino anche del meccanismo che muove l’orologio del Castello di Poppi.

Dalla sommità, dove sventolano le bandiere del Comune di Arezzo, dell’Italia e dell’Europa, si ammirano scorci cittadini e paesaggi in lontananza indescrivibili, con lo sguardo che può focalizzarsi sui principali edifici laici e religiosi del centro storico e quindi perdersi nei colli aretini o nelle catene montuose più distanti, che cambiano i colori a seconda delle stagioni e della luce giornaliera, ma rappresentano in ogni momento delle cartoline da fissare in diretta e portare nel cuore per sempre.

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