Arezzo da amare

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La chiesa di San Lorenzo: uno dei tesori di Pomaio

A metà strada circa tra Podere di Pomaio e Badia di Pomaio si trova un piccolo gioiello di arte romanica, la chiesa di San Lorenzo, eretta nel XII secolo

Il percorso in salita che da via delle Conserve conduce a Pomaio, e quindi all’Alpe di Poti, è un’esperienza sensoriale che non si dimentica. Coloro che vogliono godere di panorami favolosi e di un contatto diretto con la natura, attraverso itinerari adatti alla mountain bike, al trekking o alle più tranquille passeggiate, non possono chiedere di meglio. 

Chi desidera degustare alcuni dei migliori vini del territorio può scegliere di sostare al Podere di Pomaio Green Winery per scoprire un’affascinante eco-cantina in bioarchitettura, costruita su progetto di Marisa Lo Cigno. Pensate che per la sua realizzazione si è fatto ricorso a particolari sistemi geotermici e materiali naturali, come i massi ciclopici recuperati durante gli scavi, che consentono al Podere di Pomaio di far parte del circuito “Toscana Wine Architecture”, costituito da 14 cantine firmate da grandi maestri dell’architettura e del design.  

Chi invece cerca momenti di totale relax, ha l’opportunità di salire fino alla Badia di Pomaio, meravigliosa “boutique hotel” che sorge al posto di un’abbazia dedicata a San Giovanni Gualberto, fondata tra il 1644 e il 1645 da due monaci vallombrosani. La badia seicentesca sorge sui resti di un edificio medievale, le cui tracce sono state ritrovate durante i restauri, che dopo tanti anni di abbandono hanno trasformato il luogo in una delle strutture ricettive più ricercate. 

A metà strada circa tra Podere di Pomaio e Badia di Pomaio si trova un piccolo gioiello di arte romanica, la chiesa di San Lorenzo, eretta nel XII secolo. In un decimario trecentesco, ovvero il registro dove si annotava la decima parte del raccolto o del reddito che veniva pagata come tributo alla Chiesa, l’edificio risulta dedicato a San Michele Arcangelo, la  probabilmente intitolazione originale. Almeno dal Cinquecento, tuttavia, il santo titolare diventa il martire di origine spagnola del III secolo, come indicato nelle varie visite pastorali. 

Le parti medievali dell’edificio si possono ancora notare in tutto il perimetro, in particolar modo nella facciata a capanna, dove le bozze squadrate della parte inferiore assomigliano nel taglio e nella colorazione rossastra a quelle della coeva chiesa di San Severo. Ciò potrebbe indicare l’utilizzo della stessa cava di pietra arenaria. 

L’abside semicircolare è quella tipica delle chiesette rurali romaniche dell’aretino ed esempi simili, anche vicini, si possono trovare nella già citata San Severo, ma anche nella diroccata San Marino oppure a Santa Maria di Peneto. 

Il campanile a vela non è l’unico sito che custodisce le campane, perché una è stata sistemata all’esterno, in posizione panoramica, ed è firmata dal fonditore pistoiese Salvadore Rafanelli, molto attivo in Toscana nel secondo Ottocento. 

Nel mistico interno a navata unica sono da segnalare un “Crocifisso” ligneo databile al XVIII secolo e alcune icone in stile bizantino. Da notare, a sinistra dell’altare, anche il tabernacolo dove veniva custodito l’olio per gli infermi, con uno  sportellino che mostra i segni del tempo.

L’aspetto attuale dell’edificio deriva dal restauro del biennio 1983/84, che permise il definitivo recupero di un luogo dalla storia travagliata. A partire dal Quattrocento Pomaio divenne infatti la parrocchia più importante della zona e nel tempo assorbì quelle più piccole, ma nonostante l’allargamento della sfera d’influenza, le visite pastorali del XVI e XVII secolo ci dicono che non se la passava quasi mai bene. 

In quella del 1535, promossa dal vescovo aretino Francesco Minerbetti, il visitatore ammirava le pietre dell’antica chiesa ma indicava che c’erano delle riparazioni da fare. Probabilmente non si fece nulla, perché nella visita apostolica del 1583, eseguita dal vescovo di Sarsina Angelo Peruzzi su incarico di papa Gregorio XIII, l’edificio figurava in cattive condizioni e senza pavimento. Vent’anni dopo, nella visita pastorale del 1603, il vicario del vescovo di Arezzo Pietro Usimbardi scriveva in maniera inequivocabile che la struttura minacciava di rovinare. In tutti questi sopralluoghi Pomaio era sotto il patronato delle famiglie Gozzari e Montebuoni, che evidentemente avevano altro a cui pensare.

La chiesa attraversò malconcia i secoli ma sopravvisse alla noncuranza dell’uomo, finché l’ottimo recupero del secondo Novecento la trasformò in uno dei luoghi spirituali più attivi della diocesi aretina, grazie all’insediamento della Fraternità di San Lorenzo

La storia della comunità ha inizio a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, quando il parroco ed educatore Sergio Carapelli riunì intorno a sé un gruppo di giovani desiderosi di dialogare e confrontarsi, al di là delle appartenenze politiche e culturali. Già dal 1974 partì la ricostruzione del piccolo borgo, da anni sommerso dall’incuria a causa dello spopolamento della zona. Per lo stesso motivo nel 1980 venne inaugurata la chiesetta succursale di Molinelli progettata da Marcello Donati, visto che gli abitanti si erano quasi tutti spostati più a valle e anche per la parrocchia di Pomaio serviva una “cappella di servizio per nucleo abitativo decentrato”.

Assieme alla progressiva rinascita del villaggio, cresceva anche il senso del vivere comunitario dei ragazzi di don Sergio. Nel solco dell’antica tradizione monastica, dal 1982 tre donne si trasferirono in pianta stabile in alcuni degli edifici recuperati. Dopo dieci anni, nel 1992, la Fraternità di San Lorenzo fu ufficialmente riconosciuta dal vescovo Giovanni D’Ascenzi e nel 2001 il vescovo Gualtiero Bassetti ne approvò la regola. 

Ancora oggi il fondatore don Sergio e i componenti della comunità accolgono durante l’anno chiunque voglia trascorrere qualche ora o qualche giorno a Pomaio, condividendo con loro la preghiera, il silenzio, l’amicizia, il lavoro e la bellezza incomparabile del luogo in ogni stagione.

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Aretino di nascita e per vocazione. Dal 2004 sono giornalista culturale, nonché addetto stampa e curatore di mostre ed eventi. La mia attività è rivolta principalmente, fin dall’inizio della carriera, al mondo delle arti visive. Credo nella natura divina dei Beatles

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