Venerdì, 18 Giugno 2021
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

L'Annunciazione di Angelo di Lorentino nel tabernacolo della Bagnaia

Un'opera realizzata tra il primo e il terzo decennio del Cinquecento. La scena è raffigurata secondo i canoni tradizionali diffusi fin dal XIV secolo, di cui anche nelle chiese aretine ci sono degli importanti esempi

Splendida terrazza panoramica su Arezzo alle pendici nord orientali del colle di Santa Flora, la località di Bagnaia, già documentata così almeno dal X secolo, è la prima che si incontra quando in uscita dalla città attraverso via Romana si svolta a destra e si sale nella collina. Zona di antica frequentazione, già nel nome che deriva da balnearia indica la presenza di terme. Ancora oggi resti di una struttura romana di epoca imperiale, con il deposito dell’acqua (il castellum acquae), sono visibili all’interno di una grande abitazione. 

Proprio dall’ex area termale, se invece di continuare verso la chiesa di Santa Flora giriamo a destra e proseguiamo per mezzo chilometro lungo la dorsale collinare attraverso una strada bianca, incontriamo uno dei più bei tabernacoli viari del territorio. In alternativa il luogo è raggiungibile svoltando a sinistra all’altezza della cabina Enel tra Bagnaia e Vignale. Anche in questo secondo caso ci sono da fare cinquecento metri prima di arrivare alla meta.

Agli inizi del Novecento l’edicola sacra era già fatiscente. Nel 1928, come riferisce Angelo Tafi, nella parete di fondo fu ritrovato un affresco rinascimentale in condizioni precarie che raffigurava una “Annunciazione” attribuita ad Angelo di Lorentino, uno dei figli di Lorentino d’Andrea, il noto collaboratore di Piero della Francesca.

Dopo aver appreso i primi rudimenti dal padre, egli si formò nella bottega di Bartolomeo della Gatta, il principale artista operante ad Arezzo tra gli ultimi decenni del Quattrocento e i primissimi anni del Cinquecento, di cui fu il più giovane allievo. Opere di Angelo di Lorentino ancora oggi si possono osservare in vari comuni aretini come Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Laterina, Lucignano e Subbiano.  

La sua attività è stata indagata da Nicoletta Baldini, la più apprezzata studiosa dell’entourage di Bartolomeo della Gatta. In città alla sua mano sono stati assegnati, ad esempio, l’affresco sulla lunetta all’entrata della basilica di San Domenico con la “Madonna con il bambino tra i santi Donato e Domenico” e la “Maddalena in trono tra i santi Domenico e Tommaso” della stessa chiesa, il “San Francesco che riceve le stigmate” nel Palazzo Comunale, la “Madonna in trono fra i santi Benedetto e Bernardo” nella chiesa di San Bernardo, già nella sagrestia, e la “Madonna in trono tra i santi Giovanni Evangelista e Girolamo” in San Pier Piccolo. Altri lavori sono conservati nel Museo di Arte Medievale e Moderna, come l’affresco staccato con “Le sante Flora e Lucilla” proveniente dal chiostro della Badia.

Angelo fu anche uno dei protagonisti di un simpatico aneddoto raccontato da Giorgio Vasari nelle sue “Vite” del 1568 in riferimento al padre pittore, che si svolse a Pieve a Quarto, al cui piviere faceva riferimento Bagnaia.

L’artista e biografo riferisce che si avvicinava il Carnevale e, come era di consuetudine, chi se lo poteva permettere ammazzava il maiale. Lorentino e famiglia non se la passavano bene in quel momento e non avevano le risorse per comprare l’animale. Alla richiesta dei sei figli egli rispose che qualche santo li avrebbe aiutati. Capitò che un contadino, per soddisfare un voto, era in cerca di un artista che gli dipingesse un  “San Martino”. Interpellò il pittore, avvertendolo però che l’unico modo di pagarlo consisteva in un porco del valore di cinque lire. Lorentino accettò il baratto e tornando a casa in compagnia del suino poté raccontare ad Angelo e al resto della prole che un santo era davvero intervenuto.

La bella “Annunciazione” della Bagnaia venne realizzata tra il primo e il terzo decennio del Cinquecento. La scena è raffigurata secondo i canoni tradizionali diffusi fin dal XIV secolo, di cui anche nelle chiese aretine ci sono degli importanti esempi. In un interno domestico, in questo caso un ambiente con elementi architettonici decorati e soffitto con volte a crociera, Maria riceve la visita dell’arcangelo Gabriele che le annuncia il concepimento verginale di Gesù. L’episodio è narrato nel “Vangelo” di San Luca e la Chiesa cattolica lo ricorda ogni 25 marzo. 

Nelle rappresentazioni l’arcangelo spesso offre un giglio, che è simbolo di purezza. La postura della mano sinistra porta a indurre che anche in questo caso era presente il fiore, purtroppo scomparso. La Vergine è invece descritta a sedere, mentre sta leggendo le sacre scritture. La mano destra nel petto è un segno di accettazione del volere di Dio. 

Nel corso del 2020, grazie alla sensibilità di alcune famiglie di Bagnaia, il tabernacolo ormai esanime è stato recuperato, munito di cancello e dotato di illuminazione. All’esterno sono stati sistemati quattro cipressi e un pannello che elenca le famiglie committenti e tutti i protagonisti dell’intervento. Il restauro di ciò che rimaneva dell’affresco è stato eseguito da Rossana Parigi a velatura e con la tecnica del tratteggio, nel gergo dei restauratori detto “rigatino”, che consiste nell’utilizzare una trama rigata per reintegrare le parti mancanti, in modo da restituire una migliore lettura dell’opera, senza alterare le parti originali o compromettere la distinguibilità delle integrazioni. Grazie al risanamento si è potuta individuare anche una seconda mano nel dipinto, secondo le ipotesi quella dell’aretino Giovanni Antonio Lappoli

Il recupero dell’edicola di Bagnaia, ultimato nel dicembre 2020, è stato promosso con passione da David Nespoli

La ricerca storica è stata condotta da Serena Nocentini e un breve estratto si può leggere nel pannello esterno già citato. Il progetto di recupero è di AON AlwaysOn, mentre le opere edili sono state affidate alla ditta Martini & Martini, che ha provveduto a consolidare la parte muraria, restaurare il pavimento e sostituire i travi lignei della copertura. 

Visitando durante le vostre passeggiate il tabernacolo restituito a nuova vita, ammirerete da vicino un raro esempio da seguire, in cui privati cittadini innamorati della loro terra hanno unito le forze e si sono impegnati in prima persona per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico artistico. 

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