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Domenica, 28 Novembre 2021
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Olmo-San Zeno

Ponte alla Nave, da granaio a galleria d’arte a cielo aperto

Nel marzo 2021, a un anno esatto dall’inizio della pandemia da Covid-19 in Italia, Ponte alla Nave ha accolto una quarta scultura di Minigrilli

Ponte alla Nave, lungo il Canale Maestro della Chiana, è una località piena di storia che si raggiunge dal raccordo autostradale, dopo aver svoltato verso San Zeno. L’odierno ponte ne sostituisce altri più antichi, citati almeno dal Trecento. Quello del Cinquecento aveva due luci con impalcato ligneo, quello presente in una mappa del 1646 era in muratura e aveva un arco unico, quello realizzato tra il 1890 e il 1910 possedeva le travature in ferro.

L’ultimo in ordine di tempo è quello attuale in cemento armato, ricostruito dopo le bombe della Seconda Guerra Mondiale, che avevano distrutto il collegamento precedente lasciando in piedi solo le pile.   

A Ponte alla Nave per secoli ha funzionato un piccolo porto fluviale, detto Porto alla Nave, dove attraccavano le imbarcazioni che trasportavano granaglie e altri prodotti dalla zona sud della Val di Chiana quando ancora era impaludata. L’attività proseguì anche dopo la realizzazione del Canale Maestro, che fu reso navigabile.

Non potendo raggiungere l’Arno e quindi Firenze a causa del dislivello della Chiusa dei Monaci, le barche scaricavano a Ponte alla Nave le merci che arrivavano soprattutto dalle fattorie Granducali e dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Le mercanzie riprendevano poi il loro viaggio verso il Valdarno e Firenze con i carri e gli animali da soma, che oltrepassavano il valico di Gratena grazie alla via del Bastardo o prendevano la via della Crocina superando l’omonimo valico.

Nel 1781, a pochi metri dal ponte, vennero costruiti dei grandi Magazzini del Grano, dove si stoccavano i prodotti, che nel 1882 vennero ridotti nelle dimensioni per consentire l’allargamento del canale maestro. A quei tempi la funzione del granaio era comunque venuta meno, perché si era notevolmente ridotto l’utilizzo della Chiana per il trasporto fluviale.

Oggi gli ex magazzini granducali sono diventati lo showroom di Monnalisa, azienda leader nel settore dell’abbigliamento per bambini, che attraverso la Fondazione Monnalisa Onlus ha valorizzato questo affascinante angolo del territorio comunale di Arezzo con alcune sculture in resina epossidica commissionate allo scultore castiglionese Lucio Minigrilli, da anni artista di riferimento della fondazione. Le opere danno il benvenuto a tutti coloro che percorrono a piedi o in bici il “Sentiero della Bonifica”, che diventa così anche un momento di riscoperta e riflessione nel segno dell’arte contemporanea.

La prima statua che si incontra raffigura Angiolina Cipollini, detta Sputaci (1888/1970), realizzata nel 2010 a quarant’anni dalla morte della più famosa clochard di Arezzo. In gioventù aveva svolto il “mestiere più antico del mondo”, ma nel Dopoguerra, ormai anziana, sola ed emarginata, la Sputaci divenne una senzatetto e si stabilì all’incrocio tra via Garibaldi e Corso Italia, in un cortile delimitato da due palazzi. Lì avviò un’eclettica attività di commercio del tabacco, nel senso che raccattava le cicche che gli altri buttavano e con meticolosità recuperava quel poco di trinciato non ancora fumato, per raccoglierlo in piccoli sacchetti che rivendeva per qualche spicciolo.

Nell’immaginario collettivo è rimasto il modo eccentrico di vestire e truccarsi della donna, contraddistinto da lunghi gonnelloni, la pezzola al collo, la borsa, la cera per le scarpe usata per tingere i capelli e il bastone con cui tentava di vendicarsi dei ragazzini, che si divertivano spesso a prenderla in giro per scatenare la sua reazione veemente.

Nel 2018 fu collocata una seconda scultura, dedicata a un’altra celebre figura dell’Arezzo popolare del secolo scorso: Uomodoro o l’Omino d’Oro. Fino agli anni Settanta gli aretini potevano infatti osservare uno strano personaggio fermo in alcuni punti della città, sempre silenzioso e con lo sguardo malinconico e assente, tutto vestito color oro con l’immancabile bicicletta, anch’essa dorata. Nacque la leggenda, priva di fondamenta, secondo cui questa persona era in perenne attesa del figlio disperso in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale.

La vera storia venne minuziosamente ricostruita, sempre nel 2018, da Enzo Gradassi nel volume “Uomodoro. Ruggero, Bradamante e l’Ippogrifo” (Fuori|onda Libri). Egli si chiamava Ruggero Sandroni (1902/1977), era celibe e nella vita aveva fatto il calzolaio e l’imprenditore edile con i fratelli Alessandro e Dante, finché il secondo morì tragicamente nel 1924, cadendo da un’impalcatura. Da allora l’uomo si eclissò da tutti. Visse a Roma, dove lavorò come portiere d’albergo, quindi tornò ad Arezzo a fare il ciabattino in via del Trionfo, Lì morì in solitudine, dopo aver incuriosito per anni i suoi concittadini.

Nel 2019, assieme ai due personaggi entrati nell’immaginario collettivo degli aretini, venne inaugurato il busto di Amadeo Peter Giannini (1870/1949), figlio di due liguri emigranti in California nella seconda metà dell’Ottocento e fondatore nel 1904 di Bank of Italy, che in seguito divenne Bank of America.

L’approccio verso la gente comune fece del suo istituto di credito un modello di banca etica vicina alle esigenze delle famiglie e della cultura. Tra le tante cose finanziò capolavori del cinema mondiale come “Il monello” di Charlie Chaplin e “Biancaneve e i sette nani” di Walt Disney.

Nel marzo 2021, a un anno esatto dall’inizio della pandemia da Covid-19 in Italia, Ponte alla Nave ha accolto una quarta scultura di Minigrilli, con cui ringraziare tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che per mesi si sono prodigati per fermare la pandemia e salvare tante vite umane.

“Vittoria sul Covid 19” è una statua ispirata alla “Nike di Samotracia”, capolavoro del II secolo a.C. attributo a Pitocrito di Rodi e custodito al Louvre di Parigi. Il personaggio è corredato da simboli che richiamano alla storia della medicina. Il piede destro della figura mitologica calpesta il coronavirus, a significare la vittoria della scienza sulla malattia che ha colpito anche Piero Iacomoni, fondatore assieme a Barbara Bertocci di Monnalisa. Sul basamento la frase “Non abbiate paura” rafforza il concetto ed esorta tutti coloro che hanno vissuto mesi terribili a guardare con coraggio e positività al futuro.

Ponte alla Nave: l'Omino d'Oro e l'Angiolina

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